lunedì 2 maggio 2011

La deriva del partitismo grottagliese ed il nemico nascosto.

7 liste (avete capito bene, sette!) in soccorso del candidato Sindaco, espressione del Partito di Maggioranza uscente, quattro liste che sostengono il candidato "antagonista" di Sinistra, tre liste a supporto del candidato "ufficiale" del PDL, 2 Liste a supporto del candidato "per lungo tempo ufficioso" del PDL adesso nella nuova veste civica di centrodestra, 2 Liste a sostegno di ciascun movimento Civico, autentica novità del panorama politico grottagliese, 1 Lista a sostegno di una Lista Civica di Centrodestra ed 1 Lista a supporto del giovane candidato sindaco del neonato partito di centrodestra, questa è la sintesi della deriva del sistema partitico e clientelare Grottagliese. La risposta del sistema dei partiti al forte disagio e malcontento della cittadinanza, che ha trovato libero sfogo sopratutto attraverso la discesa in campo di 2 movimenti civici apartitici + 1 più vicino al centrodestra è stata un'indiscriminato proliferare di liste e listini a supporto di traballanti candidati sindaci. Qualcuno ha trovato il puntello nelle primarie, ma evidentemente non pago del risultato raggiunto ha aggiunto, perchè nò, un'altra lista civica, giusto per stare più sicuri, qualcun'altro, sottrattosi alle primarie ha ritenuto opportuno "blindare" la propria candidatura con un'autentico esercito di liste e listini, forse per scongiurare il rischio concretissimo di non vincere direttamente al primo turno, la parte opposta, frantumata come na crasta di terracotta è ricorsa a liste last minute. Divide et impera era il motto di un celebre imperatore Romano e fedeli al verbo, i generali ed i sudditi del sistema partitocratico hanno ubbidito. I cittadini "comuni", questa volta per nulla intenzionati a farsi prevalere, hanno risposto a tono, 2 +2+1. Risultato, fortemente voluto e ricercato, un'autentica bolgia candidatizia, foriera di spaccature familiari e di grande confusione. Ed è proprio quest'ultimo aspetto che il sistema partitico con affanno e per ora efficacemente ha cercato. Creare confusione e mescolare le acque per continuare a coltivare i propri orticelli. Il ragionamento è semplice ed ahimè portatore anche di una certa logica, seppure distruttiva e deleteria per un sistema democratico. Per togliere voci al dissenso ed alla protesta cerco di moltiplicare le mie voci, le mie fonti, le mie parentele. Obiettivo: cancellare il voto d'opinione ed affermare quello familistico. Ogni nucleo familiare, nel senso largo del termine annovera uno se non più candidati. Così l'attenzione volge maggiormente al componente della famiglia candidato piuttosto che al mio voto di indignazione e protesta. Come si può dire di no ad un nipote, ad un cognato e ad un fratello, anche se schierato in una parte che non è quella che ci sta bene. La speranza del partito è quella che prevalga questa logica, che si voti, turandosi il naso, il componente della famiglia, così rosico di quà e rosico di là sarò sempre qua! Ma attenzione amici, il nemico è sempre dietro l'angolo e risponde al nome di VOTO DISGIUNTO. Con buona pace del candidato consigliere che dovrà farsi un mazzo così per portare a casa trenta/quaranta voti a loro inutili, i burattinai del partitismo rischiano di generare un vero e proprio effetto boomerang derivante dalla creatura che con tanto amore e pervicacia hanno creato. Perchè? In primis chi ha fatto il pieno dei consensi da sempre non è detto che lo farà anche domani. E' vero le clientele contano e ci sono sempre, ma anche per loro vale l'effetto famiglia. Potranno dire, ho messo in cantiere una riduzione del consenso ma sarò sempre più forte del povero cristo signor nessuno candidato consigliere. Anche questo è vero ma dove non possono arrivare è al fatidico VOTO DISGIUNTO. Se il comune cittadino mortale si turerà il naso e voterà la miriade di parenti candidato, potrà non fare e probabilmente non farà la stessa cosa con il candidato Sindaco. Ed è li, con sommo dispiacere dei signori del "partito" che si canalizzerà il voto di cambiamento che non possono arginare. I mal di pancia per la candidatura imposta di Tizio genereranno inevitabilmente consensi al fratello di sangue "altro", laddove la parentela regge al consenso per il consigliere sfugge al candidato sindaco, ed allora spazio al barlume della ragione, all'opinione e perchè no anche al dissenso. Basta poco perchè l'impalcatura faticosamente ad astutamente costruita cada, e ci si rimanga sotto con tutte le macerie, anche perchè, diciamocelo onestamente, alla fine, nonostante tutto, l'auspicio è che il buon senso e la ragione prevalgono, con buona pace dei signori dei partiti.


In otto per la poltrona di sindaco, quasi 500 per il Consiglio. All'ombra di Alenia, Ecolevante e dell'aeroporto “fantasma”

di Massimo D'Onofrio

GROTTAGLIE – Il gallo grottagliese non è solo il marchio della ceramica: è una categoria dello spirito. Perché il grottagliese si piace, è orgoglioso e un po’ artista ma soprattutto pensa di poter fare tutto da solo. Come il gallo: basta cantare e fa giorno. Poi arrivano le elezioni e la musica cambia. Nel senso che sotto il velo del personalismo e della frammentazione, caratteristiche che saltano all’occhio quando in campo ci sono otto “galli”, pardon candidati sindaci, e quasi 500 candidati consiglieri, si scopre che la realtà è molto più complessa.

La Bologna del centrosinistra ionico
Grottaglie è la terra dove al potere, più che la fantasia, c’è il paradosso. Il centrosinistra ionico ne ha fatto la sua Bologna in sedicesimo: a cavallo di Tangentopoli e della fine della balena bianca qui ha governato sempre e solo il Pds-Ds-Pd. E oggi, dopo due sindaci e quattro mandati di fila (’93-2011, tra Vinci e Bagnardi), l’allegra macchina da guerra si ritrova spaccata e preda di litigi. Alabrese (Pd) contro Lacorte (Sel): volano gli stracci, anzi le garze, visto il confronto senza esclusione di colpi sul tema, doloroso, dei tagli regionali all’Ospedale San Marco. «La nostra forza – racconta un politico incontrato per caso nel quartiere delle ceramiche – è la debolezza degli avversari. A destra ci sono quattro candidati che non fanno un’alternativa credibile». Sul panorama politico-sociale, la chiave di lettura è “di pancia”: «Il grottagliese medio ha il conto in banca pieno: e se uno sta bene…». Non fa rivoluzioni, come un tempo si faceva nella terra di papa Giru, il prete brigante. E allora si vince? «Al primo turno, Lacorte non va lontano. E poi Ciro Alabrese non è come il signor B (il nomignolo del sindaco, ndr), è uno che viene dal popolo».
La macchina del consenso
Già il popolo. Quando la politica “chiama” c’è sempre. Sarà per questo che Grottaglie schiera in lista 487 aspiranti consiglieri: un quarto di quelli di Milano, metropoli 100 volte più grande. Todos caballeros. Tutti in corsa: uno ogni 60 abitanti, uno ogni 45 se si fa riferimento ai votanti. Ogni condominio, in pratica, ha un candidato al Consiglio comunale. E chi sta in Comune fa la parte del leone: più gente gira intorno, più consenso s’incassa. Un esempio: le circa 150 associazioni iscritte nell’albo comunale e in varia maniera foraggiate (contributi, sostegni e servizi) ma delle cui attività non si hanno tracce indimenticabili. La Pro Loco, per dirne una, chi l’ha mai sentita? Si sa solo che è presieduta da un ex assessore della prima giunta Bagnardi.
Alenia: che succede?
Eppure Grottaglie è una città dalle enormi potenzialità. Solo che poi spunta il compromesso, oppure la ricaduta sul territorio è minima o, peggio, si parte sparati con grandi progetti e la montagna partorisce topolini. Qui c’è Alenia, l’azienda con 795 dipendenti (di cui 645 della provincia di Taranto, in maggioranza grottagliesi) che costruisce le fusoliere in fibra di carbonio del Boeing 787, l’avveniristico progetto aeronautico che a fine anno comincerà a far viaggiare il mondo. In città se ne sono accorti quando all’ingresso della stabilimento è comparsa una sfilza lunga così di “affittasi”. Il mercato immobiliare si è messo in moto per un po’, per via dei 150-160 trasfertisti per lo più campani, ma ora che l’onda è passata i cartelli sono “evaporati”.
«Lo stabilimento ha portato lavoro – racconta Giuseppe Bonfrate, sindacalista Cisl e grottagliese doc – ma non s’è sviluppato l’indotto locale. A distanza di 5 anni accadono cose incomprensibili: per montare degli infissi, ad esempio, arriva un’azienda da Napoli». Il problema, però, è più profondo: «Lo stabilimento non è ancora produttivo, ha i bilanci in passivo e la direzione aziendale tende a scaricare le colpe sui lavoratori sostenendo che costano tre volte rispetto alla media: è un gioco al massacro che contestiamo. Qui ci lavora gente giovane, diplomata e laureata, di alto profilo professionale. Noi siamo disponibili a sederci attorno a un tavolo per parlare di efficienza e produttività ma l’azienda deve ammettere che ci sono stati degli errori di progettazione, per cui siamo ancora in fase di collaudo e della commessa iniziale di 900 aerei non è stata fatta nemmeno la prima consegna, che avverrà in autunno».
I ritardi e gli errori stanno zavorrando Alenia: quest’anno dovevano essere realizzate 54 fusoliere, forse si arriverà a 30. Non solo: l’investimento di circa 50 milioni per aumentare la produzione è fermo e il gruppo dirigente di Finmeccanica è cambiato. «Temiamo – confida Bonfrate – che cambino anche i programmi. Per questo vogliamo che Alenia confermi il progetto industriale: bisogna evitare il pericolo che l’azienda scelga tra un impianto del Nord e uno del Sud, perché è sicuro che chiudono il nostro, com’è già successo a Brindisi».

L’aeroporto “fantasma”

E che dire del primo aeroporto di Puglia, datato 1906, che oggi è diventato l’ultimo? All’Arlotta atterra un Boeing 747 Lcf ogni due settimane: un enorme jumbo che carica le fusoliere che poi verranno assemblate nella casa madre, negli Usa, e tanti saluti. I cargo “normali” sono comunque una rarità e di aerei passeggeri nemmeno l’ombra. Così l’avere una tra le piste più lunghe d’Italia (3200 metri, torre di controllo e vigili del fuoco annessi) è diventato un lusso al servizio di Alenia: un’esclusiva che costa ai tecnici di Enav ed Enac giorni e giorni di noia. Con un effetto secondario: chi ha realizzato la pista, il Gruppo Intini di Noci, è oggi tra i maggiori costruttori di appartamenti in città (e fra poco anche di alberghi). A 1500-2000 euro al metro quadro, però, la casa non è più un sogno ma un incubo, nonostante i Prg a ripetizione approvati dal Comune.
Un paradosso, anche questo. E per la gente comune c’è una sola via: le sopraelevazioni. I figli costruiscono sopra le case dei genitori: non più la famiglia allargata ma a strati. In compenso l’Amministrazione ha avuto buone idee come l’housing sociale: case a prezzi abbordabili per categorie svantaggiate. E “cosa buona” è stato il costruire una piscina comunale, un po’ meno i litigi col gestore: oggi la piscina è chiusa e i grottagliesi “nuotano” altrove. E i parcheggi? In centro erano piombate le strisce blu ma sono durate poco: la sosta è tornata gratuita ed è rimasto solo il tocco di colore. La città non gradiva, il Comune si è adeguato.
Il centro senza servizi
Il “viaggio” è ancora lungo. Percorrendo la strada dell’aeroporto si può incontrare una vera e propria cattedrale nel deserto: il centro servizi che di agricolo ha solo le distese di margherite che lo circondano. Tre milioni di euro per uno scatolone di cemento adagiato nel nulla. La zona industriale poco lontano? Bella, piena di aziende: l’economia qui tira. Superato il sovrappasso della Statale 7 c’è l’area Pip 2, molto meno “frequentata”, forse perché costruita sull’argilla e un po’ troppo costosa per le aziende (circa 30 euro al metro quadro), tanto da generare un flusso in direzione della più economica Montemesola. A due passi c’è la stazione ferroviaria: automatizzata e semi-vuota. I clienti più affezionati sono alcuni rom che ne hanno fatto il loro dormitorio. Praticamente incollata c’è pure l’isola ecologica, per la quale ci si era inventata una specie di carta a punti che, oggi, pare introvabile come un Gronchi rosa e la differenziata va appena oltre il 17%.
La discarica che scotta

E’ un aspetto della più grande questione ambientale, che offre il destro alle riflessioni critiche di Antonio Lupo, avvocato in prima fila nel comitato Vigiliamo per la discarica: «Il problema della discarica per rifiuti speciali sta all’origine. Gli amministratori, nel ’94 e poi col terzo lotto approvato nel 2004, non hanno spiegato che non era destinata ai rifiuti solidi urbani, bensì ai rifiuti industriali speciali, quindi non serviva a nulla, perlomeno alla comunità». Il risultato è un affare privato con «pesanti interessi economici» assecondato da pubblici amministratori «al di fuori della normativa e dell’interesse della collettività»; a conti fatti la discarica dell’Ecolevante ha tolto «alla città un bel po’ di qualità della vita, con cattivi odori e senza controlli costanti, specialmente sui rifiuti con codice a specchio, per i quali la pericolosità va esclusa con analisi specifiche» e non ha lasciato nulla in cambio.
O meglio sta lasciando sotto terra 3,7 milioni di metri cubi di rifiuti speciali e almeno 10 milioni di royalty al Comune: «Ma che fine hanno fatto – si chiede Lupo – quei soldi? Sono state realizzate una serie di piazze che lasciano perplessi e opere insignificanti. Mi pare un enorme spreco di danaro pubblico che poteva essere usato meglio, magari come compensazione ambientale per far risparmiare i cittadini su Tarsu e Ici che, al contrario, sono aumentate: così la comunità è stata doppiamente beffata».
E allora come spiegare che alle elezioni vincono sempre gli stessi? «Per un verso c’è un controllo capillare e quasi militare del consenso – argomenta Lupo -, per un altro la mancanza di una politica alternativa capace di raccogliere il gradimento dei cittadini. Questo si impernia su convinzioni radicate: i cittadini scambiano ciò che è un loro diritto per un favore, cioè clientelismo: e qui ce n’è abbastanza». Con un dubbio: «Con tutto questo denaro in giro è lecito pensare che l’Amministrazione ne venga condizionata: è inevitabile. Il problema discarica è innanzitutto etico: non si può scambiare un parere favorevole col pagamento di royalty non previsto dalla legge». E una constatazione che va oltre la stessa discarica: «Il tessuto sociale di Grottaglie è lacerato: tutti questi candidati sindaco sono l’indice della mancanza di rappresentanza di chi oggi governa. Il Palazzo sta arroccato, non dialoga con la comunità e nemmeno l’ascolta: peggio, c’è una contrapposizione frontale tra cittadini e amministratori».
La politica e le spaccature
E’ “la fine dell’armonia”: di qui nasce la polverizzazione del quadro politico. Centrosinistra diviso, nella versione di governo (Alabrese) e di lotta (Lacorte); centrodestra in pezzi, con Santoro, Gianfreda e Delli Ponti espressione dell’esplosione del personalismo nel Pdl, cui si aggiunge la diaspora di Fli che candida De Filippis; e sono separate anche le stesse liste civiche basate sul modello anglosassone del “one issue party” (un obiettivo forte: il no alla discarica, in questo caso), più “intellettuale” quella di Ragusa, più barricadiera quella di D’Alò. Ma i movimenti, per Lupo, sono comunque la «risposta all’inadeguatezza della politica, che può scompaginare il quadro locale». Un altolà, spiega l’avvocato, «a chi governa da 18 anni sfruttando una rendita di posizione» e a chi, da destra, «vorrebbe prenderne il posto con una proposta debole». Il che vuol dire che in un eventuale ballottaggio «i movimenti non si schiereranno, perché significherebbe perdere il patrimonio di credibilità acquisito».
Tutti contro tutti, per forza di cose: Grottaglie oggi è anche questo, uno scontro all’Ok Corral.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

What about dono di sintesi?

Anonimo ha detto...

già 150 associazioni, 8 sindaci,26 listini ,487 candidati

poi non dite che nella città di Grottaglie non vi è parteciapzione?

il guaio dei grottagliesi è
l'individalismo esasperato.
Al mattino ci si guarda allo specchi delle mie brame,
lui ci risponde
" Si tu Lu megghiu o La meghiu"
caricati di questa investitura si parti per la Crociata
"del tutti contro tutti"
per poi vederli al bar e discutere su come mettere le mani sulla città.
POVURU PAISU MIA