mercoledì 13 aprile 2011

C.S. - Sud in Movimento ancora in periferia - giovedi 14 zona 167

Torna l’appuntamento con i cittadini convocato dal Sud in Movimento e dal suo candidato Ciro D’Alò per la sperimentazione della democrazia partecipata nei quartieri grottagliesi

Tutti gli abitanti del Quartiere 167 sono chiamati a partecipare alle assemblee di quartiere che si terranno giovedì 14 aprile alle ore 17,30 in via La Malfa e alle 18,30 in via 8 Marzo.

Dall’analisi effettuata dal Sud in Movimento emerge un represso bisogno dei cittadini grottagliesi, in particolare degli abitanti delle periferie e del centro storico, di essere ascoltati e considerati, nella pianificazione e gestione della Città delle Ceramiche.

Bisogni che coincidono con i diritti primari di ogni cittadino: la pulizia delle strade, un piano del traffico adeguato alle esigenze del quartiere, maggiori controlli e la realizzazione di iniziative volte a rivitalizzare i quartieri più popolosi della città.

I ragazzi e le ragazze del Sud in Movimento, impegnati in prima linea nell’ideazione e nella realizzazione delle assemblee di quartiere, rendono unica la campagna elettorale del candidato sindaco Ciro D’Alò, soprattutto nella rigenerazione di un nuovo modello di politica, che pone al centro della discussione i cittadini.

Lontani sono i cittadini dai veri argomenti che dovrebbero essere discussi in un modello di democrazia partecipata: integrazione multietnica, ideazione realizzazione e gestione di spazi pubblici in collaborazione con i cittadini, spazi autogestiti all’interno dei quali far interagire diverse generazioni…

Sud in Movimento ed il suo candidato sindaco Ciro D’Alò da ormai sette anni promuovono fattivamente il metodo della democrazia partecipata, dimostrando gli effettivi vantaggi che questa genera sia dal punto di vista economico che sull’accrescimento del senso di comunità.

“Lu paisu si ste move” e il Sud in Movimento scende in strada per incontrare i suoi cittadini!

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Antiquati e infantili
Nel succedersi delle generazioni può avvenire che si abbia una generazione anziana dalle idee antiquate e una generazione giovane dalle idee infantili, che cioè manchi l'anello storico intermedio: la generazione che abbia potuto educare i giovani. Non c'è bisogno di scomodare Ovidio, secondo il quale «è giusto essere ammaestrati anche da un avversario» (ab hoste doceri), per accogliere questa saggia riflessione di una figura lontana dalla fede cristiana, ma rigorosa e morale come Antonio Gramsci (1891-1937). La sua era una rilevazione nei confronti della società del suo tempo che gli sembrava priva di un anello generazionale, quello intermedio. È, però, qualcosa che riscontriamo anche ai nostri giorni. La generazione che precede il Sessantotto - se vogliamo adottare questo spartiacque simbolico - si è spesso rivelata antiquata, legata a modelli che ora non sono più incisivi o che comunque sono ritenuti sorpassati. La fascia dei giovani rivela, invece, una superficialità, un'inconsistenza, un'immaturità sconcertanti. Ciò che è mancata è stata appunto la generazione intermedia dei padri, capace di trasmettere un messaggio nuovo ma ben radicato e motivato. Questo vuoto, che si sente a livello culturale, sociale, politico e anche religioso, ha prodotto una gioventù priva di ideali autentici e incapace di scoprire grandi orizzonti. È, quindi, necessario svegliare i giovani dall'infantilismo e dall'ottusità, non con prediche e ammonimenti enfatici che vengono subito disattesi o irrisi, ma con un ritorno all'educazione seria e fondata, a valori veri e netti, alla coscienza, alla riflessione e alla responsabilità.

Anonimo ha detto...

quasi quasi mi faccio uno shampo