venerdì 1 aprile 2011

C.S. :Amministrative 2011 - Prove tecniche di partecipazione


Parte dal centro storico di Grottaglie la sperimentazione della democrazia partecipata che il Sud in Movimento, con il suo candidato Sindaco Ciro D'Alò, organizzerà per le vie e le “piazze minori” della città.


Domenica 3 aprile 2011 partendo da Via D'Alessandro alle ore 17,30, successivamente alle ore 18,30 in Via SS. Pietro e Paolo nei pressi del più famoso Pinnino, per concludere la serata in piazza Santa Lucia gli abitanti del centro storico sono chiamati a partecipare e dare il loro contributo esponendo: i disagi, le proposte e le alternative per migliorare la vivibilità della Città Vecchia.


I candidati a consiglieri comunali del Sud in Movimento insieme con Ciro D'Alò candidato sindaco illustreranno il loro programma elettorale ed in particolare quelli che saranno gli interventi ed i progetti per la valorizzazione ed il recupero del centro storico.


La scelta di organizzare incontri di quartiere nei vicoli e nelle vie rappresenta concretamente la modalità di amministrazione e partecipazione che il Sud in Movimento da sempre promuove e utilizza: essere più vicino possibile alla gente per sentirne le esigenze.


Come dimostrato recentemente dal progetto “Adottiamo i Vicoli” ideato e realizzato dal Sud in Movimento, in collaborazione con l'Ass. Pro-Centro Storico, la valorizzazione delle n'chiosce (vicoli) è un primo passo per ricostruire quegli spazi che nei secoli sono stati custodi dei fondamentali valori che costituiscono il senso di comunità: rispetto e tutela dello spazio comune, solidarietà e convivialità tra le famiglie.


Il Sud in Movimento è convinto che non ci possa essere un reale ed effettivo miglioramento della vivibilità, un miglioramento della gestione e un rilancio estetico del centro storico senza un concreto protagonismo dei suoi abitanti.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Antiquati e infantili
Nel succedersi delle generazioni può avvenire che si abbia una generazione anziana dalle idee antiquate e una generazione giovane dalle idee infantili, che cioè manchi l'anello storico intermedio: la generazione che abbia potuto educare i giovani. Non c'è bisogno di scomodare Ovidio, secondo il quale «è giusto essere ammaestrati anche da un avversario» (ab hoste doceri), per accogliere questa saggia riflessione di una figura lontana dalla fede cristiana, ma rigorosa e morale come Antonio Gramsci (1891-1937). La sua era una rilevazione nei confronti della società del suo tempo che gli sembrava priva di un anello generazionale, quello intermedio. È, però, qualcosa che riscontriamo anche ai nostri giorni. La generazione che precede il Sessantotto - se vogliamo adottare questo spartiacque simbolico - si è spesso rivelata antiquata, legata a modelli che ora non sono più incisivi o che comunque sono ritenuti sorpassati. La fascia dei giovani rivela, invece, una superficialità, un'inconsistenza, un'immaturità sconcertanti. Ciò che è mancata è stata appunto la generazione intermedia dei padri, capace di trasmettere un messaggio nuovo ma ben radicato e motivato. Questo vuoto, che si sente a livello culturale, sociale, politico e anche religioso, ha prodotto una gioventù priva di ideali autentici e incapace di scoprire grandi orizzonti. È, quindi, necessario svegliare i giovani dall'infantilismo e dall'ottusità, non con prediche e ammonimenti enfatici che vengono subito disattesi o irrisi, ma con un ritorno all'educazione seria e fondata, a valori veri e netti, alla coscienza, alla riflessione e alla responsabilità.