sabato 5 febbraio 2011

Da Ravenna a Genova: le scorie nucleari del Belpaese


DI GIANNI LANNES DA WWW.COSTRUENDO.LINDRO.IT


Ravenna-Genova – Italia, eldorado dei rifiuti nucleari, sbarcati per 30 anni da mezzo mondo: Usa, Francia, Germania, Turchia, Israele, Corea del Sud, Brasile, Arabia Saudita compresa.

Porto di Ravenna: «Le misure di irraggiamento fornivano valori superiori alla fluttuazione media del fondo ambientale locale di radiazioni. In particolare i controlli eseguiti evidenziavano che il superamento dei valori si verificava in un punto localizzato sul fianco destro rispetto all’apertura del container. Si chiede a codesto ente che voglia autorizzare la “Marcovici Agencies ltd” a provvedere nel minor tempo possibile, ed a proprie spese, alla individuazione del materiale radioattivo e allo smaltimento/bonifica dello stesso in maniera tale da consentire la commercializzazione della parte sicura ed evitare così un grave pregiudizio per la stessa; in subordine, qualora si ritenesse che il materiale in ogni caso non debba sostare presso il porto di Ravenna, si chiede che la “Marcovici Agencies ltd” sia autorizzata a trasportare il materiale in altro paese diverso da Israele». Questo documento porta la data del 12 novembre 2009 ed è stato inviato alla dottoressa Patrizia Lucialli, responsabile dell’Arpa ravennate. L’iniziativa è dello Studio Legale Pecorella Fares Associazione Professionale di Milano. Il titolare dello Studio è il professore avvocato Gaetano Pecorella, difensore di Silvio Berlusconi, e attuale Presidente della Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle Attività Illecite Connesse al Ciclo dei Rifiuti, detta altrimenti “ecomafie”.
Un banale conflitto di interessi economici?
Dalle misurazioni della sezione provinciale di Ravenna dell’Arpa (servizio sistemi ambientali), è emersa una notevole radioattività di importazione. Comunque, a chi importa se un’autorità certifica che è tutto a posto e incassa la parcella in barba alla salute della collettività? Comunque, “in ossequio alla normativa nazionale e comunitaria abbiamo imposto il rimpatrio” taglia corto Roberto Rufini, Direttore marittimo dell’Emilia Romagna.
Gaetano Pecorella, è noto per aver partorito una legge poi dichiarata incostituzionale, che prevedeva l’inappellabilità da parte del Pubblico Ministero delle sentenze di proscioglimento. Ma Pecorella è altrettanto famoso per gli insulti scagliati contro don Giuseppe Diana, il sacerdote trucidato dalla camorra.
In soldoni, Pecorella è il garante ambientale e sanitario dei cittadini. Tuttavia, il suo studio legale difende coloro che importano in Italia i rifiuti pesantemente contaminati da radioattività, come nel caso del container ‘MSCU 252503/6‘, proveniente da Israele e sbarcato dalla nave San Francisco. Uno dei container sprigionava fumo consistente. La pericolosità del carico è stata accertata dai Vigili del Fuocoche, con misurazioni ad hoc, hanno accertato la radioattività. Le misurazioni sono state poi ripetute dall’ARPA di Ravenna. Lo studio legale Pecorella, a dispetto delle verifiche scientifiche, ha assunto la difesa degli inquinatori, minimizzando: «E’ bene evidenziare che si tratta di valori assolutamente poco significativi».

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Le acque marine dello Stivale sono ormai una discarica chimica e nucleare a cielo aperto. Un’approfondita indagine giornalistica e subacquea -durata due anni- ha individuato un migliaio di container affondati prevalentemente nello Jonio, Basso Adriatico e Tirreno. Recentemente il sostituto procuratore Massimo Mannucci, della Procura della Repubblica di Livorno, ha richiesto al Ministero di Grazia e Giustizia un finanziamento per recuperare a 120 metri di profondità un container inabissato nei pressi dell’Isola d’Elba. Risultato? Il Governo ha negato lo stanziamento finanziario.

Insomma, prove alla mano: frontiere colabrodo, radioattività fuorilegge e Stato latitante.

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Seduta 414 della Camera dei Deputati: 10 gennaio 2011. I radicali -coordinati dall’Onorevole Elisabetta Zamparutti nel gruppo PD- sollevano il caso in Parlamento. «Dal 14 luglio 2010 un container, proveniente dal porto saudita di Gedda, e che emette radioattività molto superiore al limite di sicurezza risulta depositato al porto di Genova al terminal 6 di Prà Voltri, area da considerarsi off-limits; il container, che costituisce un carico illegale, è circondato da una serie di barriere per abbattere il livello di radioattività circostante in attesa del definitivo smaltimento, che dovrebbe avvenire entro febbraio; la sostanza che emette radioattività è il cobalto 60».

L’interrogazione numero 410279 è stata indirizzata ai Ministri dell’Interno, della Salute e dell’Ambiente. I deputati chiedono al Governo Berlusconi «che tipo di monitoraggio sia stato effettuato a tutela della salute della popolazione; per quale motivo non sia stata data tempestiva comunicazione ai lavoratori e ai cittadini interessati del rischio; quali forme di smaltimento del container siano all’esame; se sia al vaglio del Governo un sistema nazionale di sicurezza contro il rischio radioattività».
In attesa di risposte che non arrivano il 20 gennaio anche l’OnorevoleGiovanni Paladini, dell’IDV, con l’interrogazione numero 410477) incalza i Ministri competenti: «il detto container sequestrato su una nave della società mercantile Msc, perché contenente materiale radioattivo ed inquinante era proveniente da Jeddah (Emirati Arabi) ed era destinato ad un’azienda dell’alessandrino; dopo controlli effettuati dai vigili del fuoco sembra che le radiazioni si sprigionino da cobalto 60; se non ritengano di intervenire celermente e incisivamente per rilevare eventuali avvenute dispersioni nell’ambiente di particelle radioattive, affinché vengano rimossi gli ostacoli che impediscono un rapido espletamento di tutte le operazioni previste per la definitiva soluzione della vicenda».

Si attendono risposte, e i destini dei containers.


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