lunedì 31 gennaio 2011

PER UN PRESIDIO CIVICO DEMOCRATICO

Gustavo Zagrebelsky, già emerito presidente della Corte Costituzionale, va da tempo affermando che i soggetti “… che hanno a cuore il confronto politico pacifico, come necessità primordiale della Democrazia, devono far sentire la propria voce per opporsi a questa deriva in fondo alla quale c’è uno scenario catastrofico”.
Una tale impellenza, considerato anche l’autismo delle organizzazioni politiche e delle istituzioni presenti nel nostro Paese, impongono a noi tutti di prendere la parola, come sempre pacificamente e nel rispetto di legittime pratiche democratiche: non nel o con il centrosinistra o il centrodestra, ma al di sopra e oltre ad ognuno di loro; non per uccidere la democrazia e la rappresentanza, ma per rifondarle – quello che occorre fare, per dirlo con la lettera R) è: rimuovere, ricostruire, riannodare, rigenerare, riscrivere, ricambiare, ricominciare, ringiovanire, ragionare…, e via rinnovando - armonizzandole con i principi, i diritti e le pratiche contemplate nella nostra Carta Costituzionale.
Il nostro Paese, nella nettezza e nella limpidezza delle linee tratteggiate dalla Carta Costituzionale è certamente democratico. Tuttavia, molti dei meccanismi che dovrebbero rendere effettivo il potere di cittadini eguali, da circa un trentennio a questa parte sono stati volutamente disattivati o inceppati dalle classi dirigenti di ogni ispirazione: Berlusconi è solo l’ultimo degli oligarchi, il più sfacciato e temerario, che ha impedito e sta impedendo la effettiva crescita democratica del nostro paese, servendosene.
Nella generalità dei casi, a Sud come a Nord, nelle grandi metropoli come nei piccoli municipi, le organizzazioni di potere del centro sinistra come quelli del centro destra agiscono spietatamente per “sopprimere” politicamente e civilmente le voci di coloro, singoli o Associazioni, che si oppongono ai loro disegni, e ciò al fine dell’esclusivo esercizio del potere per il potere.
Il comandamento che guida l’agire dei moderni caudilli concreta una volontà totalitaria di dominio che riporta alla mente l’opera riassuntiva di tutta una vita di Danilo Dolci: COMUNICARE, LEGGE DELLA VITA:
“Non dobbiamo temere la diagnosi.
Una malattia ci intossica e impedisce: la vita del mondo è affetta dal virus del dominio, pericolosamente soffre di rapporti sbagliati.
Non un nuovo Golia occorre denunciare, né estranei nemici ma, nei più diversi ambiti, ripensare e rifondare il modo e la qualità dei nostri rapporti, di ogni genere di rapporto.
Talmente abituati siamo a questa malattia, che ci è arduo concepire la salute. Sappiamo quale mondo vogliamo”
La proposizione che segue si aggiunse nell’ultima stesura (1997):
“Ma un virus di tipo AIDS infetta la politica in Italia e nel mondo: ci occorre che i fronti della gente creativa si connettano a smascherare ed inibire il virus sogghignante”.
Quante volte negli anni passati abbiamo visto in faccia questo virus sogghignante - talvolta si è insinuato anche in mezzo a noi - unito alla menzogna, all’arroganza, alla prepotenza, all’assoluto disprezzo di minime ed effettive pratiche di esercizio della democrazia da parte di chi afferma, dentro e fuori dalle istituzioni, di rappresentarci, “…sopportando anche grandi sacrifici personali e famigliari”.
Il Sindaco di Grottaglie, Raffaele Bagnardi, l’intera Giunta Comunale e i Consiglieri comunali - di maggioranza e di opposizione - e le forze politiche organizzate costituenti il panorama della classe dirigente grottagliese, negli anni passati hanno costituito un importante impedimento alla possibilità di dare nella realtà nostra avvio ad un effettivo percorso di rinnovamento politico, economico, sociale, culturale e morale nel governo della cosa pubblica e al di fuori di essa.
Le organizzazioni politiche e sindacali di questo territorio hanno dimostrato, con soluzione di continuità, tutta la loro incapacità e rinnovarsi attraverso percorsi democratici; sia nel loro interno che nel rapporto con i cittadini.
Le classi al potere - di maggioranza e di opposizione - hanno nel corso di due decenni conformato un sistema chiuso e, nella migliore delle ipotesi, disattento nella rappresentanza e nell’effettivo riconoscimento diritti politici, sociali ed economici dei lavoratori e dei cittadini; in modo particolare dei più deboli e dei meno abbienti.
Nell’esercizio delle pratiche di governo gli amministratori, cosiddetti progressisti, mentre in teoria non hanno mancato di predicare l’affermazione dei principi della democrazia, della trasparenza, della condivisione, dall’altro hanno sistematicamente utilizzato – supportati da un apparato burocratico di formazione post fascista - percorsi decisionali antidemocratici; sovente spossessando i cittadini dei loro diritti di essere informati e di decidere sulle questioni che li riguardano (ambiente, centro storico, assetto del territorio e via espropriando).
Le classi dirigenti del centro sinistra e del centrodestra, sono talmente integrate nel sistema di potere che si è cementato nel nostro paese dopo lo spegnersi delle speranze di cambiamento rappresentate dall’ultimo ciclo di lotte popolari (1972-1973) , non sono più capaci di indurre comportamenti rispettosi delle norme vigenti e moralmente irreprensibili nella Pubblica Amministrazione.
Il Consiglio Comunale del nostro Comune è apparso, in particolare sulle questioni urbanistiche, accondiscendente, mansueto, nei confronti dei gruppi di potere che si sono strutturati nel tempo o prigioniero di corporazioni professionali che si sono sostituite, talvolta, alle maggioranze politiche ( i geometri, gli architetti, gli ingegneri).
Il Sindaco e gli altri amministratori del Partito Democratico hanno non solo continuato a praticare, ma oltremodo alimentato, tanto vecchie quanto ben collaudate pratiche clientelari, dentro e fuori la casa comunale, presentandosi attraverso i caratteri distintivi dell’auto referenzialità e della conservazione.
Le donne e gli uomini, le Associazioni, che animano il percorso fondativo della COSTITUENTE CIVICA a Grottaglie, hanno il dovere di continuare a condividere la decisione di battersi per porre fine a questo stato di cose e di avviare un percorso che sostanzi la presenza di liste civiche nella competizione politico – amministrativa prevista per la prossima primavera per il rinnovo del Consiglio Comunale e del Sindaco del nostro Comune
Il senso della scelta nasce da tre fondamentali moventi:
il primo: di “misurare” il consenso e dare rappresentanza nelle Istituzioni ai movimenti di lotta che dal 2004 si battono in difesa del nostro ambiente – inteso come natura, eoconomia, storia, cultura- e contro le discariche di rifiuti speciali che ospitano gli scarti dei cicli di produzione della padania e dintorni, contro le menzogne e i muri di gomma eretti dai diversi livelli amministrativi per impedire, in opposizione alle leggi, ai cittadini dei territori interessati di essere informati, partecipare e decidere su questioni che impegnano non solo le generazioni del presente, ma anche quelle future;
il secondo: di rifondare la rappresentanza.
E’ oramai sotto gli occhi di tutti, la politica si è completamente avvitata su se stessa: è capace solo di occuparsi di se stessa, nella “migliore” delle ipotesi, nella peggiore di rappresentare interessi privati e, in moti casi, addirittura criminali.
La Costituente civica,allora, si incardina sulla necessità di dare voce, attraverso un percorso democratico partecipato e paritario nel quale le donne e gli uomini di Grottaglie, e speriamo in futuro i cittadini di ogni dove, decidono di prendere parte in prima persona alla battaglia politica per rifondarla, rinnovarla, rigenerala,ecc.
Un tale processo rappresenta- a nostro avviso - la condizione senza le quale in questa parte, come nelle altre, del Mezzogiorno non potrà avere avvio il processo di rinnovamento capillare dello Stato, delle istituzioni, dell’economia e della stessa società.
Il terzo: di sognare, progettare e trasporre – a partire dalle vocazioni del nostro territorio- la Città Futura, la Grottaglie che vogliamo (ambiente,agricoltura, artigianato,ecc.).
Per fare ciò ognuna e ognuno di noi dovrà interiorizzare la convinzione della oramai improrogabile necessità di prendere la parola …

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