lunedì 21 giugno 2010

Democrazia che latita

La cronostoria:
Rinascita Civica ha chiesto all’Amministrazione comunale, con una raccolta di firme, il regolamento attuativo per effettuare referendum comunali, così come previsto dallo Statuto comunale. Le firme sono state raccolte e presentate lo scorso autunno.

A dicembre 2009 il Comune risponde che del regolamento se ne sta occupando la Prima Commissione che si riunirà nello stesso mese.

Rinascita Civica presenta le proprie osservazioni e viene ammessa alla riunione svoltasi a febbraio 2010.

Durante la successiva riunione di giugno, alla quale partecipa Rinascita Civica, viene distribuita una bozza in cui non sono recepite le osservazioni di Rinascita. La riunione viene differita a data da destinarsi.

A distanza di circa un anno dalla presentazione delle firme, a oltre 10 anni dall’approvazione dello Statuto comunale, e vista la lentezza nell’affrontare il problema, Rinascita farà valere nelle sedi opportune la volontà dei cittadini di avere finalmente un regolamento attuativo dei referendum comunali.



Le Osservazioni di Rinascita Civica
dal blog di RInascita Civica

www.rinascitacivica.blogspot.com


Primissime osservazioni
alla bozza di “regolamento per lo svolgimento delle consultazioni referendarie e di altre iniziative di partecipazione”

1) In generale è necessario tenere presente che il regolamento del Comune di Grottaglie dovrà essere coerente innanzitutto con le previsioni dello Statuto del Comune.

2) E’ infatti noto che lo Statuto comunale, nel nuovo sistema istituzionale e costituzionale degli enti locali, si configura come atto normativo atipico di rango paraprimario o sub primario, posto in posizione di primazia rispetto alle fonti secondarie dei regolamenti e al di sotto delle leggi di principio, in quanto diretto a fissare le norme fondamentali dell’organizzazione dell’ente ed a porre i criteri generali per il suo funzionamento, da svilupparsi in sede regolamentare (cfr. Cass. Civ. Sez. Un. 16.6.2005 n. 12868).

3) E’ dunque necessario tenere presente che il 6° comma dell’art. 51 dello Statuto comunale di Grottaglie, perimetra l’ambito di intervento del regolamento attuativo dell’istituto referendario, circoscrivendolo in particolare alla determinazione delle “ulteriori modalità di attuazione” e alla disciplina del “procedimento per la verifica della regolarità e dell’ammissibilità delle richieste di referendum”.

4) Ciò posto, il regolamento comunale di attuazione dell’istituto referendario così come descritto nello Statuto del Comune di Grottaglie, non può e non deve avere ulteriori compiti, né, soprattutto, può aggiungere restrizioni o limitazioni al ricorso all’istituto referendario consultivo, oltre quelli evincibili dallo Statuto comunale o da principi generali, che non appaiano giustificate dalla necessità di assicurarne semplicemente le modalità attuative dei referendum o la verifica della regolarità e della ammissibilità delle richieste dei medesimi referendum.

5) In questa prospettiva, non appare legittima la restrizione di poter fare ricorso all’istituto referendario limitandola a soli tre quesiti proponibili annualmente, come evincibile dagli artt. 2, 3° comma e 10 della bozza di regolamento, o la restrizione di consentire allo stesso Comitato promotore la possibilità di proporre non più di un solo quesito referendario (art. 7, 2° comma della bozza di regolamento).

6) Trattasi infatti di restrizioni e limitazioni che rivelerebbero semplicemente, ove si insistesse sulla loro necessaria previsione, una sorta di “paura della democrazia”, e rappresenterebbero solo la volontà di erigere una specie di “muro burocratico” eretto essenzialmente per “difendersi” dalle istanze di partecipazione democratica.

7) Invero, non solo lo Statuto comunale e i più ovvi ed elementari principi di partecipazione democratica, principi di rango primario, insuscettibili di essere subordinati ad altri interessi (e posti notoriamente a fondamento delle cosiddette “primarie” che vengono svolte da alcune forze politiche per la scelta dei candidati nelle competizioni elettorali), ma anche la logica e il buon senso impediscono di restringere le possibilità di far ricorso all’istituto referendario a soli tre quesiti proponibili annualmente o di limitare la proposta dello stesso Comitato promotore a solo un quesito referendario.

8) Invero, se le consultazioni referendarie hanno un costo (e un costo ce l’hanno di sicuro), per quale ragione (non certo economica!) prevedere più consultazioni referendarie (peraltro a distanza di almeno un anno l’una dall’altra) se è invece possibile accorpare in un’unica consultazione referendaria tutti i medesimi quesiti? E perché non consentire anche allo stesso Comitato promotore di raccogliere contestualmente tutte le sottoscrizioni necessarie per la proposizione dei quesiti?

9) Nè è ammissibile giustificare tali limitazioni sostenendo che i cittadini si confonderebbero dinanzi a sette, otto, nove o dieci quesiti referendari.

10) Sarebbe infatti inaccettabile e inammissibile anche solo pensare di poter distinguere, da un lato, i cittadini professionisti della politica, presuntivamente (anzi, presuntuosamente) capaci di fare e disfare nella politica e nella amministrazione della cosa pubblica, e, dall’altro lato, i cittadini non professionisti della politica, “incapaci” e “beoti”, che non sarebbero in grado di leggere e di decidere nulla circa le scelte politiche e/o amministrative.

11) Del resto, non si comprenderebbe nemmeno perché coloro che siedono in una Giunta o in un Consiglio comunale possano scegliere e decidere, anche in una stessa adunanza di Giunta o di Consiglio comunale, sei, sette, otto, nove o dieci questioni poste all’ordine del giorno, o scegliere e decidere anche su centinaia di questioni all’anno; mentre la restante parte dei cittadini sarebbe in grado di scegliere e decidere di proporre su solo tre, al massimo, questioni all’anno!

12) Peraltro è bene tenere presente che dalla consultazione referendaria comunale uscirebbe solo una semplice proposta di deliberazione del Consiglio comunale. Una proposta certamente importante e autorevole per definizione, in quanto proveniente direttamente dal Corpo elettorale, ma pur sempre una proposta dinanzi alla quale il Consiglio comunale, legittimato ed eletto dallo stesso Corpo elettorale, dovrà pur sempre valutare se e come farla concretamente seguire con una deliberazione sua propria.

13) Potranno esserci, invero, anche casi di quesiti referendari che si potrebbero sostanziare in proposte di deliberazione del Consiglio comunale estremamente dannose o comunque pericolose per i più disparati e imprevedibili profili, proposte dinanzi alle quali il Consiglio comunale potrebbe, legittimamente, anche rifiutarsi di deliberare, salvo naturalmente giustificare adeguatamente e in modo convincente la propria decisione.

14) Inoltre, nel caso in cui fossero proposti tanti quesiti referendari, la soluzione, in tali casi, non può mai essere quella di restringere i diritti di partecipazione democratica. Invero, a parte il fatto che ciò rappresenterebbe una gravissima lesione dei diritti di partecipazione democratica, diritti, come detto, di rango primario insuscettibili di essere subordinati ad altri interessi (ivi compresi quelli economici), ad ogni modo, in tali ipotesi, sarebbe tutt’al più possibile e doveroso svolgere semplicemente due o tre consultazioni referendarie in due o tre giornate distinte, piuttosto che costringere i diritti di partecipazione democratica nell’angusto limite massimo di tre quesiti referendari proponibili annualmente, o nell’altrettanto angusto limite massimo di un solo quesito referendario proponibile dal Comitato promotore.

Prepariamoci ad affrontare l'ennesima battaglia per la democrazia.

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