martedì 29 giugno 2010

CS del Consigliere Regionale Dott. Patrizio Mazza sull'abbattimento indiscriminato degli ovini contaminati a Taranto

dal Blog Tutto il resto è noia

MAZZA (IDV): LE PECORE NO. INTERVENTO SULL'ABBATTIMENTO DEGLI OVINI CONTAMINATI A TARANTO

Da un po’ di tempo a questa parte si è instaurata una sorta di caccia alle streghe… Occorre trovare un “capro espiatorio” ed eliminarlo senza aspettare che vi sia stata una accurata valutazione della questione, quindi : del colpevole, dell’entità della colpa e, qualora quest’ultima sia ravvisabile, proprio in capo al “capro espiatorio”, non sia il caso di concedere degli sconti di pena mediante alternative valide rispetto al rogo/macello. Fortunatamente non si parla di umani(?!)...in quanto i presunti colpevoli sono le pecore che, ignare portatrici di diossina debbono essere abbattute. Secondo le autorità sanitarie le pecore possono essere pericolose per gli umani perché contengono nel corpo una quantità di diossina eccedente i parametri previsti, pertanto vige l&rsquo ;ordine perentorio di abbattimento. Stante così la questione applicherei tre ragionamenti di ordine: sanitario, etico ed economico, cercando di ravvisare se le autorità competenti agiscano realmente per il bene della collettività.

Sotto un profilo sanitario occorre dire che la diossina assunta in quantità rilevanti non fa bene nel lungo periodo in quanto è una sostanza considerata cancerogena; riguardo ciò mi si consenta di dire che la diossina è dappertutto, ovviamente in quantità piccole, come prodotto industriale e di combustione, presente in tutto il mondo occidentale e noi tutti ci conviviamo. Dire che una pecora è contaminata significa solo che ne ha una quantità un po’ superiore per concedere, a norma di legge, la commercializzazione a scopo alimentare dei prodotti che la stessa può dare. La pecora di per se non trasmette diossina ma il suo latte e le sue carn i semmai la trasmettono per via alimentare, pertanto, le autorità potrebbero semplicemente impedire la commercializzazione dei prodotti della pecora. Se il timore è che vi possano essere trasgressioni ad eventuale divieto di commercializzazione dei prodotti occorre effettuare adeguato controllo e sul piano strettamente sanitario comunque l’effetto negativo sarebbe minimo perché, trattandosi di un numero limitato di capi vi sarebbe un tal effetto diluizione al punto che ritengo minimizzato il rischio. Bisognerebbe che tutta la diossina delle pecore in questione andasse a pochi soggetti ma ciò è ovviamente inverosimile. E veniamo invece ai benefici, notevoli, del non abbattimento delle pecore.

La medicina insegna che quando hai una potenziale fonte di infezione o contaminazione non devi eliminarla subito ma, semmai, devi isolarla per capire il comportamento, l’origine ed eventualmente i presidi da adottare, proprio per il beneficio della gente. Io sostengo che quelle pecore, ammesso che abbiano diossina in maggiore quantità, ma anche ciò risulta controverso visto che altri esami fatti in diverso laboratorio non confermano il dato, rappresentano un vero patrimonio sanitario da studiare e valutare nel tempo e vi spiego il perché: dobbiamo innanzitutto capire perché queste pecore sono contaminate, comprendere qual è la cinetica di eliminazione della diossina dall’organismo e dai prodotti alimentari che le pecore producono, in questo caso animale che potrebbe essere utile anche a sapere come si comporta nell’uomo, dobbiamo capire se vi può essere un recupero di quelle pecore con eventuale cambio di alimentazione. Si tratta di tre quesiti che hanno una valenza enorme che solo con le pecore vive possiamo sviscerare e dando così risposte utili per il futuro, infatti occorre vedere se cambiando l’ubicazione delle pecore o meglio di part e di esse si riduce la diossina, abbiamo bisogno di somministrare foraggi diversi per valutare l’andamento della diossina medesima e abbiamo bisogno di dire quanto deve, eventualmente, durare la quarantena.

Non oso pensare di mettere in dubbio la competenza delle autorità, da cui credo scaturisca la profonda convinzione che la uccisione sia la miglior cosa (eliminando così definitivamente il problema).

Se le autorità non hanno preso in considerazione quanto detto abbiamo ulteriori considerazioni da sviscerare: o proviamo a ragionare che certe risposte tutto sommato non interessano, in fondo il danno che si arreca con la eliminazione è moderato dato il numero non rilevante di animali, oppure è bene che non si chiarisca la fonte di contaminazione perché poi sarebbe molto più difficile procedere alla eliminazione di quella con tutti gli addentellati. Ma io ritengo che le autorità debbano comunque essere al di sopra delle parti e debbano sempre fare il meglio per la salute della gente e mentre da un lato parliamo di qualche centinaio di pecore dall’altro parliamo di qualche centinaia di migliaia di persone.

Dr. Patrizio Mazza

Consigliere Regionale IDV

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