venerdì 25 giugno 2010

Abuso illegittimo

Ferma presa di posizione del presidente della repubblica contro l'invocazione alla norma del legittimo impedimento del neo ministro pluri-indagato brancher.


IL NEOMINISTRO HA INVOCATO IL LEGITTIMO IMPEDIMENTO. ENRICO LETTA: «SI DIMETTA»

Il Quirinale: «Brancher
non ha ministero da organizzare»

Bocchino e Granata: mossa inopportuna e inelegante. Bersani: si fanno ministri per scansare giustizia

MILANO - «In rapporto a quanto si è letto su qualche quotidiano questa mattina a proposito del ricorso dell'on. Aldo Brancher alla facoltà prevista per i ministri dalla legge sul legittimo impedimento, si rileva che non c'è nessun nuovo Ministero da organizzare in quanto l'on. Brancher è stato nominato semplicemente ministro senza portafoglio». È quanto si legge in una nota del Quirinale. Il ministro Aldo Brancher, contattato telefonicamente, risponde a chi gli chiede un commento sulla nota del Quirinale: «Non so niente, devo sentire. Non ne sapevo niente». L’avvocato Pier Maria Corso, uno dei legali di Aldo Brancher, sulla presa di posizione del Quirinale sembra preoccupato: «Per ora non c’è da fare commenti, prendo atto del contenuto della nota del Quirinale sul legittimo impedimento e dico che sarà valutata in sede giudiziaria come ogni altro elemento».

LE POLEMICHE - Chi ne sa qualcosa sono invece le opposizioni che sono partite alla carica: «Le parole del Quirinale sono un macigno. Solo le dimissioni del ministro Brancher possono sanare questo scandalo. Le chiediamo per il bene del Paese e per il rispetto delle istituzioni». Lo afferma in una nota il vicesegretario Pd, Enrico Letta. Per Antonio Di Pietro dell'Idv «la nota del Quirinale dimostra come Brancher abbia preso in giro non solo i magistrati ma lo stesso Presidente della Repubblica». «L'Italia dei Valori ha sostenuto, sin dal primo momento, che la vera motivazione per cui Berlusconi ha nominato Brancher ministro - continua Di Pietro - è quella di permettergli di sfuggire dalle aule del Tribunale per garantirgli l'impunità e non certo quella di farlo lavorare per il Paese. L'IdV chiede le immediate dimissioni di Aldo Brancher e, per questo, presenterà una mozione di sfiducia». «Vogliamo vedere - conclude Di Pietro - il Parlamento da che parte si schiererà. D'altronde il caso Brancher è peggio del caso Scajola». Le dichiarazioni del Quirinale «si ascoltano, non si commentano e questo vale soprattutto per me, ministro della Difesa. Per quanto ne so Brancher formalmente ha diritto di avvalersi del legittimo impedimento. Sulle ragioni concrete, però, non so dire». Lo afferma nel corso della trasmissione "La zanzara" il coordinatore del Pdl Ignazio La Russa. Quanto alle dimissioni richieste da Di Pietro, il coordinatore del Pdl replica: «Se si applicassero a Di Pietro le norme che lui prevede, per le vicende che gli sono capitate dovrebbe dimettersi lui». Infine la Lega: «A me risulta che la Lega non ha dei mal di pancia su Brancher, è primo ufficiale di collegamento tra Berlusconi e la Lega. Se ci fossero dei mal di pancia mi stupirebbero, è il parlamentare di Pdl più vicino alla Lega». Per Daniele Capezzone, portavoce del Pdl «ancora una volta, va espresso rispetto per il Capo dello Stato. Non è purtroppo possibile esprimere analogo rispetto e considerazione per un’opposizione che strumentalizza le parole del Presidente della Repubblica per condurre un tentativo di linciaggio contro il ministro Brancher e contro il Governo Berlusconi».

I FINIANI - Ma anche prima dell'intervento di Napolitano le polemiche sulla decisione del ministro di appellarsi al legittimo impedimento non mancavano. Critiche al neoministro sono arrivate dai finiani Italo Bocchino e Fabio Granata: «È inelegante che un ministro appena nominato e ancora senza delega - ha detto Bocchino - cominci invocando il legittimo impedimento che era stato pensato per impedire le aggressioni dei magistrati ai ministri, non per nominare ministri che erano già sotto processo». «La procedura con cui si è arrivati da parte del nuovo ministro a chiedere il legittimo impedimento - gli fa eco il vicepresidente dell’Antimafia - è inopportuna sul piano politico. Sul piano formale non c’è nulla da eccepire, su quello politico molto. Anche alla luce di una delega che non è chiara e non è stata ancora attribuita».

L'OPPOSIZIONE INSORGE - Dall'opposizione il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, attacca: «Giovedì il mondo ha imparato due cose sull'Italia: che la Slovacchia ci ha buttato fuori dai mondiali e che nel nostro paese si fanno ministri per scansare la giustizia. Non so quale appaia più vergognosa, ma credo proprio la seconda, perchè il campionato mondiale di calcio si può anche perdere, ma non si può perdere la dignità delle istituzioni». Stoccata al Carroccio dal leader dei democratici: «La Lega - ha detto Bersani - non può continuare a fare la ballerina, che c’è e non c’è, vede e non vede, ma è responsabile di tutto, Brancher compreso. Basta alla Lega di lotta e di governo - ha concluso - senza di lei non ci sarebbe tutto questo». Il leader Udc, Pier Ferdinando Casini, incalza: il legittimo impedimento «bastava per il presidente del Consiglio, non c'era alcun bisogno di estenderlo ai ministri. La vicenda Brancher dimostra che il troppo stroppia e che è stato un infortunio, un grande errore politico per la maggioranza volerlo estendere ai ministri. Infatti, un conto è teorizzare una specifica funzione di Berlusconi come premier, su cui eravamo d'accordo, altra cosa fare la corsa per estendere il legittimo impedimento ai ministri, che è soltanto il prologo della corsa a fare dei nuovi ministri. A fare una brutta figura, però, non è solo Brancher, ma il governo».

IL PROCESSO - Tornando al processo, sabato il giudice del tribunale di Milano, Anna Maria Gatto non dovrebbe decidere sulla richiesta di legittimo impedimento presentata dal neoministro Brancher nel processo che lo vede imputato per appropriazione indebita per il tentativo di scalata di Antonveneta da parte di Bpi. Sabato le parti dovrebbero interloquire sulla richiesta presentata dal neoministro e, con tutta probabilità, il giudice rinvierà la camera di consiglio per la decisione alla prossima udienza prevista per il 5 luglio. La procura di Milano potrebbe eccepire la costituzionalità del provvedimento come ha già fatto in altri procedimenti con il risultato che la norma è ora all'esame della Corte Costituzionale perché ne verifichi la rispondenza ai principi della Costituzione. Il giudice, qualora dovesse accogliere l'eccezione di costituzionalità, potrebbe operare uno stralcio della posizione di Brancher rispetto a quella della compagna del ministro, Luana Maniezzo, che è imputata per ricettazione.

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