martedì 29 giugno 2010

CS del Consigliere Regionale Dott. Patrizio Mazza sull'abbattimento indiscriminato degli ovini contaminati a Taranto

dal Blog Tutto il resto è noia

MAZZA (IDV): LE PECORE NO. INTERVENTO SULL'ABBATTIMENTO DEGLI OVINI CONTAMINATI A TARANTO

Da un po’ di tempo a questa parte si è instaurata una sorta di caccia alle streghe… Occorre trovare un “capro espiatorio” ed eliminarlo senza aspettare che vi sia stata una accurata valutazione della questione, quindi : del colpevole, dell’entità della colpa e, qualora quest’ultima sia ravvisabile, proprio in capo al “capro espiatorio”, non sia il caso di concedere degli sconti di pena mediante alternative valide rispetto al rogo/macello. Fortunatamente non si parla di umani(?!)...in quanto i presunti colpevoli sono le pecore che, ignare portatrici di diossina debbono essere abbattute. Secondo le autorità sanitarie le pecore possono essere pericolose per gli umani perché contengono nel corpo una quantità di diossina eccedente i parametri previsti, pertanto vige l&rsquo ;ordine perentorio di abbattimento. Stante così la questione applicherei tre ragionamenti di ordine: sanitario, etico ed economico, cercando di ravvisare se le autorità competenti agiscano realmente per il bene della collettività.

Sotto un profilo sanitario occorre dire che la diossina assunta in quantità rilevanti non fa bene nel lungo periodo in quanto è una sostanza considerata cancerogena; riguardo ciò mi si consenta di dire che la diossina è dappertutto, ovviamente in quantità piccole, come prodotto industriale e di combustione, presente in tutto il mondo occidentale e noi tutti ci conviviamo. Dire che una pecora è contaminata significa solo che ne ha una quantità un po’ superiore per concedere, a norma di legge, la commercializzazione a scopo alimentare dei prodotti che la stessa può dare. La pecora di per se non trasmette diossina ma il suo latte e le sue carn i semmai la trasmettono per via alimentare, pertanto, le autorità potrebbero semplicemente impedire la commercializzazione dei prodotti della pecora. Se il timore è che vi possano essere trasgressioni ad eventuale divieto di commercializzazione dei prodotti occorre effettuare adeguato controllo e sul piano strettamente sanitario comunque l’effetto negativo sarebbe minimo perché, trattandosi di un numero limitato di capi vi sarebbe un tal effetto diluizione al punto che ritengo minimizzato il rischio. Bisognerebbe che tutta la diossina delle pecore in questione andasse a pochi soggetti ma ciò è ovviamente inverosimile. E veniamo invece ai benefici, notevoli, del non abbattimento delle pecore.

La medicina insegna che quando hai una potenziale fonte di infezione o contaminazione non devi eliminarla subito ma, semmai, devi isolarla per capire il comportamento, l’origine ed eventualmente i presidi da adottare, proprio per il beneficio della gente. Io sostengo che quelle pecore, ammesso che abbiano diossina in maggiore quantità, ma anche ciò risulta controverso visto che altri esami fatti in diverso laboratorio non confermano il dato, rappresentano un vero patrimonio sanitario da studiare e valutare nel tempo e vi spiego il perché: dobbiamo innanzitutto capire perché queste pecore sono contaminate, comprendere qual è la cinetica di eliminazione della diossina dall’organismo e dai prodotti alimentari che le pecore producono, in questo caso animale che potrebbe essere utile anche a sapere come si comporta nell’uomo, dobbiamo capire se vi può essere un recupero di quelle pecore con eventuale cambio di alimentazione. Si tratta di tre quesiti che hanno una valenza enorme che solo con le pecore vive possiamo sviscerare e dando così risposte utili per il futuro, infatti occorre vedere se cambiando l’ubicazione delle pecore o meglio di part e di esse si riduce la diossina, abbiamo bisogno di somministrare foraggi diversi per valutare l’andamento della diossina medesima e abbiamo bisogno di dire quanto deve, eventualmente, durare la quarantena.

Non oso pensare di mettere in dubbio la competenza delle autorità, da cui credo scaturisca la profonda convinzione che la uccisione sia la miglior cosa (eliminando così definitivamente il problema).

Se le autorità non hanno preso in considerazione quanto detto abbiamo ulteriori considerazioni da sviscerare: o proviamo a ragionare che certe risposte tutto sommato non interessano, in fondo il danno che si arreca con la eliminazione è moderato dato il numero non rilevante di animali, oppure è bene che non si chiarisca la fonte di contaminazione perché poi sarebbe molto più difficile procedere alla eliminazione di quella con tutti gli addentellati. Ma io ritengo che le autorità debbano comunque essere al di sopra delle parti e debbano sempre fare il meglio per la salute della gente e mentre da un lato parliamo di qualche centinaio di pecore dall’altro parliamo di qualche centinaia di migliaia di persone.

Dr. Patrizio Mazza

Consigliere Regionale IDV

Le questioni aperte della nostra Agricoltura

"Grottaglie Città Futura", laboratorio politico recentemente costituitosi a Grottaglie, organizza un incontro tra gli imprenditori agricoli del nostro territorio con Dario Stefàno Assessore all'Agricoltura della Regione Puglia, sul tema:

"Agricoltura a Grottaglie: le questioni aperte "

lunedì - 5 luglio - alle ore 18,30

Grottaglie - Pub "Santa Sofia" g.c.

(Via Giordano-angolo Via Santa Sofia)

Sappiamo che l'attività agricola rappresenta la principale nostra risorsa, economica e occupazionale, e che essa, oggi, attraversa una fase densa di incertezze e di difficoltà.

Fare il punto, confrontarsi e discutere con il massimo esponente regionale, provare a individuare insieme possibili iniziative politico-legislative della Regione Puglia che vadano verso la soluzione dei problemi che impediscono o rallentano lo sviluppo nella nostra comunità agricola locale: ecco un’utile opportunità, una occasione importante.

Segnaliamo di seguito quattro questioni, emersi negli incontri di lavoro preparatori, su cui riteniamo necessario confrontarci:

1) Fondi europei per lo sviluppo agricolo (Piano di Sviluppo Rurale (PSR), Gruppi di Azione Locale (GAL), Fondi Europei di Sviluppo Regionale (FESR);

2) Accordi interprofessionali in materia agro-alimentare (convenzioni-quadro stipulate a livello interprofessionale dai rappresentanti dei produttori agricoli, e dalle imprese di commercializzazione e trasformazione), per valutare l'esito delle esperienze già attuate nel 2009 e i soggetti che possono stipularli, e verificare la possibilità di applicazione di tali accordi al settore dell'uva da tavola;

3) Centro Servizi per l'Agricoltura, (in costruzione a Grottaglie), tempi, funzioni, prospettive di sviluppo delle attività;

4) Riutilizzo dei rifiuti agricoli (residui di potatura viti e olivi, sanse, ecc.) per l’ottenimento di energia termica e/o elettrica: valutazione dello stato dell’arte, attività già sperimentate in ambito regionale, risorse e soggetti, programmi previsti.

Lettera all'Amministrazione Comunale

venerdì 25 giugno 2010

CS Rinascita Civica

Ferma presa di posizione del Movimento per la Rinascita Civica per la riapertura dell' Aeroporto di Grottaglie.




Il Comune di Grottaglie deve chiedere e ottenere la cessione gratuita dei beni del demanio aeronautico che si trovano a Grottaglie!

L’inettitudine, l’incapacità, l’indifferenza, l’insolenza, la presunzione ecc. di chi abbiamo voluto che ci governasse in tutti questi lunghissimi venti anni al Comune di Grottaglie, rischia di diventare un fardello davvero troppo pesante nelle attuali condizioni economiche.

E’ stato recentemente approvato dal Governo il decreto legislativo n. 85 del 28 maggio 2010 sul cosiddetto ‘Federalismo demaniale’.

Con questo decreto viene prevista la possibilità, per gli enti locali che ne facciano richiesta e in possesso di una serie di requisiti previsti dal medesimo decreto, di ottenere la cessione gratuita, e sottolineiamo ‘gratuita’, di beni facenti parte del demanio statale.

Tra i beni del demanio statale astrattamente suscettibili di cessione gratuita agli enti locali, sono compresi anche quelli del demanio aeronautico.

Sappiamo tutti molto bene che l’aeroporto di Grottaglie è stato stretto in una ‘morsa’, tra gli interessi dell’aeroporto di Bari e di quello di Brindisi, creata ad arte per impedire l’apertura del nostro aeroporto ai voli civili. Sappiamo anche che questa ‘strategia’ prevede ogni tanto la possibilità di lanciare qualche ‘illusione’ di riapertura dello scalo di Grottaglie, con il solidissimo, irremovibile retropensiero che nulla potrà e soprattutto nulla dovrà mai determinarne davvero la riapertura.

E’ dunque assolutamente indispensabile sottrarsi a questo ‘giogo’ ed emanciparsi dalla schiavitù barese e brindisina.

Per fare questo l’occasione - astrattamente – c’è. Questa occasione è data proprio dal recente decreto legislativo n. 85 del 28 maggio 2010, e dalla possibilità di chiedere e ottenere la cessione gratuita dei beni del demanio aeronautico che si trovano a Grottaglie.

Ma guardate in faccia coloro che ci amministrano, guardate cosa hanno fatto e cosa non hanno fatto, guardate in faccia anche le seconde file, i supporters del sindaco, del vice sindaco, degli assessori, dei consiglieri comunali; ma secondo voi, questi soggetti sono in grado di sfruttare un’occasione del genere visto che non si sono nemmeno degnati di andarsi a leggere questo decreto legislativo?

RINASCITA CIVICA

rinascitacivica@libero.it http://rinascitacivica.weebly.com/

Abuso illegittimo

Ferma presa di posizione del presidente della repubblica contro l'invocazione alla norma del legittimo impedimento del neo ministro pluri-indagato brancher.


IL NEOMINISTRO HA INVOCATO IL LEGITTIMO IMPEDIMENTO. ENRICO LETTA: «SI DIMETTA»

Il Quirinale: «Brancher
non ha ministero da organizzare»

Bocchino e Granata: mossa inopportuna e inelegante. Bersani: si fanno ministri per scansare giustizia

MILANO - «In rapporto a quanto si è letto su qualche quotidiano questa mattina a proposito del ricorso dell'on. Aldo Brancher alla facoltà prevista per i ministri dalla legge sul legittimo impedimento, si rileva che non c'è nessun nuovo Ministero da organizzare in quanto l'on. Brancher è stato nominato semplicemente ministro senza portafoglio». È quanto si legge in una nota del Quirinale. Il ministro Aldo Brancher, contattato telefonicamente, risponde a chi gli chiede un commento sulla nota del Quirinale: «Non so niente, devo sentire. Non ne sapevo niente». L’avvocato Pier Maria Corso, uno dei legali di Aldo Brancher, sulla presa di posizione del Quirinale sembra preoccupato: «Per ora non c’è da fare commenti, prendo atto del contenuto della nota del Quirinale sul legittimo impedimento e dico che sarà valutata in sede giudiziaria come ogni altro elemento».

LE POLEMICHE - Chi ne sa qualcosa sono invece le opposizioni che sono partite alla carica: «Le parole del Quirinale sono un macigno. Solo le dimissioni del ministro Brancher possono sanare questo scandalo. Le chiediamo per il bene del Paese e per il rispetto delle istituzioni». Lo afferma in una nota il vicesegretario Pd, Enrico Letta. Per Antonio Di Pietro dell'Idv «la nota del Quirinale dimostra come Brancher abbia preso in giro non solo i magistrati ma lo stesso Presidente della Repubblica». «L'Italia dei Valori ha sostenuto, sin dal primo momento, che la vera motivazione per cui Berlusconi ha nominato Brancher ministro - continua Di Pietro - è quella di permettergli di sfuggire dalle aule del Tribunale per garantirgli l'impunità e non certo quella di farlo lavorare per il Paese. L'IdV chiede le immediate dimissioni di Aldo Brancher e, per questo, presenterà una mozione di sfiducia». «Vogliamo vedere - conclude Di Pietro - il Parlamento da che parte si schiererà. D'altronde il caso Brancher è peggio del caso Scajola». Le dichiarazioni del Quirinale «si ascoltano, non si commentano e questo vale soprattutto per me, ministro della Difesa. Per quanto ne so Brancher formalmente ha diritto di avvalersi del legittimo impedimento. Sulle ragioni concrete, però, non so dire». Lo afferma nel corso della trasmissione "La zanzara" il coordinatore del Pdl Ignazio La Russa. Quanto alle dimissioni richieste da Di Pietro, il coordinatore del Pdl replica: «Se si applicassero a Di Pietro le norme che lui prevede, per le vicende che gli sono capitate dovrebbe dimettersi lui». Infine la Lega: «A me risulta che la Lega non ha dei mal di pancia su Brancher, è primo ufficiale di collegamento tra Berlusconi e la Lega. Se ci fossero dei mal di pancia mi stupirebbero, è il parlamentare di Pdl più vicino alla Lega». Per Daniele Capezzone, portavoce del Pdl «ancora una volta, va espresso rispetto per il Capo dello Stato. Non è purtroppo possibile esprimere analogo rispetto e considerazione per un’opposizione che strumentalizza le parole del Presidente della Repubblica per condurre un tentativo di linciaggio contro il ministro Brancher e contro il Governo Berlusconi».

I FINIANI - Ma anche prima dell'intervento di Napolitano le polemiche sulla decisione del ministro di appellarsi al legittimo impedimento non mancavano. Critiche al neoministro sono arrivate dai finiani Italo Bocchino e Fabio Granata: «È inelegante che un ministro appena nominato e ancora senza delega - ha detto Bocchino - cominci invocando il legittimo impedimento che era stato pensato per impedire le aggressioni dei magistrati ai ministri, non per nominare ministri che erano già sotto processo». «La procedura con cui si è arrivati da parte del nuovo ministro a chiedere il legittimo impedimento - gli fa eco il vicepresidente dell’Antimafia - è inopportuna sul piano politico. Sul piano formale non c’è nulla da eccepire, su quello politico molto. Anche alla luce di una delega che non è chiara e non è stata ancora attribuita».

L'OPPOSIZIONE INSORGE - Dall'opposizione il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, attacca: «Giovedì il mondo ha imparato due cose sull'Italia: che la Slovacchia ci ha buttato fuori dai mondiali e che nel nostro paese si fanno ministri per scansare la giustizia. Non so quale appaia più vergognosa, ma credo proprio la seconda, perchè il campionato mondiale di calcio si può anche perdere, ma non si può perdere la dignità delle istituzioni». Stoccata al Carroccio dal leader dei democratici: «La Lega - ha detto Bersani - non può continuare a fare la ballerina, che c’è e non c’è, vede e non vede, ma è responsabile di tutto, Brancher compreso. Basta alla Lega di lotta e di governo - ha concluso - senza di lei non ci sarebbe tutto questo». Il leader Udc, Pier Ferdinando Casini, incalza: il legittimo impedimento «bastava per il presidente del Consiglio, non c'era alcun bisogno di estenderlo ai ministri. La vicenda Brancher dimostra che il troppo stroppia e che è stato un infortunio, un grande errore politico per la maggioranza volerlo estendere ai ministri. Infatti, un conto è teorizzare una specifica funzione di Berlusconi come premier, su cui eravamo d'accordo, altra cosa fare la corsa per estendere il legittimo impedimento ai ministri, che è soltanto il prologo della corsa a fare dei nuovi ministri. A fare una brutta figura, però, non è solo Brancher, ma il governo».

IL PROCESSO - Tornando al processo, sabato il giudice del tribunale di Milano, Anna Maria Gatto non dovrebbe decidere sulla richiesta di legittimo impedimento presentata dal neoministro Brancher nel processo che lo vede imputato per appropriazione indebita per il tentativo di scalata di Antonveneta da parte di Bpi. Sabato le parti dovrebbero interloquire sulla richiesta presentata dal neoministro e, con tutta probabilità, il giudice rinvierà la camera di consiglio per la decisione alla prossima udienza prevista per il 5 luglio. La procura di Milano potrebbe eccepire la costituzionalità del provvedimento come ha già fatto in altri procedimenti con il risultato che la norma è ora all'esame della Corte Costituzionale perché ne verifichi la rispondenza ai principi della Costituzione. Il giudice, qualora dovesse accogliere l'eccezione di costituzionalità, potrebbe operare uno stralcio della posizione di Brancher rispetto a quella della compagna del ministro, Luana Maniezzo, che è imputata per ricettazione.

mercoledì 23 giugno 2010

lunedì 21 giugno 2010

Democrazia che latita

La cronostoria:
Rinascita Civica ha chiesto all’Amministrazione comunale, con una raccolta di firme, il regolamento attuativo per effettuare referendum comunali, così come previsto dallo Statuto comunale. Le firme sono state raccolte e presentate lo scorso autunno.

A dicembre 2009 il Comune risponde che del regolamento se ne sta occupando la Prima Commissione che si riunirà nello stesso mese.

Rinascita Civica presenta le proprie osservazioni e viene ammessa alla riunione svoltasi a febbraio 2010.

Durante la successiva riunione di giugno, alla quale partecipa Rinascita Civica, viene distribuita una bozza in cui non sono recepite le osservazioni di Rinascita. La riunione viene differita a data da destinarsi.

A distanza di circa un anno dalla presentazione delle firme, a oltre 10 anni dall’approvazione dello Statuto comunale, e vista la lentezza nell’affrontare il problema, Rinascita farà valere nelle sedi opportune la volontà dei cittadini di avere finalmente un regolamento attuativo dei referendum comunali.



Le Osservazioni di Rinascita Civica
dal blog di RInascita Civica

www.rinascitacivica.blogspot.com


Primissime osservazioni
alla bozza di “regolamento per lo svolgimento delle consultazioni referendarie e di altre iniziative di partecipazione”

1) In generale è necessario tenere presente che il regolamento del Comune di Grottaglie dovrà essere coerente innanzitutto con le previsioni dello Statuto del Comune.

2) E’ infatti noto che lo Statuto comunale, nel nuovo sistema istituzionale e costituzionale degli enti locali, si configura come atto normativo atipico di rango paraprimario o sub primario, posto in posizione di primazia rispetto alle fonti secondarie dei regolamenti e al di sotto delle leggi di principio, in quanto diretto a fissare le norme fondamentali dell’organizzazione dell’ente ed a porre i criteri generali per il suo funzionamento, da svilupparsi in sede regolamentare (cfr. Cass. Civ. Sez. Un. 16.6.2005 n. 12868).

3) E’ dunque necessario tenere presente che il 6° comma dell’art. 51 dello Statuto comunale di Grottaglie, perimetra l’ambito di intervento del regolamento attuativo dell’istituto referendario, circoscrivendolo in particolare alla determinazione delle “ulteriori modalità di attuazione” e alla disciplina del “procedimento per la verifica della regolarità e dell’ammissibilità delle richieste di referendum”.

4) Ciò posto, il regolamento comunale di attuazione dell’istituto referendario così come descritto nello Statuto del Comune di Grottaglie, non può e non deve avere ulteriori compiti, né, soprattutto, può aggiungere restrizioni o limitazioni al ricorso all’istituto referendario consultivo, oltre quelli evincibili dallo Statuto comunale o da principi generali, che non appaiano giustificate dalla necessità di assicurarne semplicemente le modalità attuative dei referendum o la verifica della regolarità e della ammissibilità delle richieste dei medesimi referendum.

5) In questa prospettiva, non appare legittima la restrizione di poter fare ricorso all’istituto referendario limitandola a soli tre quesiti proponibili annualmente, come evincibile dagli artt. 2, 3° comma e 10 della bozza di regolamento, o la restrizione di consentire allo stesso Comitato promotore la possibilità di proporre non più di un solo quesito referendario (art. 7, 2° comma della bozza di regolamento).

6) Trattasi infatti di restrizioni e limitazioni che rivelerebbero semplicemente, ove si insistesse sulla loro necessaria previsione, una sorta di “paura della democrazia”, e rappresenterebbero solo la volontà di erigere una specie di “muro burocratico” eretto essenzialmente per “difendersi” dalle istanze di partecipazione democratica.

7) Invero, non solo lo Statuto comunale e i più ovvi ed elementari principi di partecipazione democratica, principi di rango primario, insuscettibili di essere subordinati ad altri interessi (e posti notoriamente a fondamento delle cosiddette “primarie” che vengono svolte da alcune forze politiche per la scelta dei candidati nelle competizioni elettorali), ma anche la logica e il buon senso impediscono di restringere le possibilità di far ricorso all’istituto referendario a soli tre quesiti proponibili annualmente o di limitare la proposta dello stesso Comitato promotore a solo un quesito referendario.

8) Invero, se le consultazioni referendarie hanno un costo (e un costo ce l’hanno di sicuro), per quale ragione (non certo economica!) prevedere più consultazioni referendarie (peraltro a distanza di almeno un anno l’una dall’altra) se è invece possibile accorpare in un’unica consultazione referendaria tutti i medesimi quesiti? E perché non consentire anche allo stesso Comitato promotore di raccogliere contestualmente tutte le sottoscrizioni necessarie per la proposizione dei quesiti?

9) Nè è ammissibile giustificare tali limitazioni sostenendo che i cittadini si confonderebbero dinanzi a sette, otto, nove o dieci quesiti referendari.

10) Sarebbe infatti inaccettabile e inammissibile anche solo pensare di poter distinguere, da un lato, i cittadini professionisti della politica, presuntivamente (anzi, presuntuosamente) capaci di fare e disfare nella politica e nella amministrazione della cosa pubblica, e, dall’altro lato, i cittadini non professionisti della politica, “incapaci” e “beoti”, che non sarebbero in grado di leggere e di decidere nulla circa le scelte politiche e/o amministrative.

11) Del resto, non si comprenderebbe nemmeno perché coloro che siedono in una Giunta o in un Consiglio comunale possano scegliere e decidere, anche in una stessa adunanza di Giunta o di Consiglio comunale, sei, sette, otto, nove o dieci questioni poste all’ordine del giorno, o scegliere e decidere anche su centinaia di questioni all’anno; mentre la restante parte dei cittadini sarebbe in grado di scegliere e decidere di proporre su solo tre, al massimo, questioni all’anno!

12) Peraltro è bene tenere presente che dalla consultazione referendaria comunale uscirebbe solo una semplice proposta di deliberazione del Consiglio comunale. Una proposta certamente importante e autorevole per definizione, in quanto proveniente direttamente dal Corpo elettorale, ma pur sempre una proposta dinanzi alla quale il Consiglio comunale, legittimato ed eletto dallo stesso Corpo elettorale, dovrà pur sempre valutare se e come farla concretamente seguire con una deliberazione sua propria.

13) Potranno esserci, invero, anche casi di quesiti referendari che si potrebbero sostanziare in proposte di deliberazione del Consiglio comunale estremamente dannose o comunque pericolose per i più disparati e imprevedibili profili, proposte dinanzi alle quali il Consiglio comunale potrebbe, legittimamente, anche rifiutarsi di deliberare, salvo naturalmente giustificare adeguatamente e in modo convincente la propria decisione.

14) Inoltre, nel caso in cui fossero proposti tanti quesiti referendari, la soluzione, in tali casi, non può mai essere quella di restringere i diritti di partecipazione democratica. Invero, a parte il fatto che ciò rappresenterebbe una gravissima lesione dei diritti di partecipazione democratica, diritti, come detto, di rango primario insuscettibili di essere subordinati ad altri interessi (ivi compresi quelli economici), ad ogni modo, in tali ipotesi, sarebbe tutt’al più possibile e doveroso svolgere semplicemente due o tre consultazioni referendarie in due o tre giornate distinte, piuttosto che costringere i diritti di partecipazione democratica nell’angusto limite massimo di tre quesiti referendari proponibili annualmente, o nell’altrettanto angusto limite massimo di un solo quesito referendario proponibile dal Comitato promotore.

Prepariamoci ad affrontare l'ennesima battaglia per la democrazia.

venerdì 18 giugno 2010

Una città malata

domenica 6 giugno 2010

Le scorie infinite

I siti delle nuove centrali nucleari, avvolti ancora dal segreto, la spinosa faccenda dello smaltimento delle scorie nucleari, ammesso che verrano mai smaltite visto che le “vecchie” scorie radioattive giacciono abbandonate in vecchi e fatiscenti depositi in giro per l’Italia e non da ultimo l’inquietante giallo delle navi affondate con il loro carico di rifiuti chimici e radioattivi, con un’esclusiva intervista al giornalista freelance direttore di TERRANOSTRA, Gianni Lannes, sono i temi sui quali EXIT, tenta di far luce grazie all’inchiesta firmata da Rosita Rosa e Lisa Iotti.

guarda il video



sabato 5 giugno 2010

Libertà di espressione?

Ieri il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d..L. 733) tra gli altri con un emendamento del senatore Gianpiero D'Alia (UDC) identificato dall'articolo 50-bis: /Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet;

la prossima settimana Il testo approderà alla Camera diventando l'articolo nr. 60.

Il senatore Gianpiero D'Alia (UDC) non fa parte della maggioranza al Governo e ciò la dice lunga sulla trasversalità del disegno liberticida della"Casta".

In pratica in base a questo emendamento se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog a disobbedire (o a criticare?) ad una legge che ritiene ingiusta, i /providers/ dovranno bloccare il blog.

Questo provvedimento può far oscurare un sito ovunque si trovi, anche se all'estero; il Ministro dell'Interno, in seguito a comunicazione dell'autorità giudiziaria, può infatti disporre con proprio decreto l'interruzione della attività del blogger, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.

L'attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore; la violazione di tale obbligo comporta per i provider una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000.

Per i blogger è invece previsto il carcere da 1 a 5 anni per l'istigazione a delinquere e per l'apologia di reato oltre ad una pena ulteriore da 6 mesi a 5 anni perl'istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all'odio fra le classi sociali.

Con questa legge verrebbero immediatamente ripuliti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta!

In pratica il potere si sta dotando delle armi necessarie per bloccare in Italia Facebook, Youtube e *tutti i blog* che al momento rappresentano in Italia l'unica informazione non condizionata e/o censurata.

Vi ricordo che il nostro è l'unico Paese al mondo dove una /media company/ ha citato YouTube per danni chiedendo 500 milioni euro di risarcimento.

Il nome di questa /media company/, guarda caso, è Mediaset.

Quindi il Governo interviene per l'ennesima volta, in una materia che, del tutto incidentalmente, vede coinvolta un'impresa del Presidente del Consiglio in un conflitto giudiziario e d'interessi.

Dopo la proposta di legge Cassinelli e l'istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra poco meno di 60 giorni dovrà presentare al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al "pacchetto sicurezza" di fatto rende esplicito il progetto del Governo di /normalizzare/ con leggi di repressione internet e tutto il istema di relazioni e informazioni sempre più capillari che non si riesce a dominare.

Da tampo questo blog ha segnalato i pericoli derivanti dal disegno di legge D' Alia, avviando un link per la petizione on line contro questa assurda legge i cui contenuti sono di seguito sintetizzati:


Tra breve non dovremmo stupirci se la delazione verrà premiata con buoni spesa!

Mentre negli USA Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet in Italia il governo si ispira per quanto riguarda la libertà di stampa alla Cina e alla Birmania.

Oggi gli unici media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati il blog Beppe Grillo e la rivista specializzata Punto Informatico.

Fate girare questa notizia il più possibile per cercare di svegliare le coscienze addormentate degli italiani perché dove non c'è libera informazione e diritto di critica il concetto di democrazia diventa un problema dialettico.



venerdì 4 giugno 2010

Giovedì 15 Luglio 2010

mercoledì 2 giugno 2010

Comunicato stampa del Sud in Movimento

Domenica 30 maggio, si è svolto presso il Castello Episcopio di Grottaglie l’incontro-dibatitto organizzato dall’associazione “Sud in movimento” denominato “Discarica: arriva il 4°lotto?”.
All’evento sono stati formalmente invitati a partecipare l’Amministrazione Comunale ed il responsabile della discarica ing. Giuseppe Settanni.
Entrambi gli ospiti hanno disertato l’appuntamento senza nemmeno comunicare la propria assenza, in barba anche alle comuni regole di cortesia.

L’assenza tuttavia ha suscitato molto stupore tra le numerose persone presenti, che da tempo aspettavano un confronto su questo tema.
Infatti da lungo tempo l’amministrazione comunale capeggiata da Bagnardi, predicava il dialogo ed il confronto, salvo disertare gli appuntamenti, ciò denotando che la paventata disponibilità al dialogo, è assolutamente un fatto di facciata, oltre che di propaganda politica, che cerca di nascondere l’atavica incapacità di questa amministrazione di confrontarsi con i cittadini.

L’anomalia tuttavia è balzata subito all’occhio, infatti entrambi gli invitati, hanno assunto un comportamento speculare, vale a dire di silenzio assoluto, fatto assai strano, che sembra evidenziare un rapporto simbiotico, probabilmente determinato dalla dipendenza dalle royalty che il Comune riceve e dalle autorizzazioni di cui la Ecolevante ha bisogno.

Il fatto è sembrato tanto più strano quando si è spiegato che le domande che l’associazione avrebbe posto, erano già state anticipate 20 giorni prima con la lettera di invito, ciò proprio per fugare dubbi circa la genuinità dell’incontro ed esprimere una leale apertura verso gli ospiti.

Durante la serata è stata sviscerata la questione del 4° lotto ed è stato evidenziato, mediante l’esibizione del documento, che nel 1997 tra la Ecolevante ed il sindaco Vinci, vi era un rapporto epistolare nel quale si giungeva a concordare sulla realizzazione del 1° 2° 3° 4° lotto di discarica, tale fatto, unitamente all’autorizzazione a scavare di fianco al 3° lotto, ottenuta in data 15.03.2010 dalla Ecolevante, ha portato a ritenere che siano in atto le grandi manovre preparatorie.

Alla luce di questi documenti e dei video proiettati, si è giunti a ritenere che l’opzione 4° lotto è tutt’altro che una supposizione, appare evidente che se gli ospiti avessero partecipato avrebbero potuto spiegare come in realtà stanno le cose.

A questo punto non può che constatarsi, che al di là della propaganda, non c’è alcuna intenzione di confrontarsi, anzi ne è emerso un dato politicamente significativo, vale a dire che questa amministrazione non intende cambiare rotta su questa vicenda.

In questi giorni, tuttavia, verrà inoltrata una formale richiesta al sindaco e a tutto il consiglio comunale con la quale l’associazione chiederà l’approvazione di una delibera di consiglio comunale nelle quale si stabilisca l’indisponibilità del territorio di Grottaglie ad ospitare nuove discariche o ulteriori ampliamenti.

Grandi assenti delle serata, il Partito Democratico e il Popolo della Libertà, fatto anche questo anomalo visto che, il PD nei mesi scorsi si è proposto come interlocutore per un cambio di rotta e per una apertura al dialogo, ed il PDL a parole si è proposto come anti-.discarica. La serata si è conclusa con il contribuito al dibattito e gli interventi dei cittadini.