giovedì 1 aprile 2010

Nichi Vendola, il mistico populista

da La Stampa.it

Un comunista non comunista che si
impone portando al Sud lo "stile Lega"
ANTONELLA RAMPINO
ROMA
Torni a Roma, Nichi? Vedi Walter? Vi preparate a scompaginare il Pd? Ci sono molti modi di fare una domanda, la stessa che gli fanno tutti, dall’inviatone del quotidiano nazionale alla star della tv. In Puglia, la terra che ha sostituito il Papa con Padre Pio, l’industria dell'acciaio di Stato con le nanotecnologie, e il latifondo con le start up del biologico, Nichi Vendola è esploso come un fenomeno politico nazionale. E se forse è un pasticcio, è di sicuro un pasticcio di popolo, il popolo di Nichi che potrebbe dilagare a sinistra (e a destra) come al Nord la Lega dilaga a destra (e a sinistra). Torni a Roma, Nichi? Fate fuori il Pd? Lui allontana la risposta con un gesto, poi infila le mani nelle tasche dei pantaloni, e dondolandosi in avanti con un atteggiamento assorto e levantino, come ascoltando il vento, si volge invece al signor Michele Frascaro, free-lance e microeditore in proprio, che intanto gli sta dicendo «capisci Nichi? I sindacati, giù, fanno solo i notai della crisi...».

Tre minuti, e le parole restano a mezz’aria. Via in macchina, verso il Salento. Gli era sfuggito, dopo un anno e mezzo di trattativa per far rimanere in Puglia le produzioni di Magneti Marelli e Bosch, che in difficoltà c’era pure il calzaturificio Adelchi di Tricase, coi 770 cassintegrati, e molti per protesta se ne stavano sui tetti. Prima, l’avevano fermato in tre. La signora Marisa: come fai adesso a farti dare da Berlusconi i fondi europei? «La modalità è barbara, ma ce li daranno. E non perché io minaccerò di mettere in difficoltà i comuni del centrodestra». E pazienza per la domanda sulla sua presunta, e prevista, potenziale premiership. «Ognuno mette in campo quello che ha, a me non interessa avere un micropatrimonio politico, a me interessa il futuro dell’Italia. Costruire un’alternativa è possibile solo se anche gli altri discutono con me senza tabù». Del resto, la domanda gli risuonerà migliaia di volte, di qui al 2013.

Cascasse nella trappola, sarebbe già finito. E non sarebbe Vendola. Non sarebbe lo stampo di un fenomeno nuovo, il populismo mistico di un comunista non-comunista, un pasticcio già ai vecchi tempi della Fgci pugliese governata da D’Alema, che fu un’educazione sentimentale per tutti tranne che per lui. E infatti Nichi ha appena ri-vinto una regione che, conti alla mano, non è di sinistra, ma di destra: 417.949 voti contro 376.033. E’ l’unico exploit paragonabile a quello della Lega. Come è stato possibile? Sempre con le mani in tasca, sempre dondolando, sempre con la pashmina di cattiva qualità controvento, Vendola fa politica inciampando a ripetizione nel suo popolo. Populismo mistico, perché in lui non c’è Pasolini come molti credono, semplificandone l’omosessualità in stilema culturale. L’omosessualità politica sua ha come esempio Delanoë, Ken il Rosso, i sindaci «altri» che hanno abbellito le bellezze di Parigi o Londra.

Il misticismo invece è lo stesso di Carmelo Bene, è il Sud del Sud, il Sud dei santi, delle processioni, delle cantate di popolo a voce aperta, delle preghiere salentine al vento. Un misticismo che coniuga fede e antropologia, pragmatismo e cuore in mano, come in un ex voto. Come fosse Paolo di Tarso, di Berlusconi dice spudoratamente «è il dolore della politica», di Fitto non nasconde che è «un fannullone, un presuntoso», e lancia il paradossale comitato «Nessuno tocchi Raffaele, il mio miglior alleato». Ce l’ha chiara, Vendola, la forza nel rapporto col popolo che ha Lega. E’ quella che dovrebbe avere la sinistra. «A un giovane precario di call center la Lega dice che la causa del suo disagio è l’immigrato, e gli offre il risarcimento simbolico di fiaccolate e raduni contro l’altro, contro l’extra-qualcosa. La sinistra dovrebbe invece offrirgli un’alternativa di vita, e un’alternativa politica».

E’ quel che han fatto e fanno le «Fabbriche di Nichi», la macchina del marketing che è anche una rete in Rete, 125 sedi, fondi regionali per le start-up, gardening guerrilla da praticare nel tempo libero, compensazione di realtà individuali malvissute traendo aiuole fiorite dal degrado urbano. Funziona. Si tratta di «non sostituire al ceto politico berlusconiano altri ceti ancora, ma fare progetti sull’ambiente, l’acqua, le energie pulite, la precarietà». La Puglia, che 5 anni fa stava diventando la discarica dei Balcani, adesso fa compostaggio, produzione di energia dai rifiuti. Sventola l’eolico. Ma, differenza per differenza, populismo di destra o mistico e di sinistra, è sempre di shifting involvement che si tratta. Di quel «coinvolgimento oscillante» che nel rapporto con l’impegno politico individuò Albert Hirschmann, e che cambia come uno spazio che si apre o che si chiude, perché i bisogni fanno divergere dall’impegno, anche quello semplice-semplice del voto, quando non sono soddisfatti. E per Vendola questo è la politica, «occuparsi dei bisogni della gente».

4 commenti:

Anonimo ha detto...

"La Puglia, che 5 anni fa stava diventando la discarica dei Balcani, adesso fa compostaggio, produzione di energia dai rifiuti. Sventola l’eolico...perché i bisogni fanno divergere dall’impegno, anche quello semplice-semplice del voto, quando non sono soddisfatti. E per Vendola questo è la politica, «occuparsi dei bisogni della gente».
Ha ragione Antonella Rampino e ha ragione Albert Hirschmann.
PECCATO CHE PER VENDOLA TRA I BISOGNI DELLA GENTE DI PUGLIA E DELLA PROVINCIA DI TARANTO NON CI SIA QUELLO DI NON MORIRE PER LE DISCARICHE PER RIFIUTI INDUSTRIALI, CHE NON SI PRODUCONO QUI, E PER GLI INCENERITORI CHE HA AFFIDATO ALLA MARCEGAGLA. Continueremo con altri ampliamenti e inceneritori?

Anonimo ha detto...

http://www.youtube.com/watch?v=b5GIK47JRDY

la campagna elettorale è finita. Nichi ha vinto le elezioni regionali, il prossimo anno perderete pure le comunali e questo video vi rappresenta benissimo.
cassese non rosicare

Anonimo ha detto...

Ma non sono finiti i rifiuti industriali che da ogni dove continuano ad arrivare. E neppure gli inceneritori autorizzati dalla giunta Vendola. La poesia di Vendola sta in questi fatti, peccato che la prosa tocchi a noi.

Anonimo ha detto...

il secondo commento riassume benissimo la sensazione di un politico ad elezioni concluse. Passate le elezioni, chi ha vinto gode, chi ha perso rosica, e vinti e vincitori sono finalmente liberi di sciogliersi e dire cosa pensano davvero: "inceneritori? discariche? beni comuni? lavoro? precariato? ma andate tutti aff... almeno sino alle prossime elezioni. Poi tornate e votate, che noi dobbiamo vincere"