venerdì 30 aprile 2010

Le analisi addomesticate dell' Agenzia Regionale di protezione dell' Ambiente della Liguria.

(ANSA) - GENOVA, 30 APR - Sono due i filoni principali nell' inchiesta sulle presunte analisi falsificate dall'Arpal che ha portato all'iscrizione nel registro degli indagati dei vertici dell'Agenzia per la tutela dell'ambiente ligure. Il primo filone riguarderebbe l'ipotesi di reato di abuso d'ufficio e omesso controllo da parte dell'Arpal per agevolare alcuni soggetti privati. La seconda tranche riguarderebbe invece l'ipotesi di reato di turbativa d'asta e corruzione per le forniture di beni e servizi all'agenzia stessa. Secondo alcune indiscrezioni, alcuni dirigenti dell'Arpal suggerivano ad altre aziende private come fare i prelievi in modo tale che questi risultassero piu' favorevoli. In altri casi, secondo le accuse, venivano presentate in procura denunce fumose, non chiare, che potevano depistare gli investigatori. L'inchiesta e' partita da un rapporto dei Carabinieri del Noe, il nucleo che si occupa della tutela del territorio e ambiente, un rapporto contenente 23 spunti investigativi da cui sono partiti i due filoni principali dell'inchiesta. (ANSA).

«Analisi addomesticate» all’Arpal. Burlando “indaga”


È l’agenzia regionale che dovrebbe proteggere l’ambiente e, in definitiva, la salute della collettività. Secondo la Procura di Genova, l’Arpal della Liguria non solo non lo avrebbe fatto, almeno in alcuni dei casi-simbolo della contaminazione industriale di aria, terra e mare. Ma avrebbe costruito carte false, addomesticato i controlli per presentare una situazione profondamente diversa dalla realtà, agendo in modo da far rientrare i valori-campione entro i limiti imposti dalla legge quando invece erano ben al di fuori. Sarebbe questa l’accusa che il sostituto procuratore Paola Calleri, magistrato simbolo nel capoluogo ligure della lotta al malcostume di una parte della pubblica amministrazione, ha mosso nei confronti di alcuni dei massimi dirigenti genovesi dell’agenzia regionale e prima di tutto il direttore generale, Bruno Soracco.

Ieri mattina, i carabinieri del Nucleo operativo ecologico, schierato da sempre a fianco degli stessi ispettori Arpal nelle attività di controllo e di prevenzione dell’inquinamento e dei reati ambientali, hanno perquisito gli uffici della direzione centrale dell’agenzia, notificando avvisi di garanzia ad almeno quattro dirigenti.

LA DIFESA DEL DIRETTORE

«Rispetto alla mia situazione personale, aspetto fiducioso la conclusione delle indagini confidando sul fatto che la mia posizione e il mio operato sono sempre stati trasparenti». Il direttore generale dell’Arpal della Liguria, Bruno Soracco, commenta così l’iniziativa della magistratura e spiega che l’agenzia «proseguirà ad operare al meglio nell’ interesse della collettività». Soracco rivendica la qualità del lavoro svolto dall’agenzia per l’ambiente: «l’attività dell’Agenzia - spiega in una nota - è rivolta alla tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini, ed è svolta da oltre quattrocento persone sul territorio, che rappresentano la massima competenza tecnica su questi temi, riconosciuta anche a livello nazionale. La strumentazione e i protocolli di intervento sono d’avanguardia - ha aggiunto Soracco - proprio perché il nostro dato rappresenta il riferimento per la Regione, le Province gli Enti Locali e la magistratura». Il direttore finito sotto inchiesta spiega ancora che nel 2009 «Arpal ha effettuato oltre 194.000 interventi analizzando oltre 44.000 campioni: ogni dato è sottoposto a diversi gradi di verifica e validazione da parte di diverse strutture secondo procedure certificate. Tutto questo testimonia l’affidabilità e la trasparenza di un ente pubblico che in dieci anni si è evoluto per una sempre più efficace risposta nei confronti delle amministrazioni, dei cittadini e del mondo produttivo. Proprio per la responsabilità verso i complessi problemi del territorio, Arpal proseguirà ad operare al meglio nell’ interesse della collettività».

DUE I FILONI DI INCHIESTA

Sono due i filoni principali nell’ inchiesta. Il primo riguarderebbe l’ipotesi di reato di abuso d’ufficio e omesso controllo da parte dell’Arpal per agevolare alcuni soggetti privati. La seconda tranche riguarderebbe invece l’ipotesi di reato di turbativa d’asta e corruzione per le forniture di beni e servizi all’agenzia stessa. Secondo alcune indiscrezioni, alcuni dirigenti dell’Arpal suggerivano ad altre aziende private come fare i prelievi in modo tale che questi risultassero più favorevoli. In altri casi, secondo le accuse, venivano presentate in procura denunce fumose, non chiare, che potevano depistare gli investigatori. L’inchiesta è partita da un rapporto dei Carabinieri del Noe, il nucleo che si occupa della tutela del territorio e ambiente, un rapporto contenente 23 spunti investigativi da cui sono partiti i due filoni principali dell’inchiesta.

RIFONDAZIONE: BURLANDO SOSTITUISCA GLI INDAGATI
Il consigliere comunale di Genova di Rifondazione comunista, Antonio Bruno, chiede la rimozione immediata dei dirigenti Arpal: «Spero - dice - che tutto si risolva in equivoci e fraintendimenti, ma l’inchiesta sembra dare ragione a molte denunce che avevamo raccolto da parte di cittadini e comitati su una certa “moderazione” dell’Arpal verso situazioni di inquinamento che, invece, erano percepiti dalla popolazione molto superiori a quelli certificati a posteriori. Spero che l’indagine si avvii per dare una risposta chiara e certa in tempi brevi. Nel frattempo la politica deve infondere autorevolezza e mi aspetto che il Presidente della Regione Claudio Burlando cambi subito la dirigenza di Arpal in modo da rassicurare l’opinione pubblica sulla attendibilita’ dei controlli ambientali».

BURLANDO: POTREMMO INTERVENIRE
La Regione Liguria attende di conoscere meglio la vicenda che ha coinvolto i vertici dell’ Arpal per decidere eventuali azioni nei confronti dei responsabili. Lo ha annunciato il presidente della Regione, Claudio Burlando: «ne sappiamo molto poco come spesso avviene in questi casi - ha detto -. È chiaro che se emergessero cose anche al di là della verità processuale, che come si sa è molto lunga, allora la Regione dovrebbe intervenire per garanzia e autotutela».

Il presidente ha spiegato di avere già «incaricato il direttore generale dell’assessorato all’ambiente, la dottoressa Minervini, e il segretario generale della Regione, dottor Murgia, di fare gli approfondimenti necessari per capire se dobbiamo prendere delle iniziative o meno».

«Siamo in una fase, secondo quanto leggiamo sui giornali, molto preliminare, di acquisizione di documenti - ha detto ancora Burlando -. È chiaro che se emergessero cose anche al di là degli accertamenti processuali, che come si sa sono molto lunghi, allora la Regione dovrebbe intervenire per garanzia e autotutela. Nel caso anche procedendo a sospensioni o rimozioni. Ora però, francamente, non abbiamo nessun elemento. Ci prendiamo qualche giorno». Burlando ha ricordato la recente inchiesta sui fondi europei che aveva coinvolto un assessore e due consiglieri regionali. «Era seguita tra l’altro dalla stessa pm - ha detto il presidente -. In quel caso noi sospendemmo subito l’operatività del bando finito sotto accusa. Ma allora si capiva un pò meglio la situazione, anche se devo dire che da allora a oggi non abbiamo capito di più». «Le indagini - ha concluso il presidente - devono pero´ essere guardate sempre con molta attenzione e molto rispetto. Se eliminano o prevengono comportamenti non corretti vanno viste anche con gratitudine».

Dal Secolo XIX


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