venerdì 2 aprile 2010

Inchiesta Sanità, i Pm: soldi a Mazzarano per garantire affari con l'Asl di Taranto

Il «metodo Tarantini» esportato nella provincia ionica

L'imprenditore: «Coi miei soldi pagò la festa dei Ds»

TARANTO - La procura di Bari sta verificando se il «metodo» utilizzato di Gianpaolo Tarantini per aggiudicarsi illecitamente appalti nella sanità pubblica pugliese sia stato esportato anche nella Asl di Taranto, così come è avvenuto, secondo l'accusa, nelle Aziende sanitarie locali di Bari e Lecce, dove sono già stati compiuti diversi arresti. Tra gli questi «Lady Asl», come è stata ribattezzata dalla stampa l’ex direttore generale della Asl Bari Lea Cosentino, e l’ex vicepresidente della Regione Puglia, Sandro Frisullo del Pd. Le indagini del pool sanità si avvalgono, anche per il versante tarantino, delle dichiarazioni dell’imprenditore Tarantini che avrebbe rivelato di aver adoperato il proprio sistema anche nella Asl ionica. Un sistema che, anche in questa occasione, si sarebbe basato su pagamenti di mazzette e sulle prestazioni sessuali offerte da alcune escort della scuderia di «Gianpi» a pubblici ufficiali compiacenti. Nell’ambito di questo filone d’indagine i pm Ciro Angelillis, Eugenia Pontassuglia e Giuseppe Scelsi, vogliono verificare se siano coinvolti politici.

I CONTATTI POLITICI - Riferendosi proprio ai contatti con esponenti politici della provincia di Taranto, Tarantini avrebbe fatto riferimento in alcuni interrogatori ai rapporti avuti con l’ex segretario pugliese dei Ds, Michele Mazzarano, tarantino di Massafra, a cui Tarantini ha detto di aver consegnato non meno di 10mila euro per finanziare, si apprende oggi, una manifestazione di partito. Proprio sul «peso politico» di Mazzarano, a quanto è dato sapere, Tarantini avrebbe puntato, non si sa con quali risultati, per fare affari nell’area ionica. Mazzarano è da qualche mese sottoposto ad indagini dalla procura di Bari. Dopo aver appreso dalla stampa delle accuse di Tarantini, che ha detto di aver pagato «tangenti» a lui e a Frisullo, ha respinto gli addebiti parlando di «festival della menzogna». Ha poi annunciato che si sarebbe ritirato dalla competizione elettorale per le regionali ma è stato eletto e non ha finora rinunciato alla carica. Per ora si è dimesso dall’incarico di coordinatore regionale del Pd. Il suo legale, Gianni Di Cagno, ha invece lamentato «una nuova gravissima fuga di notizie» che «dovrebbero essere rigorosamente coperte da segreto».





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