giovedì 15 aprile 2010

Ciao Raimondo

Addio Vianello, signore dello humour

L'attore avrebbe compiuto 88 anni a maggio. Con la moglie Sandra è stato uno dei volti della tv italiana

MILANO - E' morto Raimondo Vianello, attore e conduttore televisivo che con la moglie Sandra Mondaini è stato uno dei volti più noti della tv italiana. Il 7 maggio avrebbe compiuto 88 anni. Il decesso è avvenuto alle sette meno dieci all'ospedale San Raffaele di Milano per l'aggravarsi delle sue condizioni fisiche. I funerali si svolgeranno molto probabilmente sabato alle 11 nella chiesa di Milano Due, il quartiere dove viveva. La notizia della sua morte ha subito suscitato emozione e cordoglio, non solo nel mondo dello spettacolo: anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha voluto ricordarlo come «il popolare attore che tanto ha dato al teatro, al cinema e alla Tv italiani».

LA CARRIERA - La sua carriera professionale era iniziata con il teatro di rivista subito dopo la guerra, un'esperienza che lo aveva segnato (bersagliere che aveva aderito alla Repubblica di Salò, era poi stato detenuto nel campo di concentramento alleato di Coltano insieme al poeta statunitense Ezra Pound e ad altri futuri volti del cinema come Walter Chiari, Enrico Maria Salerno e Luciano Salce). Negli anni Cinquanta aveva iniziato a dedicarsi al cinema e aveva recitato al fianco di attori celebri quali Totò e Ugo Tognazzi. E proprio con quest'ultimo ha scoperto la tv nel programma Un, due tre, che gli ha conferito grande notorietà. Nel 1962 si è sposato con Sandra Mondaini e con lei ha dato vita a una delle coppie inossidabili della commedia italiana. Da quel momento le loro carriere sono andate avanti in maniera indissolubile, salvo alcune esperienze individuali. Con lei ha condotto tra gli anni Settanta e Ottanta alcuni varietà sulla Rai, tra cui Sai che ti dico?, Tante scuse,Di nuovo tante scuse, Noi... no, Io e la befana il quiz Sette e mezzo e Stasera niente di nuovo.

IL PASSAGGIO A MEDIASET - Negli ultimi vent'anni Raimondo Vianello è stato uno dei volti di Canale 5 e in coppia con la moglie ha dato vita, tra l'altro, alle sit-com «Casa Vianello» (che nella definizione di Aldo Grasso «è stata una delle poche seconde case a disposizione di tutti, una sorta di multiproprietà gratuita»), «Cascina Vianello» e «Crociera Vianello». Grande appassionato di sport (anche nelle sit-com è spesso rappresentato con la Gazzetta tra le mani) è stato anche conduttore di «Pressing», la risposta di Mediaset alla Domenica Sportiva.

SUL PALCO DI SANREMO - Vianello aveva anche condotto il Festival di Sanremo del 1998, creando uno dei primi casi di volto Mediaset sugli schermi Rai. E alla presentazione, nel tempio della canzone popolare, non aveva avuto remore nel far sapere che «a me piace la musica classica, la lirica». La sua prima volta a Sanremo era stata negli anni '60, con Tognazzi, per uno sketch che fu poi cancellato. La seconda a Sanremo Giovani: «Andai per la ricerca sul cancro - spiegò l'attore - Raccontai che ero malato anch'io. Si sono divertiti molto». Sanremo '98 era stata anche l'occasione per tornare in Rai ad oltre vent'anni da Stasera niente di nuovo. Quella resta una delle conduzioni più gradite dal pubblico e una tra le più insolite nella storia di Sanremo, con un Vianello grande comedien, elegante e sornione, capace di gestire con disinvoltura le sue vallette, la bellissima top model Eva Herzigova e l'attrice comica Veronica Pivetti. Neanche il bacio di Madonna riuscì a farlo scomporre.


3 commenti:

Pietro Spagnulo ha detto...

Con tutto il rispetto, non facciamone un monumento.

«Io ho la fortuna, dopo 45 anni di votazioni, di conoscere finalmente il candidato per cui voterò perché ci ho lavorato insieme, l’ho apprezzato, lo stimo. E’ l’ex presidente nostro, della Fininvest, Berlusconi. Forza Italia!»
(Raimondo Vianello nella sua trasmissione, prima delle elezioni del 1994).

«I giovani che sono andati a Salo’ erano spinti dall’idea di non abbandonare la battaglia. Anche se destinati a perdere, gia’ la consapevolezza della sconfitta conferisce un forte dolore a quegli ideali. Per cui condannare in toto questo capitolo storico non mi sembra giusto. Quei giovani dovrebbero essere piu’ rispettati se non altro per i loro ideali ispiratori».
(Raimondo Vianello al Corriere, 1998)

Anonimo ha detto...

Se Raimondo Vianello avesse sempre fatto il politico le avrei dato ragione.
Lui però era prima di tutto un attore e un comico.
In sostanza era un artista.
Partendo dal presupposto che l'arte deve essere giudicata per le emozioni che procura e per i messaggi che trasmette, credo che Vianello debba essere apprezzato per tutto quello che ha fatto come artista sin dal 1954.

Anonimo ha detto...

E tutti quelli, numerosissimi, che hanno difeso Stalin e Breznev, compreso il "Migliore", l'italiano Togliatti, non è giusto, allora, stigmatizzarli per le atrocità dello stalinismo che hanno coperto o voluto nascondere?