sabato 30 gennaio 2010

Un grande sorriso di speranza per Serena





In occasione della festività di San Ciro pubblichiamo l'ultimo aggiornamento che Massimo Papà di Serena ha scritto dagli Stati Uniti.

Il nostro auspicio vivissimo è quello che finalmente Serena possa stare meglio e risolvere i suoi problemi di salute.

Le parole di Massimo, nonostante le sofferenze della piccola lasciano ben sperare.

Noi tutti vi siamo vicini.

NDP

da www.unsorrisoperserena.com


Mahopac 31.01.2010

Carissimi amici,

qui la situazione ha una progressione molto lenta, finora abbiamo avuto molti intoppi tra alimentazione (è difficile reperire prodotti allo stato puro senza altre componenti o additivi), gastroenterite derivante da essa e blocco dei farmaci a Menphis causa controlli antiterrorismo alla dogana (volo Amsterdam - New York) e norme comuni per l'importazione dei farmaci dall'estero. A causa di ciò Serena è stata senza farmaci per 8 giorni rimanendo scompensata. Praticamente la spedizione dei farmaci fatta dall'Italia il 23 dicembre è pervenuta a destinazione il 6 gennaio solo dopo l'intervento del medico curante dottoressa Feingold e del suo legale. Morale della favola.....sospensione per una settimana delle terapie che stava facendo e punto ed a capo .....e si ricomincia con la disintossicazione. Lo scompenso dato dall'interruzione della terapia è stato forte e le crisi forti ne sono state la logica conseguenza. Qui la dottoressa Feingold ed una sua collega biologa molecolare hanno studiato il caso e si stanno applicando molto anche se in tempi un pò lunghi. Hanno un sospetto di favismo ( G6 PD) oltre ovviamente ad una situazione complessa che conduce ad una encefalopatia epilettica mitocondriale che a sua volta riconduce allo stress ossidativo ma.... niente ancora di definitivo. La situazione, ne siamo coscienti è difficilissima, altrimenti non saremmo qui. Occorreranno ancora esami di diverso tipo. Non si riesce ancora ad inquadrare il caso, a dare un nome specifico a questo problema e le terapie a causa di quanto abbiamo riferito prima non hanno avuto la giusta progressione. E' più evidente il fatto che la situazione neurologica è l'effetto di un disturbo metabolico, è sempre stato il nostro sospetto...anzi, la nostra convinzione, direi, abbiamo sempre fatto presente che Serena ha una crisi entro 50 minuti dal pasto. Ora devono individuare, se possibile, la causa principale e quindi aspettiamo dei referti e possibilmente delle conferme........non è per niente facile! Speriamo che questa volta ci arrivino delle risposte certe e sulla terapia non si proceda per prova ed errore! Per quanto riguarda la monocamera iperbarica ancora non l'ha iniziata e non la inizierà finchè, come accennavamo prima, non ci saranno le condizioni ideali e non si avrà il quadro chiaro della situazione. Non intendiamo rischiare di peggiorare la situazione e se non ci saranno le condizioni ideali con le relative garanzie ..........nella mono camera iperbarica non ci entrerà. Mercoledi scorso siamo stati al Medical Center Hospital di New York per una visita dal Prof. Devinsky che qui in USA è uno dei massimi esponenti per l'epilettologia. Serena è stata visitata da una pediatra argentina che parlava spagnolo ed inglese ed aveva letto tutta la documentazione da noi inviata 15 giorni prima ed ha riferito tutto al prof. Devinsky il quale ha espresso la sua autorevole opinione: Serena ha un problema metabolico e secondo lui occorre un ricovero di alcuni giorni per effettuare gli esami del caso e sottoporli all'attenzione del Prof. De Vivo del Columbia Hospital di New York. Anche lui è il massimo esponente mondiale di malattie metaboliche quindi qui a New York abbiamo la possibilità di far visitare Serena nei più accreditati centri statunitensi. Speriamo questa volta di fare centro e tornare con una situazione più chiara. Il fluimucil e la vitamina C sono gli unici farmaci che riusciamo a trovare qui nella medesima composizione, tutti gli altri farmaci costituenti la terapia di Serena si possono trovare ma con eccipienti e preparazioni diverse. Ci hanno preparato il Trental e...non l'avessimo mai fatto......Serena è stata malissimo e pertanto per non rischiare rifarò un ordine dall'Italia sperando che questa volta tutto vada bene e non ci blocchino i farmaci. Alessandra sta andando a scuola, ma certamente non ci sentiamo di dire che si è pienamente ambientata...diremmo una cosa non vera! Lei va a scuola solo perchè sa che deve andare...e basta...ma non le piace...e si vede, vuole le sue maestre alle quali è affezionata. Qui la scuola è....diversa, il nostro piccolo ministro dovrebbe chiedere scusa in ginocchio agli insegnanti Italiani. La differenza è nella "pubblicizzazione" ......qui va tutto bene......, noi italiani non sappiamo...vendere i nostri ...prodotti culturali perché da noi …va tutto …male.. A noi Alessandra fa tanta tenerezza la mattina mentre si prepara con quel visetto triste triste e rassegnato...e non parliamo di quando entra in classe!...Purtroppo non abbiamo alternative e per quanto riguarda Alessandra...sta già facendo i conti con una realtà più grande di lei! E' questa la cosa più triste di tutta questa storia: sapere che a soffrire sono in due : Alessandra e Serena...

Certo, Alessandra sta maturando prima e soprattutto è più sensibile di tanti bambini della sua età...ma a che prezzo, però!!!!!

Serena ha inizialmente avuto dei buoni miglioramenti, gorgheggiava e fissava di più mantenendo meglio il capo e la postura in generale, poi tutti gli inconvenienti descritti hanno un pò inficiato i risultati ottenuti. Da alcuni giorni sta meglio e le crisi sono nuovamente regredite come un mese fa, vengono fuori in forma più blanda e sono meno numerose ma….sono sempre presenti e disturbano l’organizzazione e l’evoluzione cerebrale. Speriamo che adesso gli intoppi siano terminati e riusciamo ad ottenere dei risultati migliori. Abbiamo contattato anche il John Hopkins Hospital di Baltimora dove abbiamo un ottimo riferimento costituito da un pediatra (nostro amico) che lavora li ed abbiamo già spedito il DVD con tutta la documentazione per sottoporlo all'attenzione degli esperti di N.P.I., di Genetica e di Patologie metaboliche. Se ne sta occupando ed attendo notizie. Insomma, stiamo facendo di tutto per chiarire quanto più possibile il problema di Serena ed inquadrarlo per ottenere una terapia causale e non sintomatica. Abbiamo una occasione irripetibile che è quella di poter far visitare Serena dai più grandi esperti del mondo e soprattutto di avere una diagnostica più rapida e più avanzata che è quello che purtroppo manca in Italia. Da noi si spende troppo poco per la ricerca ed i medici bravi hanno i loro problemi proprio per quello che ho detto prima, infatti, stiamo ancora aspettando l’esame genetico CGH – ARRAY dal centro di Verona dal 01.03.2008. Al Medical Center di N.Y. ci hanno detto che hanno a disposizione 3 farmaci che Serena non ha mai preso ed 1 ……”POTREBBE” essere ….”FORSE” adatto a lei. Dopo la…”batteria” di esami metabolici cercheranno di avere delle precise risposte e da li scaturirà la terapia. Insomma, ci stiamo muovendo senza fare confusione perché se alla Valley Health abbiamo delle progressioni terapeutiche al Columbia Hospital ed al Medical center Hospital di N.Y. cerchiamo di lavorare sulla diagnostica più specifica e soprattutto avere un approccio INTERDISCIPLINARE sulla patologia che è sempre stato assente negli ospedali in Italia. Io ed Anita stringiamo i denti, i problemi sono tanti e le decisioni da prendere continue e difficili. La nostra missione d'amore nei confronti della nostra bambina continua. Grazie per gli auguri che avete fatto a Serena tramite e mail per il suo 3° compleanno, sono stati graditissimi e ci hanno ricaricati, il vostro affetto agisce da energetico per continuare. Vi siamo sempre grati per l’affetto che avete sempre nutrito per la nostra famiglia ed in special modo per la piccola Serena.

Un caro saluto a tutte le persone sensibili che ci hanno aiutato e ci hanno consentito di essere QUI.

Massimo, Anita, Alessandra e Serena Quaranta

RIVOLUZIONE RADICALE


L'Espresso - 29 gennaio 2010

Più trasparenza. Regole in stile europeo. Rilancio del turismo. Sanità sul modello Toscana. La Bonino anticipa il suo programma e spiega come punta a conquistare il Lazio


di Denise Pardo

Mercato Casal de` Pazzi, Roma, Lazio, banco macelleria, il titolare si fa largo tra polli ruspanti e quarti di bue: "Ragazzi, eccola: magica Emma!". Mercato di Porta Portese, Roma, baci, abbracci, per tutti è solo Emma. Nessuna macchina blu, anche se è vice presidente del Senato, dunque ne avrebbe diritto, scende da un taxi come una qualunque, serena come chi passeggia in vacanza. E' vero che Bonino, ex ministro, ex commissario europeo, ex eurodeputata, ex professore emerito al1`Università del Cairo, da radicale di razza è abituata a battaglie ben più feroci. Ora si sta giocando la partita più significativa delle elezioni regionali: quella della presidenza del Lazio. E fosse solo la designata dei radicali. No, si è miracolosamente materializzata come la candidata del centro sinistra dell’ultim’ora avvelenando l’aria di vittoria che si respirava dall’altra parte, ovvero quella di Renata Polverini, per tutti già presidente in pectore. Uscita come un coniglio dal cappello di un Pd in piena lotta fratricida e incapace di trovare un candidato con i quattro quarti democratici, la variabile imprevista Emma avanza, incurante dei malumori dei cattolici, dei timori dei poteri forti. degli anatemi dei nemici.

Lei si è auto candidata...
«Alt. Non sono un’auto candidata. E nemmeno un’apolide. Sono la candidata della lista Bonino-Pannella che sarà pure un partito piccolo, ma ha decenza e dignità, oltre a essere il più antico d’Italia. Poi il centro sinistra ha deciso di appoggiarmi. Gli sono gratissima e mi auguro che si riconoscano in questa scelta anche moltissimi elettori di centro-destra».

In questa città e in questa regione, lei è molto lontana dai poteri forti. Per esempio, rapporti con i costruttori, con il loro re Caltagirone?
«Caltagirone? Gentilissimo. L’ho conosciuto un mese fa alla cena per la raccolta fondi contro la mutilazione genitale femminile organizzata da Anna Fendi, una donna che mi è sempre stata vicino. Ha partecipato con grande calore, mi ha aiutato a battere due volte l’asta di una bicicletta. Come dice? Ah, sì forse non è Franco, quello del Messaggero. No no, io ho conosciuto Francesco, il proprietario dell’Acqua marcia, davvero molto gentile. Costruttori, mi spiace, al momento non ne conosco».

Nessuna relazione con il Vaticano, distanza con i cattolici...
«Ho rapporti forti con tantissimi preti e suore in Italia e in tutto il mondo e anche con una larga parte dell’area del volontariato. Ho incontrato un solo papa, Giovanni Paolo II in occasione della campagna sulla fame nel mondo. Ma legami con l’establishment della Chiesa, zero. Questo vuole anche dire che loro non ne hanno con me. Nessuno dei due, a quanto pare, ha mai ritenuto l’altro interessante».

Paola Binetti, Rosi Bindi e altri a invocare attenzione per il voto cattolico.
«Ogni elezione c’è l’evergreen del voto cattolico. I suoi paladini, proprio loro, ne parlano come fosse un pacchetto da mandare qua o là. Ne ho più rispetto io di loro perché penso siano cittadini con un credo capaci di fare le loro scelte. Dall’obiezione di coscienza al divorzio, dall’aborto al voto ai diciottenni, le grandi riforme di questo paese, che non è musulmano che io sappia, sono state possibili perché le nonne e i nonni cattolici, credenti e praticanti, hanno ben capito che, in un paese civile “io non lo farei” non può diventare “tu non lo devi fare”».

Nei suoi confronti Giuliano Ferrara sul “Foglio” ha rinverdito i toni dell’Inquisizione, odori di rogo e fumi di zolfo e lei come Satana.
« Mi sembrano segni di debolezza sguaiati.Travasi di bile che hanno del patologico. Questo tipo di armi non porta mai bene a chi le usa».

E’ credente?
«No. Lo sono a modo mio. Non sono cattolica nel senso delle credenze. Il mio amico iraniano, lo scrittore dissidente Ramin Jahanbegloo diceva che il problema non sono le credenze ma l’utilizzo che uno fa delle proprie credenze».

Due donne in corsa per la stessa poltrona. Una campagna elettorale al femminile dovrebbe segnare la differenza. Ma Renata Polverini l’ha attaccata addirittura sulla sua nascita a Bra.Se l’aspettava?
«Io speravo, spero che i toni siano altri. Con lei ci siamo anche sentite per concordare insieme i faccia a faccia. Ma, detto questo, non sono tra coloro che pensano che basti essere una donna per essere migliore. Né ho mai creduto nella “sorellanza femminile”. Sin dall’inizio, ho immaginato che tra noi c’era una buona chance di correre all’insegna della correttezza. Spero di non essermi sbagliata».

Gianni Alemanno ha scalato il Campidoglio puntando sulla sicurezza. Il punto forte della sua campagna?
« Portare il Lazio in Europa e l’Europa nel Lazio. Adottare le buone pratiche europee. Aumentare il turismo attraverso accordi con i freddi paesi nordici per i quali il Lazio ha un clima tiepido nei mesi invernali. Ma la cifra forte del mio programma è la trasparenza. La glasnost in tutti i settori dell’amministrazione,i trasporti, la viabilità, l’ambiente, i rifiuti, l’impresa e il mondo del lavoro. Senza, credo sia impossibile recuperare la fiducia e il consenso popolare. I cittadini del Lazio credono che non ci siano alloggi. Non è vero e sono in pochi a saperlo. Credono che non ci siano abbastanza posti letto o ambulatori e anche questo non è vero. Il nodo sta nella nebbia, tipicamente italiana, del sistema».

Cosa intende?
«Come altre regioni, il Lazio ha un’amministrazione così farraginosa da diventare opaca. In tutto, gestisce 26 miliardi. Il problema non è l'entità, da commissario europeo ho amministrato somme ingenti, è la montagna di vincoli: lo sa che il regolamento interno ha 500 articoli? Vuol dire che nessuno li ha mai letti, e anche che nessuno può riuscire a leggerli. E bisogna ricordare che l'ammistrazione Marrazzo ha fatto miracoli dopo aver ereditato dalla giunta Storace un debito di dieci miliardi certificato dalla Corte dei conti. La sanità non ne parliamo: impenetrabile è dire poco. Non ci sono servizi sociali a domicilio, non c’è un consultorio telefonico per capire a chi rivolgersi. Per legge, gli ospedali pubblici attraverso il centro prenotazioni devono dare il 70 per cento di disponibilità di servizi. E’ un miracolo se si arriva al 30. Le cliniche private convenzionate non hanno quest’obbligo e alla fine tutto funziona solo attraverso raccomandazioni. Io vorrei più salute e meno sanità».

Attacchi molto pesanti le sono arrivati dai giornali di proprietà della famiglia Angelucci che ha i suoi interessi maggiori nel campo della sanità. Li conosce?
«Non li conosco. Penso che bisognerebbe far rispettare il tetto del 70 per cento, chiedendo per legge anche la disponibilità alle cliniche private. In pratica, la trasparenza della mappa dei posti letto. Al di là dei tecnicismi, vuol dire che gli Angelucci, proprietari di cliniche private, hanno il terrore che tutto si renda pubblico. Per risanare non bisogna essere Amartya Sen. Senza essere esotici, basta copiare quello che si è fatto, per esempio, in Toscana».

Parliamo di Partito democratico, il matrimonio sembra ancora in alto mare.
«Io sono Emma, radicale. Loro sono il Pd. Io ho i miei guai, loro hanno i loro. Non mi sono iscritta al Pd, nè loro ai radicali. E’ una fase e spero che lavorare insieme faccia superare stereotipi e mugugni, che non sono sulla persona ma sui problemi interni sui quali non intervengo».

Due mondi diversi che ora devono per forza incontrarsi. Lei è per il liberismo e il mercato, loro solidali con sindacati e ammortizzatori sociali.
«I radicali e il Pd, mica si sono conosciuti adesso. Due anni di lavoro parlamentare insieme, due anni di governo con Pierluigi Bersani e con lui mi sono sempre trovata d’accordo. Chi ha detto che una visione einaudiana o liberale non preveda reti di protezione sociale? La questione non è la cassa integrazione in deroga, finché c’è si usa, ma il fatto che siamo nel 2010 e gli strumenti creati nel 1970 andrebbero adeguati».

La comunicazione è sempre stata un pezzo forte dei radicali. Gli altri facevano comizi, voi digiunavate e vi imbavagliavate. Che tipo di campagna sarà la sua?
«Mi piacerebbe che fosse interattiva. Che tutti quelli che ci credono ci mettano qualcosa di loro, diano di sé quello che possono, lo manifestino su internet, con un volantino sul finestrino di una macchina, con una bandiera sul balcone. La sfida è far ridiventare la gente cittadina orgogliosa e consapevole delle sue scelte».

In giro, le persone la salutano come una di casa, come qualcuno fuori casta.
«In carcere, per strada o presiedendo il Senato, non cambio. Mi sembra che la gente percepisca che sia in corso qualcosa di importante in cui si identifica indipendentemente se abbia condiviso o no le mie iniziative. Una scelta coraggiosa: questo è stato il commento più usato dai miei colleghi di destra o di sinistra. Immagino pensassero alle dinamiche tipiche, in cui ti candidi solo se c’è un accordo, solo se sei tutelato o cooptato..».

Dalle parti del Pd si dice anche: con le polemiche in corso non era meglio evitare di candidare nelle liste radicali un eretico come Tinto Brass?
«Si poteva evitare tutto, anche di appoggiarmi. Chi mi critica poteva anche presentare qualcun altro, peccato che non c’era. Brass si è candidato con noi a Venezia nei tempi più bui, perché non dovrebbe farlo adesso? Nella vita, esistono convinzioni e convenienze. Per me contano di più le prime delle seconde».

giovedì 28 gennaio 2010

Verso una puglia tripolare?

mercoledì 27 gennaio 2010

C.S. sul centro storico di Grottaglie

Come da copione, in prossimità delle elezioni regionali, i politici sommergono i poveri elettori di elenchi di cose fatte e di cose da fare.

A tanto certamente non potevano sottrarsi gli amministratori del nostro comune che, rispettando la tradizione, tra i tanti argomenti rispolverati in questa occasione, hanno ritirato fuori dal cilindro anche quello del centro storico, ed è così che, in un comunicato stampa del 23.12.2009, l’assessore Donatelli ha affermato che:”…. l’Amministrazione comunale in questi anni ha operato per dotare il Centro storico e il Quartiere delle necessarie infrastrutture, con la realizzazione di Piazza San Francesco de Geronimo, di Largo dell’Accoglienza (via Crispi) e la ristrutturazione di importanti siti come gli uffici del Giudice di Pace, la Pinacoteca in piazza Santa Lucia, l’ex Carcere Mandamentale (Torrente del Vento) e lavori al castello episcopio, sede del Museo della Ceramica e delle prestigiose “Mostre della Ceramica” e del “Presepe.”

Senonchè, nello stesso periodo, ossia nel numero di dicembre del mensile locale Livù, l’ex sindaco Giuseppe Vinci, ricordava di aver fatto per il centro storico di Grottaglie, all’epoca in cui ricopriva tale funzione, più o meno le stesse cose.
Dunque, se si tiene conto del fatto che dall’inizio del primo mandato Vinci ad oggi sono trascorsi circa diciotto anni, possiamo dire che per il nostro centro storico il tempo si è veramente fermato.

Certo, come afferma l’ass. Donatelli nel citato comunicato, non vanno dimenticate le “significative risorse, che dall’approvazione del Piano Cervellati, sono state utilizzate da numerosi cittadini per il recupero di immobili siti nel centro storico di proprietà dei privati (circa 84 mila euro), e per i contributi per la ristrutturazione delle facciate nel centro storico di proprietà dei privati (46 mila euro)”.

Su queste somme non facciamo alcun commento anche perché le facciate dei palazzi parlano da sole!

Ma anche a noi, però, piace fare degli elenchi, e poiché repetita iuvant, soprattutto per i più distratti - e per quelli che confidano sulla distrazione altrui – vale la pena ricordare, per esempio:
- che giace nei cassetti degli uffici tecnici comunali, ormai non si sa più da quanti anni, un piano di recupero del centro storico, che – particolare di non poco momento - è costato, a noi cittadini, oltre 500.000.000 di vecchie lire;
- che è stata realizzata a ridosso del centro storico, in Via Martiri di Ungheria, una piazza inutile, se non per i cani, ed abbandonata, senza mai essere stata nemmeno inaugurata, costata a noi cittadini – anche qui è bene ribadirlo - ben 700.000 euro;
- che non sono stati realizzati gli auspicati parcheggi, né sono stati riservati posti macchina ai residenti;
- che non è stato nemmeno pensato un piano del traffico (che pretese!), per ridurre il transito all’interno delle anguste strade del centro storico, oggi consentito finanche ai camion, purchè riescano ad entrarci;
- che non vi è un servizio di pulizia degli spazi comuni, all’infuori della raccolta della spazzatura, la quale peraltro avviene ancora utilizzando un camion enorme rispetto agli spazi disponibili;
- che neppure si pensa, ancora oggi, alla possibilità di sperimentare un servizio di raccolta differenziata dei rifiuti, proprio cominciando dal centro storico, che, per ragioni logistiche e per la consistente presenza di anziani tra i residenti, ne avrebbe più urgente necessità;
- che molti cassonetti, in violazione del regolamento di igiene, sono posizionati sotto i balconi delle abitazioni, creando non poco disagio a chi vi abita;
- che non si eseguono nemmeno i lavori di ordinaria manutenzione della pavimentazione stradale, tranne la risistemazione di qualche “chianca”, in occasione della processione di San Ciro;
- che i 3.000.000 di euro del finanziamento dei PIRP, i quali, almeno nelle intenzioni manifestate, dovevano essere destinati in buona parte al centro storico, se ne sono andati in fumo, grazie ad un clamoroso conflitto di interesse del sindaco; e che il finanziamento di 3 milioni di euro dei fondi FERS e FAS 2007/2013, di cui parla Donatelli nel famoso comunicato, finalizzato all’attuazione dei P.I.R.P, poteva essere utilizzato diversamente;
- che, nel piano triennale dei lavori pubblici, l’unico intervento previsto per il centro storico è la realizzazione della fogna per la raccolta delle acque bianche, peraltro limitato soltanto ad una ristretta area in esso ricompresa;
- che altri soldi di noi cittadini sono stati investiti per ristrutturare un bene, come il Castello Episcopio, che non è nemmeno di proprietà del Comune, bensì della Curia!
- che è stato creato un Ufficio del Piano “fantasma” che, ancora una volta, non è stato preventivamente convocato, come invece andava fatto, secondo quanto disposto nel disciplinare attuativo dello stesso ufficio, per discutere di un argomento direttamente posto, invece, all’ordine del giorno del Consiglio comunale del 28.1.2010, ossia: “ la scelta di deliberare incentivi finanziari per l’insediamento di attività economiche nel Centro storico”.

A tutto ciò si aggiunga la totale assenza di controlli da parte delle Forze dell’Ordine. Se non va in giro il carro-attrezzi, buono per far soldi, un vigile per strada non si vede. Ed è tale l’indifferenza, che nemmeno l’iniziativa di denuncia del coordinamento, che ne ha realizzato una sagoma a grandezza naturale e l’ha posizionata per strada in alcuni luoghi ed occasioni di grande afflusso di gente, ha suscitato alcuna reazione.

L’incendio di due autovetture, avvenuto tempo fa all’interno dell’atrio del Palazzo del Principe, in piazza Regina Margherita, è l’ulteriore conferma che, ormai, il centro storico di Grottaglie è diventato anche un luogo poco sicuro in cui vivere E’ naturale, infatti, che, in una terra di nessuno, dove le regole, quando ci sono, non vengono fatte rispettare, trovino terreno fertile tutti coloro che, di quelle, se ne sbattono (il campionario di nefandezze è vario: dai climatizzatori in bella vista, alle evidenti occupazioni abusive di suolo pubblico, passando per gli abusi edilizi, e via discorrendo).

C’era un tempo in cui queste denunce le facevamo con la speranza di sensibilizzare chi aveva il potere ed il dovere di fare qualcosa. Oggi, costoro al più ci borbottano dietro che si tratta sempre delle solite giaculatorie. Ma, come sa chi ha fede, le preghiere qualche volta servono, e noi preghiamo affinchè chi fino ad oggi ci ha amministrato - male, malissimo –vada finalmente via.
Le premesse ci sono, basti guardare ai risultati delle ultime convocazioni elettorali, tra cui anche le recentissime primarie.


comunicato stampa del Sud in Movimento

La candidatura di Rocco Palese è nata morta?

Il premier pensa al ribaltone in Puglia


Vendola comunque non provoca solo il terremoto nel Pd. Adesso è il centrodestra a riaprire il caso Puglia. Silvio Berlusconi non è convinto della candidatura di Rocco Palese. La considera una "scelta solitaria" di Raffaele Fitto, gli piace la Poli Bortone che corre con l'Udc e preferirebbe un'alleanza con i centristi. I malumori nel Pdl sono diffusi e non è detto che Palese sia la scelta definitiva, anche se Fitto tira dritto: "La scelta di Palese è ufficiale da domenica scorsa". Ma un'intesa in Puglia darebbe una mano anche a risolvere un'altra crepa nell'alleanza Pdl-Udc. In Campania Casini si lamenta per il protagonismo di Cosentino, rimette in discussione l'intesa con il centrodestra. Il sottosegretario sta già ridiscutendo i termini dell'accordo, a cominciare dalla provincia di Caserta che non andrebbe più a un uomo di Casini. Per il centrosinistra dunque si apre la prospettiva di un recupero dei centristi nella regione.

ROMA - "Io subisco insulti dal Pdl, ma non ne ho mai rivolti a loro. Il dialogo è aperto con tutti, ci mancherebbe che non lo sia con il Pdl, che in questi anni è stato con noi all'opposizione in Puglia". Sembra proprio una mano testa al centrodestra quella del leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini. Parole che arrivano dopo la scelta dei centristi di candidare Adriana Poli Bortone in Puglia. Creando una situazione che mette in difficoltà il Pdl che, invece, schiera Rocco Palese. Casini, però, fedele alla politica dei due forni, si mostra conciliante. Sfumata l'intesa con il centrosinistra, ammicca alla parte opposta: "In Puglia il dialogo è aperto con tutti e ci mancherebbe che non lo fosse con il Pdl, che in questi anni è stato come noi all'opposizione in consiglio regionale" dice Casini intervistato su Canale 5.

l leader dell'Udc: "Il dialogo è aperto. Poli Bortone è l'unica che può battere Vendola, riflettano bene"
"La nostra coerenza è cristallina, mai alleati con la Lega. Primarie? Solo populismo e demagogia"

Regionali, in Puglia Casini apre al Pdl
"Mi insultano, ma la convergenza è possibile"



Ed ancora: "Il nostro non è candidato qualunque, e davanti a un Vendola che con il suo populismo è forte, la Poli Bortone è l'unica che può batterlo. Il Pdl dovrebbe riflettere, in questo caso credo che non ci sia un candidato più forte. Invito tutti a una riflessione pacata, vediamo se si può realizzare una convergenza sulla Poli Bortone. Io sarei disponibile, ben venga" . Se a questo si sommano le indiscrezioni che raccontanodei timori del Cavaliere in Puglia e della sua tentazione di ricucire con Casini, il quadro che si delinea offre motivi di preoccupazioni a Vendola e allo schieramento che lo sostiene. "In Puglia ha perso D'Alema, ha perso Bersani ma entrambi si sono mossi con linearità per evitare una deriva populista. Va dato atto a questi due leader politici che, pur avendo perso, hanno saputo essere coerenti fino fondo e hanno avuto la forza di difendere le loro ragioni" continua Casini. Che rivendica la "coerenza cristallina" del suo partito e pianta un paletto preciso sulle alleanze:

da Repubblica.it

lunedì 25 gennaio 2010

Resoconto di una storia che era già scritta

FEDERICO GEREMICCA da lastampa.it

Secondo alcuni «si sapeva». Per altri «non solo si sapeva, ma se la sono cercata». Le due cose non sono in contraddizione.

Ed è per questo che è praticamente certo che la direzione Pd che Bersani ha convocato per stamane dovrà trovare una risposta convincente alla seguente domanda: «Ma se si sapeva, perché diavolo ce la siamo cercata?». Tradotto: se si sapeva che Nichi Vendola avrebbe travolto non solo Francesco Boccia ma probabilmente chiunque si fosse presentato a sfidarlo accompagnato dal non fascinosissimo annuncio che bisognava liquidarlo per potersi alleare con Casini, Cesa (e Totò Cuffaro...), ecco, se tutto questo si sapeva davvero, perché il Pd se l’è cercata?

La riposta ufficiale - anche se non condivisa dall’intero stato maggiore dei democratici - è nota: la via battuta in Puglia non è una stramberia locale ma l’applicazione - in sostanza - della linea decisa al congresso, che punta a stabilire ovunque possibile un rapporto più stretto con l’Udc. Però: era questo il caso della Puglia? Era davvero pensabile - una volta certificato il rifiuto di Vendola a sacrificarsi - battere il governatore, con il Pd spaccato come una mela e solo una settimana a disposizione per «lanciare» Francesco Boccia? E’ ipotizzabile che il prevedibile affondo delle minoranze che fanno capo a Franceschini e Marino, stamane in direzione muoverà da qui. E non sarà facile per il segretario fornire risposte convincenti.

In realtà, la vicenda pugliese - a parte le molte altre annotazioni possibili - ha confermato l’evidente rischio di cortocircuito esistente tra l’uso delle primarie (architrave del Pd a trazione veltroniana) e il ritorno a forme più classiche dell’azione politica: comprese le trattative di vertice tra partiti per decidere il candidato migliore per questa o quella carica istituzionale. Il pericolo di clamorosi patatrac è dietro l’angolo: come appunto le primarie pugliesi hanno dimostrato, sancendo la sonora bocciatura del candidato-presidente che era stato concordato tra i potenziali alleati. Per altro, ne va di mezzo anche quella che si potrebbe definire l’«affidabilità» del Pd nei confronti dei possibili alleati: i quali potrebbero correttamente domandarsi che garanzie offre un partito i cui elettori sconfessano le intese stipulate dai loro gruppi dirigenti.

Ma le annotazioni possibili sono tante. E non tutte necessariamente negative per i democratici. I quasi 200 mila pugliesi che hanno affollato i seggi delle primarie testimoniano l’esistenza di un «serbatoio» di disponibilità all’impegno che non era scontato trovare intatto (e anzi accresciuto) dopo mesi di caos e di tensioni. E l’enorme prova di partecipazione fornita gettava una strana luce sullo scarno comunicato che - a pochi minuti dalla chiusura delle urne delle primarie - informava che «i coordinatori nazionali del Pdl, sentito il presidente Berlusconi, d’intesa con il coordinamento regionale della Puglia e col ministro Fitto» (cioè sette o otto persone in tutto) avevano deciso chi candidare alla guida della Regione Puglia: anche perché non è che questa decisione «ristretta» sia destinata a sollevare meno tensioni interne di quante ne sollevi la scelta «allargata» compiuta dall’altro versante della barricata.

Infine - e fermo restando che per Nichi Vendola i problemi cominciano adesso - due questioni sulle quali nei prossimi giorni la polemica sarà presumibilmente alta. La prima riguarda Massimo D’Alema e il suo ruolo (Francesco Boccia è stato sonoramente sconfitto perfino a Gallipoli). A schede non ancora del tutto scrutinate, Sandro Bondi ha subito voluto rigirare il coltello nella ferita annotando la «pesante e umiliante sconfitta personale e politica dell’onorevole D’Alema». Ad aver perso non è, naturalmente, solo l’ex premier: ma che il tutto sia avvenuto nella «sua» regione e sotto la sua regia, non è certo dettaglio di poco conto. La seconda riguarda la prevedibile resa dei conti interna: in Puglia e a Roma. Mezzo Pd, infatti, ha votato per Nichi Vendola senza farne mistero. Se i democratici fossero stati compatti, le cose - molto probabilmente - sarebbero andate in un altro modo. In fondo, anche questa è una risposta possibile - per Bersani - all’affondo dei suoi contestatori: non è che ce la siamo cercata, siete voi che ce l’avete tirata... Non è certo granché. Ma non è nemmeno una bugia.

domenica 24 gennaio 2010

Senza fissa dimora

Il Pd, un partito
senza fissa dimora

di ILVO DIAMANTI

da Repubblica .it

Il clima d'opinione è grigio. Economia e lavoro. Politica. Anche la fiducia nel premier e nel governo, passata la benefica onda emotiva prodotta dall'aggressione a Milano, un mese fa, si è ripiegata.

Senza, peraltro, che l'opposizione ne abbia tratto vantaggio. Il Partito Democratico, in particolare. Nelle stime elettorali naviga intorno al 30%. Un po' sotto, per la verità. È sceso, rispetto a qualche mese fa. L'elezione di Bersani l'aveva rafforzato. Ragionevole e competente, guardato con simpatia anche dagli elettori di centrodestra. Poi, la sospensione delle ostilità interne: non c'erano più abituati gli elettori del Pd. Così la nave del Pd aveva ripreso il suo viaggio.

Oggi, all'avvio della campagna che conduce alle elezioni regionali di fine marzo, sembra essersi incagliata di nuovo. Senza una rotta. Senza una bussola. Le stesse primarie per scegliere i candidati stanno frenando il Pd. Ciò è significativo, visto che le primarie sono, al tempo stesso, "mito e rito fondativo" (la formula è di Arturo Parisi) del Partito Unitario di Centrosinistra. L'Ulivo di Prodi, dapprima, e, quindi, il Partito Democratico di Veltroni. Diversi modelli di un comune progetto politico e istituzionale: maggioritario e bipolare. La risposta di centrosinistra al modello imposto da Berlusconi.

Oggi le primarie sembrano, invece, un'arena dove regolare i conflitti interni al partito e alla coalizione. Perlopiù, un ostacolo di fronte ai disegni del gruppo dirigente del partito. D'altronde, è difficile ricorrere alle primarie se si privilegia l'alleanza con l'Udc. Che ha fatto del proporzionale una ragione di vita. E che, comunque, non avrebbe una base elettorale adeguata a imporre i propri candidati in una consultazione popolare. Più in generale, è arduo cogliere una strategia coerente nelle scelte del Pd, in questa fase. Quasi dovunque il partito appare diviso. In contrasto al proprio interno e con i dirigenti centrali. Spesso incapace di decidere. Nel Lazio si è piegato - senza discussioni - all'autocandidatura della Bonino. Non proprio in accordo con l'intenzione di accostarsi alle componenti cattoliche moderate e all'Udc. In Puglia, invece, oggi le primarie celebrano lo scontro - più che il confronto - tra Vendola e Boccia (trainato da D'Alema). Divisi su molti temi. Non ultimo l'intesa con l'Udc. Anche a Venezia la scelta del candidato sindaco avviene in un clima acceso. Da vicende personali e dalla questione del rapporto con i moderati. Insomma, le primarie, invece di mobilitare e unificare gli elettori del Pd e del centrosinistra intorno alla ricerca di un candidato comune, si stanno trasformando in una resa dei conti.


Il Pd nazionale non sembra, peraltro, capace di regolare le scelte assunte in ambito regionale. Semmai, le complica ulteriormente. Somma le proprie divisioni a quelle locali. Rischia, così, di affermarsi un "modello balcanizzato", come l'ha definito Edmondo Berselli. Ciò avviene perché il Pd resta sospeso in una zona d'ombra. A metà fra la tentazione - implicita e inconfessa - di rifare il "partito di massa" fondato sulle appartenenze e sull'apparato. E l'imperativo - esplicito - di costruire il "partito dei cittadini", maggioritario e bipolare. Il percorso congressuale ha accentuato questa incertezza. Dapprima, la lunga sequenza dei congressi a livello territoriale ha mimato il "partito di iscritti". Le primarie, poi, hanno evocato il modello americano, che coinvolge elettori e simpatizzanti. Bersani è stato eletto da entrambi i modelli di partito. Avrebbe potuto, sfruttando la legittimazione conquistata, imprimere una svolta chiara al Pd. Indicare un progetto, definire un programma, con obiettivi chiari. Ai "suoi" elettori, anzitutto. Fin qui non l'ha fatto. Anche se continua a riscuotere ampia fiducia personale, mentre il Pd perde consensi. Una contraddizione significativa. Riflesso dell'incerta identità del Pd, ma anche di una leadership personale ancora incompiuta. Bersani, infatti, è simpatico a molti, non solo a sinistra, anche perché le sue parole non fanno male. Non segnano confini netti.

Non marcano appartenenze né differenze chiare. Nello stesso Pd, dove emergono posizioni diverse e talora contraddittorie, ad esempio: sui temi della giustizia e dell'immunità. E ciò lascia trapelare il dubbio che le decisioni importanti vengano prese altrove, da altri. I soliti noti. Magari è una scelta meditata. Ha deciso di non decidere, di lasciare in sospeso le scelte strategiche, in vista di tempi migliori. Per non tradurre le divisioni interne in fratture. Ma allora meglio dirlo apertamente, per non passare da debole. In-deciso.

Insomma, il Pd oggi è un partito in grado di aggregare il 30% dei voti. Ma non dà speranza. Gli riesce difficile allargare i propri consensi. (E perfino tenere quelli che ha). Da solo ma anche attraverso alleanze. Perché non dice chi è, cosa intende fare e insieme a chi. È un ibrido. Forse: un equivoco. Un partito di massa senza apparato, con una debole presenza nella società e un ceto politico resistente. Al centro e in periferia. Un partito americano provincialista. Senza territorio ma condizionato dalle oligarchie locali. Un partito americano all'italiana.

Parla un linguaggio difficile da capire. Anche perché non ha un vocabolario e neppure un sillabario. Non sa gridare uno slogan che risuoni forte nell'aria. Non ha una bandiera riconoscibile, dai sostenitori e dagli avversari. Le parole che usa hanno perso il significato di un tempo. Come il "riformismo". Oggi che le riforme le vogliono tutti. A partire dal premier e dal centrodestra, che pensano alla giustizia, al "legittimo impedimento" e al presidenzialismo. Il Pd: quali riforme vuole? E quali "non" vuole? Detti la sua agenda. Dica due o tre cose "memorabili". Che restino nella memoria.

Le primarie che si svolgono a partire da oggi e le elezioni di marzo, per il Pd, sono un'occasione importante. Importantissima. Da non perdere. Per non perdersi definitivamente. Ma chi lo guida deve tracciare un orizzonte. Che vada oltre i prossimi tre mesi. Per non rischiare che il Pd venga percepito come un partito provvisorio. Soprattutto dai suoi elettori.

sabato 23 gennaio 2010

Finte bonifiche nel ricco Nord Maxi blitz contro le ecomafie

TRAFFICI. Dieci arresti e 40 indagati per smaltimento illecito di rifiuti pericolosi. Il capo del gruppo, Salvatore Accarino, era stato già condannato per reati analoghi. «L’abbiamo individuato grazie alle intercettazioni», spiega il pm di Varese.

Riciclava gli enormi guadagni del traffico di rifiuti speciali comprando mezzi e attrezzature da impiegare nelle società collegate all’organizzazione. Ma soprattutto grazie a dei prestanome riacquistava alle aste pubbliche le unità immobiliari che in passato erano state pignorate alla sua famiglia. Il campano Salvatore Accarino e suo figlio Mario utilizzavano in questo modo i soldi che guadagnavano con la gestione illecita dei rifiuti, provenienti soprattutto dalle bonifiche delle aree industriali della ricca Lombardia. Terra contaminata da idrocarburi e metalli pesanti che Accarino “trattava” attraverso diverse società intestate a “teste di legno”.

L’organizzazione operava in un sito noto come “La Valle”, nel comune di Fagnano Olona (Varese): un deposito di mezzi di fatto utilizzato illegalmente come base di stoccaggio e trattamento di rifiuti pericolosi.

L’operazione della procura di Busto Arstizio (Varese) è scattata all’alba di ieri. Condotta da circa 200 militari, coordinati dai carabinieri del Gruppo tutela ambiente (Gta) di Treviso, ha portato all’arresto di dieci persone con una quarantina di perquisizioni personali e locali in tutta la regione.

I beni sequestrati dagli inquirenti sono sette aziende, quattro immobili, due impianti di stoccaggio, decine di mezzi e 21 conti correnti. Gli indagati sono accusati di associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, falsità documentale e riciclaggio. «L’abbiamo individuato solo grazie alle intercettazioni telefoniche », ha spiegato il pubblico ministero Sabrina Ditaranto.
Un gruppo che secondo i magistrati sarebbe stato sistematicamente favorito dai “colletti bianchi”. Tra questi almeno sei funzionari e direttori di alcune banche delle province di Verbania, Varese e Milano, ritenuti dagli inquirenti fondamentali per ripulire il denaro sporco del gruppo e per questo indagati dalla procura lombarda. Oltre ad un consigliere del Comune di Solaro (Milano).

Ai domiciliari sono invece finiti i titolari di alcune aziende di smaltimento compiacenti che ritiravano i rifiuti inviati dagli Accarino, accettando per buone le bolle di accompagnamento evidentemente falsificate, chiudendo così gli occhi anche sul fatto che non aveva nessuna licenza di trattamento del materiale conferito.
Anche perché il capo del sodalizio criminale, Salvatore Accarino, legato alla famiglia siciliana di Giuseppe Onorato non poteva gestire né imprese né conti correnti. L’uomo è infatti un pluriprotestato, arrestato più volte sia per riciclaggio (in Lombardia) di denaro sporco, appartenente alle cosche mafiose, che per traffico illecito di rifiuti.

Nel 2008 era già stato condannato in primo grado a sei anni e mezzo proprio per traffico di rifiuti tramite la società Lombarda Servizi di Olgiate Olona. Il pubblico ministero Fabio Napoleone, all’epoca, aveva scoperto un traffico di “monnezza” che coinvolgeva la Campania, la Lombardia e l’Emilia Romagna. Così rifiuti urbani raccolti a Napoli arrivavano di nascosto in provincia di Varese. Lì venivano poi mescolati con terra contaminata, e veleni industriali di vario genere, per ripartire spesso alla volta del Meridione. Ma non solo.

Alla fine venivano smaltiti come scarti non pericolosi in un deposito di Grottaglie (Taranto) o direttamente nelle campagne lombarde. Il tutto lucrando sui fondi pubblici del Commissariato per l’emergenza rifiuti della Campania.

«Il cuore di tutto il business è l’appalto per l’emergenza di Napoli del 2003», ricordò nel corso della sua requisitoria il pm Napoleone. «Mi è uscito del liquido dal cassone e ha corroso tutta la targa» confidò l’autista di uno di quei camion. Una delle aziende coinvolte arrivò a fatturare 1,5 milioni di euro. Perché la “monnezza” per i trafficanti può diventare oro, ma sulla pelle dei cittadini. L’operazione di ieri è la conclusione di una complessa attività di indagine denominata “Replay” che ha portato alla luce finte bonifiche e un vasto traffico di rifiuti pericolosi.

Alessandro De Pascale

da Terranews.it

venerdì 22 gennaio 2010

Aperta la Prevendita!!!

Prevendita biglietti presso:
“Clinica dell’Accendino”
Via Imperatore Adriano, 31 - 73100 Lecce
tel. 0832/30.30.78

giovedì 21 gennaio 2010

Gherardo Colombo questa sera a Grottaglie


Per la serie degli Incontri con l' autore, la Libreria Nominae Rosae in collaborazione con il Liceo Classico Scientifico G. Moscati di Grottaglie organizza questa sera un incontro

con il Dott. Gherardo Colombo, già noto magistrato presso la Procura della Repubblica di Milano, autore di:

SULLE REGOLE



ORE 19.30

AULA MAGNA LICEO MOSCATI G. MONTELEONE

VIA S. ELIA

GROTTAGLIE

Nell'amministrare la giustizia conta la legge scritta. Se facessimo delle deroghe al codice, non saremmo ingiusti? Diciamo che la giustizia deve essere uguale per tutti, ma forse non abbiamo mai riflettuto sul significato di questo principio: la legge per essere giusta deve essere applicata senza eccezioni. Ma la legge scritta dai parlamenti può contemplare ogni singolo caso umano? La legge è una macchina impersonale, che non guarda in faccia a nessuno. Eppure, per altro verso, proprio il fatto che la legge non guarda in faccia a nessuno, ci protegge dai soprusi dei potenti. La bilancia, come immagine della giustizia, rappresenta proprio questo: gli uomini sono tutti uguali di fronte alla legge. La mia convinzione profonda è che in uno stato di diritto e in uno stato in cui tutti partecipano, anche se indirettamente, alla gestione della cosa pubblica e in cui esistono delle strade per modificare le regole che si ritengono ingiuste, le regole esistenti vanno osservate e basta. Ma è anche necessario fare una specie di gerarchia delle regole, perché ci sono delle regole che hanno un rilievo particolarissimo, un rilievo eccezionale per la convivenza e ci sono altre regole che invece hanno un rilievo molto più limitato.

La recensione di IBS.it

«La giustizia non può funzionare se i cittadini non comprendono il perché delle regole. Se non le comprendono tendono a eludere le norme, quando le vedono faticose, e a violarle, quando non rispondono alla loro volontà. Perché la giustizia funzioni è necessario che cambi questo rapporto.» È possibile che questa aspirazione diventi realtà? Come può nascere da questo cambiamento una società migliore? Ce lo spiega Gherardo Colombo, figura di primo piano del mondo del diritto, in questo suo nuovo libro che invita a riflettere su un argomento di grande attualità e profondo coinvolgimento civile e morale. In Italia spesso si sente parlare e si parla di una giustizia “malata”, di un’amministrazione della giustizia lenta e corrotta, di violazione sistematica delle leggi, di mancanza di legalità. Si ha la sensazione di vivere in un paese dove, sotto l’apparenza delle leggi uguali per tutti, trionfano in realtà il sotterfugio, la furbizia, la forza, la disonestà, un paese dove coloro che rispettano le leggi formali vengono scavalcati ogni giorno da coloro che le infrangono. Secondo Gherardo Colombo esiste un solo modo per uscire da questa sconfortante e drammatica situazione: riscoprire il senso profondo delle regole che stanno alla base della convivenza civile, ritrovare il punto di riferimento ideale, dei valori di base, a cui si ispira la distribuzione di diritti e doveri, opportunità e obblighi, libertà e limiti di ogni individuo. Il rispetto dei valori della persona è la strada da percorrere, indicata anche dalla Costituzione italiana e dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, che prospettano un modello di convivenza orientato al riconoscimento e alla valorizzazione dell’altro. Una società “orizzontale”, la definisce Colombo, «che prevede una distribuzione omogenea dei carichi e delle possibilità, dei doveri e dei diritti in particolare quelli fondamentali, vale a dire quelli che garantiscono la base per un’esistenza dignitosa e il presupposto per l’emancipazione dell’individuo.» Questo modello si contrappone al modello “verticale”, basato sulla gerarchia e la competizione, uno schema imperante fino all’altroieri della storia, che privilegia pochi potenti, ricchi, influenti a discapito della moltitudine dei cittadini. «Se la società è davvero organizzata in modo orizzontale - scrive Colombo – le spinte e le occasioni per violare le leggi sono assai più limitate.» Se i diritti di base sono tutelati, la devianza infatti è meno diffusa, e possono prosperare il dialogo, il confronto e la responsabilità, a vari livelli: politico, professionale, civile e amministrativo. Tutti potrebbero partecipare più compiutamente al bene comune e raggiungere una propria realizzazione personale.
Molti passi in avanti sono stati compiuti per raggiungere una società come questa ma il cammino non è concluso, come dimostra il fatto che l’attuazione completa dei principi della Costituzione non è terminato. Anche sul piano culturale l’atteggiamento di noncuranza e a volte aperto disprezzo delle regole permane su vasta scala, sia a livello dirigenziale sia a livello del semplice cittadino. Proprio per sensibilizzare l’opinione pubblica, e soprattutto i giovani, su questo argomento l’autore da anni partecipa a conferenze e incontri che si tengono in scuole, università, parrocchie e circoli di tutta Italia.
Un dibattito sul valore e sulla cultura della legge in Italia, come quello a cui ci invita Gherardo Colombo, è dunque non solo doveroso ma anche necessario, per chiarire l’importanza che ricoprono nella società non solo le istituzioni ma anche i cittadini e la loro consapevolezza che l’adempimento dei doveri di solidarietà politica, economica e sociale sia l’unico modo per realizzare una società migliore: più equa, giusta e vivibile.



mercoledì 20 gennaio 2010

La buona politica?



da Corriere.it

Al telefono due medici del Sant’Orsola raccontano: si è schierato da un’altra parte e gli hanno fatto il voltafaccia

L’attività di chirurgo di Ignazio Marinosarebbe stata ostacolata quando decise di candidarsi alla segreteria del Partito democratico in concorrenza con Pierluigi Bersani e Dario Franceschini. È quanto emerge da alcune intercettazioni telefoniche di un'inchiesta giudiziaria calabrese su tutt'altri temi. Alcuni dirigenti del Servizio sanitario regionale dell'Emilia Romagna avrebbero montato un’azione di boicottaggio ai danni del senatore Pd, chirurgo notissimo, uno dei maestri del trapianto di fegato. L'obiettivo (raggiunto) era sbarrargli le porte del S.Orsola-Malpighi, policlinico universitario nel cuore di Bologna con un reparto all’avanguardia nei trapianti di fegato. Con il S.Orsola, struttura pubblica, il medico aveva già raggiunto un’intesa. «Marino arriva al S.Orsola», titolavano i giornali bolognesi a fine aprile 2009. E c’era l’ok dell’assessore regionale alla Sanità, Giovanni Bissoni (Pd). Poi, a luglio, la candidatura alle primarie del Pd. A quel punto che cosa succede?

Lo raccontano le intercettazioni captate in un’inchiesta mille chilometri più a sud. Il pm Pierpaolo Bruni della Procura di Crotone indagando su presunti illeciti nella realizzazione di due centrali termoelettriche incappa nelle conversazioni «bolognesi», ritenute potenzialmente «apprezzabili» sotto il profilo penale. Dunque potrebbe essere aperta un’inchiesta specifica. «Le conversazioni mettono in risalto — scrive la procura crotonese — le azioni ostruzionistiche che alcuni dirigenti dell’Azienda sanitaria di Bologna avrebbero posto in essere nei confronti del senatore Ignazio Marino, candidato alle primarie del Pd. In particolare non gli sarebbero stati perfezionati i contratti che lo avrebbero legato, quale chirurgo, al policlinico S. Orsola di Bologna, per essersi contrapposto all’onorevole Luigi Bersani nella corsa all’elezione di segretario del Pd». Il telefono intercettato è quello di Giuseppe Carchivi, commercialista originario di Crotone ma con studio in provincia di Siena. È un professionista molto quotato e con relazioni politiche ad alto livello. Il 25 agosto lo chiama un «professore » (omettiamo il nome) chirurgo al S.Orsola.

GIUSEPPE CARCHIVI: «Io penso che sia rimasto molto male (Marino, ndr) per la questione di Bologna»
PROFESSORE: «Sì, bè, non è che poi han detto no ...L’han rimandata, capito? Però sono quei rinvii ... Lui c’è poco da fare, s’è schierato da un’altra parte di dove stanno questi». La mattina del 20 agosto 2009 e in altre occasioni il commercialista riceve telefonate da un numero interno del S. Orsola. È un altro medico amico (identificato negli atti), sempre chirurgo del policlinico, a stretto contatto con l’équipe del professor Antonio Daniele Pinna direttore della chirurgia dei trapianti di fegato e multiorgano, quella dove Ignazio Marino avrebbe dovuto operare.
CHIRURGO (C): «... Ti volevo raccontare una cosa, successa la settimana scorsa ... dopo lo schieramento politico di Marino ».
GIUSEPPE (G): «Eh Eh». C: «Hanno fatto il volta faccia (...) in sostanza i vertici regionali, che come tu sai si sono schierati con Bersani, e quindi Marino non è più gradito qua ... il mio direttore generale Cavina (Augusto Cavina dg del S.Orsola, ndr) lo ha chiamato dicendogli "sa...abbiamo difficoltà di sala operatoria, problemi di consiglio di facoltà, sa che c’è un centrodestra molto forte a Bologna", pensa che cazzate che gli ha raccontato ... io l’ho ascoltata la telefonata: insomma, conclusione, gli ha detto che al momento non se ne fa niente. E lui (Marino, ndr) m’ha detto: "ma allora adesso come faccio, io ho i miei pazienti da operare...". Insomma lui è rimasto a piedi, non ha una sala operatoria, con i pazienti da operare. Allora mi ha detto: "Mi devi aiutare a trovare un’altra soluzione". Io che cazzo di soluzione gli trovo, Giuseppe? Dove lo faccio operare, a casa mia? Non so come aiutarlo perché, capisci, ha fatto una scelta politica che lo ha messo in una certa luce con l’entourage di questa zona».
G: «Che tristezza».
C: «Eh, che tristezza, lo so però così è andata la storia. Ti ripeto, in realtà ufficialmente non è mai stato detto questo. Ufficialmente è stato detto che abbiamo problemi di sala operatoria, che le sale operatorie sono troppo piene che ... insomma tutte cazzate, ovviamente, tutte minchiate ...».
G: «A Siena potrei aiutarlo, ma Siena è come Bologna ... E Pinna (direttore reparto trapianti, ndr), che dice?».
C: «Pinna ha detto che (Marino, ndr) ha fatto una mossa che gli ha tagliato le gambe, Bissoni (assessore regionale alla Sanità, ndr) era favorevolissimo all’operazione ».
G: «Ma come si può nella sanità italiana andare avanti?»
C: «Però è così, Giuseppe ... questo è uno che, si potrà dire tutto, ma sicuramente il fegato lo sa trattare. Oh, e questi lo tagliano perché, capito?, per fare le vendette trasversali. (...) È un’assurdità che un chirurgo di quella portata non abbia una sala operatoria ... che c’ha i malati che aspettano... Marino aveva in mano un contratto che doveva solo essere controfirmato. E si è fermato tutto».
G: «E se lo controfirmasse?»
C: «Marino me l’ha detto: se devo venire al S.Orsola che c’è una guerra nei miei confronti ... io mi troverò un altro posto ...Tra l’altro non chiedeva manco un cazzo di soldi: s’era fatto un contratto da 1.500 euro... tu calcola che ogni ritenzione epatica che faceva Marino, il S. Orsola intascava 25.000 euro e gliene dava 1.500...» (...)
G: «Renditi conto che qui siamo al paradosso ... andare ad aiutare il Presidente della commissione d’inchiesta (sulla sanità pubblica, ndr), uno dei migliori chirurghi al mondo, a trovare una sala operatoria. (...) Io ne parlo con Ignazio, sarei per fare una rivoluzione ... questo è uno scandalo nazionale».

Mario Gerevini
20 gennaio

Il commento del Sen. Ignazio Marino

Chi troppo vuole nulla ottiene

I pericoli di un caldo periodo pre elettorale come quello che sta vivendo ormai da mesi la nostra Regione sono noti e stranoti a tutti gli elettori. Si apre fra i contendenti una aspra campagna elettorale che spesso annovera clamorosi quanto imprudenti salti in avanti, poderose sopravvalutazioni, improprie paternità ed immorali stillicidi dell'altro.
La vicenda dell'impianto di assorbimento fumi dell' ILVA ne è un esempio eloquente.
Il governatore, ricandidatosi, della Regione Puglia, nei giorni scorsi in occasione della inaugurazione dell'impianto dell' ILVA si era sperticato in grandi quanto inutili lodi di questo impianto, della dirigenza ILVA e soprattutto dei buoni effetti della politica regionale. Peccato che l'innaugurazione dell'impianto, come i fatti hanno poi dimostrato, era forse un pò prematura e fatta diciamo così di fretta!!!
Fortunatamente le associazioni ambientaliste tarantine, non sono al soldo di nessun politico e di nessun potente ed hanno tempestivamente denunciato il mancato funzionamento dell'impianto.
La bieca figura fatta da tutte le parti in causa è stata di quelle clamorose:
_ L'Ilva che si è dovuta piegare all'evidenza dei fatti, e dopo aver stupidamente polemizzato con le associazioni ambientaliste ha dovuto emettere un comunicato stampa in cui ammette i problemi dell'impianto e la convocazione di una riunione d'urgenza con la ditta costruttrice per risolverli questi problemi;
_il Presidente uscente Vendola che davanti ai suoi potenziali elettori, dopo essersi sperticato nelle grandi doti taumaturgiche di questo impianto, ha dimostrato forse di aver forzato un pò i tempi ed ha dovuto inviare il fido Pelillo ad ascoltare le giuste ed opportune istanze di Altamarea.
- le altre istituzioni, ARPA, Comune di Taranto, ASL, vittime forse anche esse del caldo clima elettorale, che sembrano aver deciso di dare la priorità al sensazionalismo della notizia lasciando in secondo piano il corretto funzionamento delle cose e delle relative autorizzazioni.

E' giunta l'ora di smetterLa con questi atteggiamenti supini al potere, e bene fanno Altamarea e Peacelink a denunciare senza esitazione le "bufale" che i nostri amministratori e le aziende del territorio sono disposti a venderci pur di piegare a loro favore una determinata visione della realtà!






Si è tenuto nel pomeriggio del 18 Gennaio 2010, alla presenza
dell’Assessore Michele Pelillo, l’incontro richiesto dal Presidente
della Regione Vendola ai rappresentanti di Altamarea a seguito delle numerose segnalazioni e testimonianze video del nuovo impianto di
depolverazione inaugurato dall’Ilva il 14 Gennaio scorso.
All’Assessore Pelillo sono stati fatti visionare i numerosi filmati
realizzati da Altamarea che testimoniano le perplessità sulla
complessiva tenuta e funzionalità del nuovo impianto così ampiamente
pubblicizzato e propagandato.
E’ stato chiarito e ribadito che lo spirito che muove Altamarea non è
certo quello indicato come “distruttivo” da parte di Ilva Spa.
Altamarea è e resterà un osservatore neutro, imparziale e
costruttivo e con queste premesse continuerà a tenere alta
l’attenzione sulle problematiche ambientali di questa Città e sul
rispetto che le stesse meritano a qualsiasi livello.
L’occasione presentatasi inoltre è stata utile a:
sensibilizzare il Governatore sulla necessità di monitorare con
estrema attenzione l’iter istruttorio relativo alla richiesta di
Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.) in discussione presso il
Ministero dell’Ambiente, questione sulla quale Altamarea ha da tempo
attivato i propri consulenti tecnici;
rinnovare l’appello affinché la Regione Puglia indirizzi fortemente la
sua azione di Governo verso la piena attuazione dell’art. 3 della
Legge Regionale anti-diossina con particolare riferimento al
campionamento in continuo.
Da un comunicato stampa di Ilva Spa, inoltre, apprendiamo che, nelle
stesse ore, si teneva una riunione “…convocata di urgenza..” tra
l’Ilva e l’impresa che ha realizzato l’impianto di depolverazione.
Apprendiamo dallo stesso comunicato che l’obiettivo di quest’ultima
riunione era quello di “….verificare il corretto funzionamento
dell’impianto, gli eventuali interventi di completamento e la sua
effettiva messa a regime…”
Inoltre tale comunicato conferma l'esistenza di "....alcuni
inconvenienti tecnici che non erano stati previsti....", nonché una
tempistica di entrata in funzione dell’impianto non coincidente con
quella dettata dalle evidenti necessità di propaganda legate alla
manifestazione di inaugurazione.
Forse una maggiore coerenza e prudenza avrebbero potuto consigliare
toni meno trionfalistici.
Ciò conferma che l’atteggiamento costruttivo di Altamarea resta e
resterà tale nonostante l’enorme asimmetria informativa, tecnica ed
economica rispetto ad Ilva Spa.
Per concludere con un sorriso, scevro da qualsiasi polemica, ci
saremmo a questo punto aspettati, a margine del citato comunicato
stampa di Ilva, quantomeno una nota di esplicito ringraziamento per la
consulenza tecnica fornita gratuitamente da Altamarea.
I nostri dubbi si sono rivelati evidentemente fondati e questa
consulenza, gratuita e a distanza, è stata il vero regalo a tutta la
Comunità Tarantina, nessuno escluso.


Coordinamento Altamarea
Coordinamento cittadini e associazioni
Luigi Boccuni
Pierpaolo Fiume
Alessandro Marescotti

CS Peacelink

Taranto, è vittoria con la lotta dei video, si apre ora quella per la difesa della salute

Giudichiamo positivamente il comunicato dell'Ilva in cui l'azienda ammette il sistema di depolverazione secondaria dell'acciaieria 2 appena inaugurato non sta funzionando bene e che "alcuni inconvenienti tecnici non erano stati previsti, allungando così i tempi per la sua piena funzionalità". L'azienda ha infatti dovuto convocare d'urgenza l'Alstom, ossia l'azienda che ha realizzato l'impianto di depolverazione, per verificare cosa è che non sta funzionando. "La riunione - ha dichiarato l'Ilva - convocata d'urgenza è una risposta al lavoro di documentazione compiuto in questi giorni dalle associazioni ambientaliste". L'Ilva ha chiesto altri 30 giorni di tempo per risolvere i problemi riscontrati, problemi che in questi giorni Altamarea e PeaceLink hanno reso di pubblico dominio su Youtube diffondendo filmati eloquenti.
Crediamo che a Taranto la questione dell'ambiente e della salute stia divenendo veramente centrale. E' un momento di svolta per la coscienza sociale della città.
Questa lotta dei video su Internet è ormai diventata un "caso da manuale" nel cyberattivismo ambientale nazionale. I risultati strappati indicano che l'evidenza delle immagini porta sempre alla vittoria se ben gestita sul web. Immagini e video sono stati infatti infatti rilanciati dai giornali e dalle TV con un effetto dirompente. PeaceLink invita tutti i cittadini a fare la stessa cosa su Internet e sui social network come Facebook. Solo così documenteremo a tutta la comunità nazionale la nostra preoccupante situazione e la nostra voglia di cambiare pagina.
L'ammissione dell'esistenza del problema da parte dell'Ilva costituisce un passo in avanti. Ma altri passi dovranno essere ancora fatti. Infatti continuiamo a registrare emissioni abnormi di fumi inquinanti da altri impianti, ad esempio dalle batterie 3 e 4 della cokeria, appena rientrate in funzione, le cui marcate emissioni intendiamo segnalare all'Ilva in un rapporto di costruttiva segnalazione delle anomalie.
Oggi abbiamo parlato con il presidente della Provincia Gianni Florido che si è detto favorevole alla proposta del "modello bresciano", ossia di un "osservatorio" di confronto mensile in cui condividere e aggiornare i dati delle emissioni dell'Ilva, dell'Arpa, degli enti locali e dei cittadini. I cittadini hanno diritto di portare e far visionare all'Arpa, all'Ilva e alle autorità competenti i loro filmati e le loro foto per evidenziare tutto ciò che ancora non funziona. Crediamo che i cittadini possono diventare un soggetto importante di documentazione collettiva. Le "ecosentitelle" con i loro telefonini e telecamere filmeranno, fotograferanno e presenzieranno in queste riunioni offrendo il loro contributo di videosorveglianza perché Taranto ritorni alla normalità. Al tempo stesso è importante che entrino al più presto in funzione le telecamere a ciclo continuo previste nell'Autorizzoazione Integrata Ambientale, piazzate in particolare a sorveglianza della cokeria e delle sue emissioni nocive.
Infine esprimiamo vivo apprezzamento per il lavoro del Sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, che oggi ha presentato un piano di analisi della popolazione per verificare, mediante analisi di sangue e urine, la presenza di metalli pesanti e diossina. E' un lavoro importante di verifica dell'esposizione agli inquinanti che PeaceLink aveva richiesto al sindaco il 31 luglio 2009 (clicca qui) partendo dai dati di emissione dell'arsenico. Il Sindaco ha prestato subito attenzione, dimostrandosi sensibile alla questione e in pochi mesi è stato messo a punto un progetto che sarà realizzato da Arpa, Dipartimento di Prevenzione dell'Asl e Università di Bari.


lunedì 18 gennaio 2010

Comitato per Nichi Vendola a Grottaglie

Nasce a Grottaglie il comitato per NICHI VENDOLA PRESIDENTE 2010

parte la campagna elettorale per il rinnovo del governo regionale e partiamo anche noi con una certezza: nichi vendola ci sara' ! che si tratti di una o due consultazioni, comunque nichi vendola, presidente uscente della regione puglia, sara' candidato presidente alle prossime elezioni regionali,come egli stesso ha dichiarato fin dallo scorso novembre 2009.

cercheremo quindi di stare lontani dalle altrui faide interne di partito e dalle illuminate strategie per un presunto consenso a largo raggio, onde concentrarci invece sull'azione svolta dal governo regionale pugliese con la giunta del presidente vendola in questi ultimi cinque anni. i provvedimenti adottati hanno contrastato con successo l'ormai diffusa politica mercatale, spogliata di una qualsivoglia socialita', eccone alcuni esempi:

- lavoro: percorsi di stabilizzazione dei tanti lavoratori intrappolati nelle
mille tagliole dei contratti precari ed emersione dal lavoro nero:
a.s.l. foggia 800 internalizzazioni, prossima internalizzazione di circa 1000
precari dell' a.s.l. ta/1;
scuola - 22 milioni di euro per evitare la disoccupazione a 1200 assistenti.

- ambiente: legge regionale ‘antidiossina’ alla quale anche i colossi
industriali tarantini dell'inquinamento ambientale si sono adeguati;
no al nucleare in puglia deliberato in consiglio regionale e di recente
impugnato dal governo nazionale innanzi alla corte costituzionale;
sostenibilita’ ecocompatibile: primato nazionale della regione puglia
per la produzione energetica derivante da fonti rinnovabili;
tutela delle acque facendo propri i principi europei in merito alla
concezione dell'acqua quale bene comune, respingendo per legge ogni
tentativo di privatizzazione;
tutela del territorio: istituzione di 13 nuove aree protette.

- sanita': innalzata la soglia del reddito per l'esenzione del ticket fino a
22000 euro ed eliminato il ticket sulle prestazioni specialistiche e
farmaceutiche; istituzione e generalizzazione del servizio emergenza 118.

- politiche sociali: progetti per giovani - `bollenti spiriti' e `principi attivi';
assegno di prima dote per giovani coppie;
diversa abilita'- progetto 'sax' per la connettivita' sociale con cui 6000
disabili hanno ricevuto pc e ausili informatici oltre ai contributi a
fondo perduto, consentendo a 200 famiglie di adeguare le autovetture
alla mobilita' dei disabili; abbattimento delle barriere architettoniche per l'accesso alle abitazioni private.


Chi intende aderire e impegnarsi per la sua rielezione può farlo recandosi presso la sede del comitato elettorale sito in Viale Gramsci n°74.

CS ALTAMAREA


In merito al comunicato stampa diramato da Ilva Spa giovedì 14 gennaio
2010 e relativo alla inaugurazione del nuovo impianto di
depolverazione riteniamo opportuno e doveroso fare alcune
considerazioni.

L'atteggiamento di Altamarea non vuole essere "distruttivo" ma
unicamente volto alla ricerca di chiarezza.

Non ci uniamo al coro di elogi da più parti sollevato in merito alla
predetta inaugurazione in quanto riteniamo che, laddove venga
confermata la funzionalità del nuovo impianto,
quest'ultimo rappresenti un diritto per tutti i cittadini di Taranto
e Provincia e non un gentile omaggio.

Crediamo che la "sfiducia" nostra e di chi ha a cuore le sorti
ambientali e la salute dei tarantini derivi da decenni di decisioni
prese senza criterio e in maniera unilaterale a danno del nostro
territorio.

Laddove la qualità e funzionalità del nuovo impianto venga confermata
ne prenderemo atto con compiacimento, restando comunque in attesa di
risposte tutt'ora inevase circa le questioni ancora in sospeso come ad
esempio il campionamento in continuo così come previsto dall'art. 3
della Legge Regionale antidiossina.

Dobbiamo tuttavia constatare che alle 14.41 del 15 Gennaio 2010 si
sono verificate nuove emissioni anomale, di tipo non convogliato, che
fuoriuscivano dalla campata dell'Acciaieria 2 di Ilva inaugurata solo
24 ore prima.

Come mai tali emissioni anomale non sono state intercettate dai
convogliatori e dai sistemi da poco installati?

Rinnoviamo la nostra disponibilità ad un costruttivo incontro tecnico
con Ilva così come con Eni e Cementir.

Altamarea continuerà a mantenere alto il livello di attenzione come la
coscienza civica della Città di Taranto richiede numerosa e a gran
voce.

Annunciamo sin da ora che proporremo come modello di "relazioni"
quello realizzato a Brescia dove gli Enti Locali e la Provincia,
raccogliendo le istanze ambientaliste hanno istituito un apposito
Osservatorio di cui fanno parte Alfa Acciai, Cittadini,
Amministratori pubblici ed Arpa che, mensilmente, condivide tutti i
dati sui controlli ambientali, compresi quelli sulla diossina.

Di questa nostra ultima proposta daremo ampia informativa in un
prossimo comunicato.

Altamarea
Coordinamento cittadini e associazioni
www.google.it/group/altamareanews