venerdì 4 dicembre 2009

Differenti punti di vista per la questione ambientale tarantina

Alleghiamo il comunicato stampa inviato dal Prof. Fabio Mattacchiera, "storico" ambientalista tarantino che sul palco della manifestazione di Altamarea Sabato scorso è stato protagonista di un intervento dai forti accenti polemici.
Le questioni aperte, oggetto di differenti punti di vista sono molto chiare:
1) Referendum si o no?
2) Area a caldo si o no?
3) La legge anti diossina è pienamente applicabile si o no?

COMUNICATO STAMPA

LA RABBIA NASCE DALLA CONSAPEVOLEZZA CHE IL BENE DELLA COLLETTIVITA’ E DELL’AMBIENTE DEBBA SOTTOSTARE AGLI INTERESSI DEI POLITICI

LA LEGGE ANTIDIOSSINA NON E’ STATA APPLICATA E NON E’ APPLICABILE
GLI ESPERTI DELL’ARPA SVELANO TUTTO!


A gran voce i referendari mi hanno indotto a salire sul palco lo scorso sabato, nel corso della manifestazione contro l’inquinamento, organizzata da AltaMarea. Nessuno spirito di capopopolo, né manie di protagonismo. I referendari si sono resi conto che AltaMarea non ha abbracciato la tesi della chiusura anche parziale (area a caldo, quella più inquinante) dell’Ilva, sebbene tra le tante anime che la compongono ci sono coloro che appoggiano questa soluzione. Essendo una manifestazione popolare contro il nemico unico, l’INQUINAMENTO, tantissime persone mi hanno indotto ad affermare pubblicamente l’urgenza, il diritto e la necessità di fare esprimere la propria opinione ai cittadini di Taranto, tramite il referendum, da una posizione privilegiata e nel momento più congruo, come quello della protesta ambientale, sebbene il mio intervento non era stato inserito nella scaletta di AltaMarea, sempre palesemente contraria ad un’espressione popolare altamente democratica come il referendum.AltaMarea, infatti, ritiene possibile l’eco-compatibilità dell’industria con la città. Una posizione che rispetto, ma che non condivido, poiché la ritengo una cosa irrealizzabile.

I toni forti che hanno scandito il mio intervento erano dettati anche dalle ‘novità’ (che per me non erano altro che conferme) che avevo appreso solo il giorno prima. Infatti, venerdì scorso ho voluto incontrare, nella sede dell’ARPA, due dirigenti addetti al controllo della diossina e degli altri inquinanti provenienti dall’area industriale. Sono emersi risultati agghiaccianti che minano la fiducia che i tarantini stanno ponendo nella Legge Antidiossina.

LA LEGGE ANTIDIOSSINA DEL 16 DICEMBRE 2008 NON HA AVUTO LA BENCHE’ MINIMA APPLICAZIONE E PROBABILMENTE MAI L’AVRA’!

Ecco cosa mi è stato riferito dai tecnici addetti al controllo:

  1. il monitoraggio viene fatto ancora ogni quindici giorni (SOLO DI MATTINA) con sonda isocinetica portata dai tecnici dell’ARPA in cima al camino E312, PREVIO AVVISO del loro ingresso nello stabilimento, ANTICIPATO, QUINDI, DA UNA TELEFONATA, così come previsto dal protocollo;
  2. nel protocollo non è ancora previsto che il monitoraggio sia continuo, c’è infatti una discrepanza tra la legge regionale e quella del Ministero che non prevede una verifica ventiquattr’ore al giorno. “AL MOMENTO NON E’ STATO MAI FATTO IL MONITORAGGIO IN CONTINUO E NON ESISTONO SEGNALI CHE INDUCANO A PENSARE CHE POSSA ESSERE PRESTO EFFETTUATO”.
  3. Circa l’impianto Urea, bisogna precisare che avrebbe il compito di ridurre il livello di diossina che fuoriesce dal camino E312, ma al momento non è dato di sapere se è in grado di adempiere alla sua funzione costantemente, proprio perché manca un monitoraggio adeguato, effettuato senza preavviso ed in continuo, così come previsto dalla legge regionale antidiossina del dicembre 2008 (art.3). Inoltre, il sistema ad urea non sarebbe in grado di far scendere i valori della diossina a livelli accettabili che rimangono, invece, molto lontani (c.a 6-7 volte di più) dallo 0,4 ng/m3 (limite stabilito dalla UE).
  4. Qualora per “grazie divina” si riuscisse nell’intento di far adottare un sistema per il monitoraggio in continuo sulle diossine, mi è stato riferito che non potrebbe mai fornire dati in tempo reale, ma solo una media dei valori registrati nell’arco di 20-30 gg. Ciò dovrebbe avvenire tramite l’utilizzo di una cartuccia che i tecnici ARPA inserirebbero nel camino E312, lasciandovela anche per un mese. Questa verrebbe poi ritirata ed analizzata. Verrebbe, pertanto, verificata la quantità totale delle diossina assorbita dalla cartuccia e non quella relativa alle singole giornate. Ciò impedirebbe di evidenziare eventuali picchi di emissioni, particolarmente nocivi.

FAR CREDERE, QUINDI, CHE IL MONITORAGGIO DELLA DIOSSINA VIENE FATTO IN MANIERA ADEGUATA ED ATTENDIBILE E’ PURA ILLUSIONE E LA LEGGE ANTIDIOSSINA NON TROVA ANCORA APPLICAZIONE a distanza di un anno dalla sua costituzione.

Insomma, rimarremo sempre all’oscuro di quanto succede all’interno dell’ILVA e continueremo a pagare il prezzo della salute per via di questa scellerata pratica del profitto e degli interessi privati che vanno oltre quelli di Riva, ma nei quali sono implicati i Sindacati ed i Politici che non vogliono perdere i loro privilegi insiti proprio nella logica dell’industria.

La rabbia non mi sembra scaturita da un atteggiamento meramente provocatorio o egocentrico, ma da una conoscenza che non può lasciare indifferenti e che va diffusa.

Con preghiera di pubblicazione

Prof. Fabio Matacchiera
099.7380700
320.0780197

1 commento:

Anonimo ha detto...

I Verdi rivelano i siti in cui si vorrebbero costruire le nuove centrali nucleari in Italia, due sono nel Lazio a pochi chilometri da Roma: Montalto di Castro e Borgo Sabotino. Le altre localizzazioni, che sarebbero state individuate in uno studio inviato dall'Enel al governo, sono: Garigliano (Caserta), Trino Vercellese (Vercelli ), Caorso (Piacenza), Oristano, Palma (Agrigento ) e Monfalcone (Gorizia). I Verdi avvieranno il presidio dei siti nucleari per dire si' al solare. (AG