mercoledì 9 dicembre 2009

Corsi e ricorsi storici nella Bari da Bere

Che nesso c'è fra la recente operazione della DDA di Bari nei confronti di noti professionisti, imprenditori e politici e Pino Settanni?

Questi due articoli della Gazzetta ci dicono qualcosa.


E spunta il ruolo dell'on. Elvira Savino «prestanome per i boss»


di GIOVANNI LONGO

l Tre avvocati (di cui due anche politici), un notaio e persino un parlamentare, Elvira Savino, deputata del Pdl. Scorrendo la lista delle 129 persone indagate dalla Dda di Bari che ieri ha portato agli arresti, tra gli altri, il boss del quartiere Japigia, Savino Parisi, si scorgono nomi eccellenti. Persino quello dell’«ape regina», l’attrice Sabina Beganovic, il cui nome compare nell’ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Bari Giulia Romanazzi.

ELVIRA SAVINO - Nell’ordinanza vengono riportate alcune conversazioni telefoniche tra lei e Michele Labellarte. «Elvira Savino - si legge nell’ordinanza - nel momento in cui si era prestata a farsi intestare fittiziamente la titolarità di un conto corrente, era a conoscenza dei pregiudizi penali patiti dal Labellarte, del fatto che era impossibilitato ad operare in prima persona . La deputata, 32 anni, nata a Castellana Grotte, è accusata di aver agevolato l’attività illecita consentendo la fittizia intestazione di un conto corrente bancario. In cambio avrebbe ottenuto – secondo l’accusa - la concessione di una carta di credito collegata alla promozione di un vettore aereo con addebito sul conto di Michele Labellarte, personaggio «chiave» dell’inchiesta; tre aiuti finanziari per complessivi 3.500 euro e due ricariche telefoniche. In «combinata» accanto al suo, spunta, poi, ancora una volta, quello di una donna di «spettacolo». Un conto corrente bancario presso Antonveneta, infatti, è intestato anche a Sabina Beganovic, «attività: artista desunta da permesso di soggiorno», come si legge nell’ordinanza. La deputata e Labellarte si sarebbero conosciuti due anni fa a Rosa Marina nella villa dell’assistente parlamentare della Savino dove Tarantini, pare, fosse di casa.

SABINA BEGANOVIC - Sabina Beganovic, 35 anni, origini slave, in arte Sabina Began. In un’altra inchiesta della Procura di Bari, quella sulle feste esclusive organizzate anche in residenze private dal premier cui avrebbero partecipato escort che sarebbero state messe a disposizione dall’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini, la Began, detta l’«ape regina», sarebbe stato proprio il punto d’incontro tra Berlusconi e Tarantini. Il suo successo di attrice sarebbe legato proprio all’amicizia con il premier. Secondo gli inquirenti sarebbe proprio lei l'organizzatrice della celebre festa a base di giovani fanciulle e fiumi di champagne, datato capodanno 2008. L’attrice non risulta indagata. E’ la seconda inchiesta «barese» in cui la donna compare. La Began, infatti, conosce Gianpaolo Tarantini da diversi anni. A farli incontrare ci avrebbe pensato proprio la Savino, amica ed ex coinquilina della Began.

GIANNI DI CAGNO - Avvocato, 58 anni, di Bari, è stato componente laico del Csm dal luglio 1998 al luglio 2002, designato da Democratici di sinistra (Ds). Il Tribunale di Bari lo ha interdetto per 2 mesi dall’attività forense perché accusato del reimpiego di danaro sporco per non aver rispettato gli obblighi di segnalare le attività sospette alle autorità competenti. Il reato sarebbe stato commesso avendo avuto fra i suoi clienti Labellarte.

ONOFRIO SISTO - Avvocato barese, 51 anni, è stato vicepresidente Ds-Pd alla Provincia di Bari dal 2004 al giugno scorso ed è vicepresidente della Fondazione Petruzzelli in quota Pd. Per lui stessa misura interdittiva di 2 mesi con le stesse accuse mosse a Di Cagno. Sisto è anche accusato di peculato per aver utilizzato il telefonino che aveva quand’era vice presidente della Provincia di Bari per effettuare conversazioni private con il suo assistito Michele Labellarte. Sisto si è detto «vittima di un incredibile errore».

FRANCESCO MAZZA - Notaio di Bari. Il Tribunale lo ha interdetto dall’attività professionale per 2 mesi con l’accusa di aver attestato un falso nel corso di un’asta giudiziaria. Il professionista avrebbe dichiarato il falso, quando, il 12 novembre 2008, nel corso di una procedura d’incanto, ha scritto in atti che Labellarte «Ha presentato regolare e tempestiva istanza di partecipazione nei modi e termini di cui all’indicato avviso d’incanto», laddove l’stanza sarebbe stata compilata e depositata poche ore prima della gara.

GIACOMO PORCELLI - Avvocato barese, 51 anni, docente universitario. Anche lui indagato per presunto riciclaggio. Avrebbe omesso di effettuare la segnalazione per operazioni sospette.


di ONOFRIO PAGONE

«Mi inchino alla Procura e all’ottimo lavoro svolto, ma non voglio essere una vittima sacrificale perché mi sembra tutto così assurdo...». Elvira Savino, 32 anni, deputata del Pdl, è la più in vista tra i politici coinvolti dall’inchiesta antimafia di Bari. Secondo la Dda, avrebbe agevolato il riciclaggio di fondi provenienti dalla bancarotta di una società con la fittizia intestazione di un conto corrente, ottenendo in cambio favori e regalie. «Accuse prive di fondamento», tuona la Savino in una dichiarazione scritta diffusa dalla sua segreteria.

Poi per telefono, dal «Gaslini» di Genova dove assiste il suo bambino di appena otto mesi ricoverato da settembre scorso, si lascia andare a spiegazioni e valutazioni. «Non so se ridere o piangere, sono allucinata, cado dalle nuvole».

Onorevole, ma lei conosceva Michele Labellarte, giusto? «Sì, lo conoscevo, ci frequentavamo. Era amico di vecchia data del mio fidanzato storico, Pino Settanni, con cui sono stata cinque anni. Non avevo la più pallida idea di certe sue frequentazioni; io sapevo che era assistito da due avvocati che conosco, due professionisti che stimo, persone limpide: non avevo certo percezione che avesse a che fare con qualcosa di illecito».

Ci spiega quel conto corrente fittiziamente a lei intestato? «Perché fittiziamente? Era veramente un mio conto: non l’ho mai utilizzato davvero, questo sì. Lo accesi all’Antonveneta quando questa banca aprì uno sportello all’interno dell’aeroporto a Bari-Palese. Il direttore dell’agenzia era uno giovane, un amico di Labellarte, che mi disse: “Facciamo gli una cortesia, apriamo lì un conto, anche con pochi soldi, l’importante è far figurare il conto. Lo feci, e lì feci transitare 3000 euro miei: ho versato un assegno di mio fratello. Dunque, ho riciclato soldi miei? Se poi mi si vuole tirare in mezzo per forza... E’ abnorme l’accusa: conoscere una persona non significa far parte della mafia. Il fatto è che vengo sempre tirata in ballo, è già successo...».

Dagli atti risulta coinvolta anche la sua amica Sabina Began, la cosiddetta «Ape Regina» delle feste di Palazzo Grazioli... «Mi risulta che anche lei conoscesse Labellarte. Ma, vede, secondo me c’è un enorme equivoco su questa storia: io sono serena, ma io non ho mai saputo nulla di questa indagine, non sono mai stata sentita, non ho mai potuto spiegar nulla. Ho dato mandato al mio avvocato, Grazia Volo di Roma, di chiedere al pm di ascoltarmi quanto prima per chiarire: non ho difficoltà a spiegare».

Può spiegare il suo intervento a proposito del progetto per gli alloggi studenteschi a Valenzano? «Labellarte aveva questo progetto innovativo, un bel progetto. Me lo mostrò e mi chiese di aiutarlo a capire eventuali forme di finanziamento o collaborazione istituzionale come convenzioni o accordi di gestione con l’Uni - versità. Ero stata eletta da poco: presentai il progetto al sottosegretario Pizza; poi ne parlai a collaboratori del ministro Gelmini. Mi spiegarono che non esistono finanziamenti possibili e finì lì. Ora scopro di risultare come prestanome, ma credo che quello che ho fatto rientri nel lavoro di un parlamentare: capire, informarsi per fare cose buone sul territorio».

Lei avrebbe ottenuto anche ricariche telefoniche in premio, secondo l’accusa. «Sì, è ridicolo. E’ tutto così fumoso, è strano. Le ricariche? Se si è fuori casa, magari succede che un amico ti favorisca con una ricarica. Ma all’epoca non ero neppure parlamentare: quanto poteva rilevare la mia posizione?».

da La Gazzetta del Mezzogiorno

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