martedì 27 ottobre 2009

SALVIAMO RADIO RADICALE ED IL SUO SERVIZIO PUBBLICO




Non si tratta della vita di Radio Radicale, ma del continuare ad assicurare una funzione pubblica da decenni fornita ai cittadini e alle istituzioni, in una situazione in cui nessun altro svolge lo stesso servizio alle stesse condizioni, come dimostrano gli attestati provenienti dal mondo accademico, giornalistico e anche politico di cui abbiamo raccolto un piccolo campione.

Non si tratta quindi di salvare Radio Radicale, ma una convenzione per garantire un servizio di pubblica utilità. Ecco quale.

Un modello di informazione, non una radio di partito

Radio Radicale ha introdotto in Italia un modello di informazione politica totalmente innovativo: quella della trasmissione integrale di tutti gli eventi di attualità istituzionale e politica. Nessun taglio né selezione, nessuna mediazione giornalistica, al fine di permettere agli ascoltatori di “Conoscere per deliberare” direttamente gli eventi politici nella loro integralità originale.

Invece di pretendere di fornire un’informazione giornalistica migliore di quella confezionata dalle altre emittenti, o di fungere da radio di partito, di un solo partito, Radio Radicale ha affermato in Italia un modello di informazione di interesse pubblico del tutto inedito, basato sulla registrazione, la messa in onda, l’archiviazione e la pubblicazione su web dei maggiori eventi istituzionali, politici e giudiziari nella loro integralità.

Bisogna andare negli Stati Uniti per trovare, nell’emittente via cavo C-Span, qualcosa di simile a quello che Radio Radicale per oltre trent’anni ha assicurato ai cittadini italiani.

Perché i soldi a Radio Radicale finanziano un servizio pubblico, non un’emittente

  • Radio Radicale è l’unica emittente radiofonica ad essere stata riconosciuta, con la legge 230 del 1990, “impresa radiofonica che svolge attività di informazione di interesse generale”. La legge prevede che per essere riconosciti tali, bisogna destinare la propria rete di trasmissione, che deve raggiungere almeno l’85% delle regioni, alla messa in onda quotidiana di «programmi informativi su avvenimenti politici, religiosi, economici, sociali, sindacali o letterari per non meno di nove ore comprese tra le ore sette e le ore venti»

  • Radio Radicale è stata la prima e finora l’unica a vincere, tramite gara, una convenzione per la trasmissione delle sedute del Parlamento, nel 1994

  • Da allora tale convenzione è stata sempre rinnovata, e Radio Radicale ha assicurato con continuità questo servizio allo Stato e ai cittadini

  • Il servizio di trasmissione delle sedute del Parlamento è stato svolto, a spese del solo Partito radicale, per oltre vent’anni da Radio Radicale, prima di qualsiasi convenzione. Dal 1976 al 1998, quindi, Radio Radicale ha avuto l’esclusiva non voluta di questo servizio essenziale per la democrazia, la pubblicità del processo deliberativo del Parlamento. Tutt’oggi Radio Radicale è l’unico archivio ad avere conservate, archiviate e ricercabili su internet, le registrazioni delle sedute della Camera dei deputati dal ‘76 all’89 e del Senato dal ’76 al ’97

  • Il Partito radicale, per anni, in totale solitudine, ha chiesto che la Rai svolgesse questo servizio pubblico, ottenendo nel 1990 che venisse introdotto quest’obbligo nella legge Mammì di riordino del sistema radiotelevisivo

  • Nel 1997, con l’approssimarsi della scadenza della convenzione, Radio Radicale aveva avanzato alla RAI un’offerta di collaborazione triennale per la realizzazione della quarta rete radiofonica parlamentare, offerta rifiutata

  • La Rai non ha ottemperato a quanto previsto dalla legge per oltre 7 anni

  • Il 17 dicembre 1997 tutti i capigruppo della Camera dei deputati sottoscrivevano un ordine del giorno che giudicava “un incomprensibile passo indietro” la realizzazione, a sette anni di distanza dall’approvazione della legge che la prevedeva, della quarta rete radiofonica della Rai dedicata alle sedute parlamentari. L’ordine del giorno, accolto dal Governo, impegnava l’esecutivo “ad individuare le vie economicamente meno onerose per la realizzazione di tali obiettivi, prima fra tutte quella del ricorso ad una convenzione con un concessionario” scelto attraverso una gara. Il 14 gennaio i senatori a vita Francesco Cossiga, Giovanni Agnelli, Giulio Andreotti, Carlo Bo, Norberto Bobbio e Giovanni Leone presentavano al Senato una mozione in cui si chiedeva di “considerare superato e decaduto” l’obbligo previsto dalla legge Mammì in capo alla Rai di dar vita alla rete radiofonica parlamentare e di rinnovare la convenzione con Radio Radicale fino alla data di decorrenza della nuova convenzione, che sarebbe dovuta essere stipulata a seguito di una gara

  • L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato nella segnalazione a Governo e Parlamento del 9 marzo 1998 riguardo al disegno di legge su Radio Parlamento scrive: «Nel corso della sua attività istituzionale, l’Autorità ha più volte sottolineato come un servizio pubblico o una parte di esso possano essere efficacemente svolti da soggetti diversi dal concessionario pubblico, garantendo comunque il pieno raggiungimento degli obiettivi di interesse generale. (…) L’Autorità perciò rileva con soddisfazione come tale principio sia stato recepito nel disegno di legge AS 3053 per la porzione di servizio pubblico radiofonico costituita dalla trasmissione dei lavori parlamentari. Il disegno di legge sospende inoltre, fino al 31 dicembre 1998, l’efficacia dell’art. 14 del contratto di servizio tra la Rai e il Ministero delle Comunicazioni, che prevede l’avvio della rete parlamentare da parte della stessa Rai. L’Autorità ritiene che debba essere non sospeso ma abrogato quest’obbligo della Rai, perché nel caso la Rai risultasse vincitrice della gara, sarà la successiva convenzione con lo Stato a disporre i relativi obblighi, e nel caso di vittoria da parte di un’altra emittente si avrebbe un’inutile duplicazione del servizio finanziata dal canone di abbonamento».

  • La gara non si è mai svolta per non mettere a repentaglio l’esistenza della rete RAI Gr Parlamento

  • Essendo una delle poche emittenti radiofoniche che coprono tutto il territorio nazionale, se Radio Radicale avesse deciso di introdurre spazi pubblicitari e modificare la propria politica editoriale, avrebbe potuto inserirsi a pieno titolo nel grande business della vendita degli spazi pubblicitari in cui tutte le radio, da ben prima del 1994, erano impegnate con guadagni molto più elevati di quelli ottenuti con la convenzione stabilita con il Ministero delle Comunicazioni.

Confronto tra Radio Radicale e la rete RAI GR Parlamento. Dov’è lo spreco?

  • Rispetto a Radio Radicale, che trasmette 8760 ore l’anno (24 ore al giorno), Gr Parlamento trasmette 5124 ore (14 al giorno) di cui solo 3000 dedicate alle dirette del Parlamento.

  • Radio Radicale costa allo Stato 8 milioni 333 mila euro l’anno e non può trasmettere pubblicità a causa della convenzione. Di Gr Parlamento non esiste un bilancio pubblico. E’ parte dei servizi richiesti dal contratto di servizio che fa intascare alla RAI 1 miliardo 602 milioni di euro l’anno (a cui vanno aggiunti 110 milioni di euro l’anno da altre convenzioni e 1 miliardo 165 milioni ricavati dalla pubblicità - dati del bilancio 2008).

  • Secondo l’indagine ufficiale di Audiradio gli ascolti di Radio Radicale variano dai 470.000 a 530.000 utenti al giorno e da 1.500.000 a 2.000.000 a settimana. Gr parlamento non risulta essersi mai iscritta ad indagini di ascolto

  • ll servizio svolto da Radio Radicale è regolamentato da un contratto con il Ministero delle Comunicazioni che prevede una percentuale minima di sedute da trasmettere, le modalità di separazione rispetto alle altre trasmissioni, l’invio mensile dei resoconti delle ore di trasmissione e la collocazione rispetto agli altri programmi. Il controllo avviene da parte del Ministero che verifica puntualmente il rispetto degli obblighi contrattuali. Il servizio svolto da Grparlamento è regolato da tre righe del contratto di servizio (articolo 12 comma 3) e nessuna forma di controllo né di rendicontazione risulta essere prevista.

  • Radio Radicale rende disponibili tutte le sedute parlamentari su internet, in audiovideo, fin dal 1998, agli albori di internet in Italia. Le sedute, dopo la diretta, vengono presentate in schede che rispettano la scansione delle varie fasi dei lavori parlamentari. L’aggiornamento avviene ora per ora, in tempo reale. Il motore di ricerca consente inoltre di effettuare ricerche organizzate nell’ambito di tutte le sedute disponibili. L’avvio della sperimentazione di questi servizi multimediali è prevista della legge n. 350/2003 (Finanziaria 2004). Sul sito di Grparlamento sono ascoltabili solo alcune rubriche dell’emittente, non compare nessuna traccia della programmazione effettuata, non solo in forma multimediale ma neanche come semplice elenco di programmi trasmessi.

  • Nel tempo in cui non trasmette il Parlamento, Radio Radicale, al di fuori di qualsiasi finanziamento pubblico, documenta l’attività anche delle altre istituzioni (Tribunali, Consigli comunali, Corte dei Conti, Consiglio Superiore della Magistratura, Parlamento europeo), così come i congressi, i festival e le maggiori assemblee di tutti i partiti politici, i convegni organizzati dalle maggiori associazioni del mondo del lavoro e dell’impresa, manifestazioni o conferenze stampa di particolare interesse, dibattiti e presentazioni di libri. Ancora più rilevante è che gli eventi registrati, che solo in minima parte trovano spazio nel palinsesto, sono fruibili via internet anche in video da qualsiasi utente senza alcuna limitazione e senza alcuna forma di registrazione dei dati personali. Il costo della sola produzione esterna, della archiviazione e della pubblicazione integrale in Internet degli eventi esterni supera i 3 milioni di euro l’anno. Nessuna attività del genere è effettuata da GR Parlamento.

L’archivio di Radio Radicale

Ad oggi l’archivio multimediale di Radio Radicale contiene 283.000 registrazioni.

  • 67.364 interviste

  • 15.599 udienze di processi

  • 32.056 convegni e dibattiti

  • 7.716 assemblee

  • 6.745 comizi e manifestazioni

  • 16.030 conferenze stampa

  • 161.100 oratori

  • 5.579 organizzazioni

Più della metà di questo archivio è disponibile e liberamente accessibile in formato multimediale online sul sito www.RadioRadicale.it.

In un articolo apparso nel 2000 sulla rivista scientifica de il MulinoContemporanea, “Ascoltare la storia, l’archivio sonoro di Radio Radicale”, l’archivio viene definito «una fonte di documentazione storica molto rilevante e ampia per l’intera storia politica contemporanea italiana (…). La caratteristica che rende particolarmente interessante questa raccolta, oltre alla specificità del contenuto (…) e alla grande quantità di materiale raccolto, è l’integralità della registrazione dell’avvenimento, di cui si conservano non solo degli spezzoni destinati alle trasmissioni, come spesso accade in altri archivi radiotelevisivi, ma l’evento nella sua completezza».

http://www.radioradicale.it/perche-viva-radio-radicale

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