giovedì 15 ottobre 2009

Non facciamo gli indiani


Il bell'articolo di Gianluca Coviello sul numero odierno di Taranto Oggi testimonia quanto l'arretratezza culturale del nostro territorio parta proprio dai suoi protagonisti economici. Nulla è da stupirsi visto che i nostri industriali non hanno mai battuto ciglio sulle politiche del territorio in cui anche loro operano,aspettando che i giganti ILVA ed ENI attribuissero loro quei piccoli appalti o sub-appalti lasciati dalle grandi aziende del Nord.
Segnali di arretratezza culturale ma anche economica, poichè oggi a tutti gli effetti, e questo lo sanno anche le pietre oramai esiste anche il business verde, quello derivante dalle applicazioni delle migliori tecnologie ambientali, delle bonifiche, delle energie alternative, del riciclo. In un mondo industrializzato ed avanzato che si muove in questa direzione i nostri industriali preferiscono seguire la direzione indiana o cinese, fatta da industrializzazione massiccia o selvaggia senza tanto pensare agli effetti sul territorio. Ma se almeno in quei paesi tale atteggiamento è giustificato dalla crescente pressione economica e del benessere che vede richiedere a centinaia di milioni di persone più energia elettrica, automobili, mezzi di locomozione le richieste avanzate dai nostri illuminati industriali da cosa sono mosse?
Nella vicenda ENI ad esempio stranamente nessuno di questi soggetti economici ha parlato di metodologie alternative. Eppure i soggetti virtuosi, ad onore della cronaca non mancano. Il gruppo Ciccolella realizzerà a ridosso del complesso ENEL di Brindisi enormi serre che sfrutteranno il calore provenienti dai gas prodotti dalla centrale di Cerano.
Per la serie apriamo gli occhi ed apriamo la mente, siamo a Taranto, Puglia, Italia, l' India è distante migliaia di chilometri da noi, anche se c'è qualcuno che ci vorrebbe più vicini.

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