mercoledì 28 ottobre 2009

La crisi che non passa

Ennesima tegola sul fragile sistema produttivo tarantino.
Anche Evergreen, in concomitanza con il calo del traffico delle merci nel Porto di Taranto, annuncia a sorpresa la messa in mobilità di 220 dipendenti su 500, senza passare dalla cassa integrazione.
Anche il porto quindi risente in maniera massiccia della crisi mondiale, sopratutto in virtù del mancato decollo dell'aera retroportuale e della sua endemica dipendenza dall'attività dello stabilimento siderurgico dell' ILVA.


La crisi dell’acciaio rallenta il porto
di Taranto: primi sei mesi in calo

I dati: diminuite le navi (-36,4%), calate le merci movimentate (- 44,1%), specie le siderurgiche (-61,2%)

TARANTO — Il porto di Ta ranto è in crisi. Nel primo se mestre 2009 sono diminuite le navi in partenza e in arrivo (meno 36,4%), calate le merci movimentate (meno 44,1%), in particolare quelle legate al la siderurgia (meno 61,2%), mentrehanno tenuto i prodot ti petroliferi (più 19,2%). Il da to più preoccupante, però, ar riva dai container: dopo un primo semestre chiuso con il segno positivo, il traffico è crollato nel mese di settem bre con un allarmante meno 32% e le previsioni per il ter zo trimestre evidenziano un meno 12%.

Le statistiche confermano ancora una volta che lo scalo jonico lavora quasi solo con Il va e per l’acciaio e riesce a in serirsi con molta difficoltà ne gli altri tipi di traffici. La di versificazione delle merci mo vimentate è un obiettivo di cui si parla da tempo ma ap pare ancora lontano da rag giungere. D’altra parte manca completamente la cosìddetta retroportualità e, di conse guenza, Taranto viene visto solo come terminale dei pro dotti siderurgici e come pun to di riferimento di Evergre en. Nei primi sei mesi dell’an no Tct, il terminalista taranti no dell’azienda di Taiwan, ha goduto della razionalizzazio ne delle linee decisa dalla ca sa- madre. L’esclusione tem poranea di Trieste dalle rotte ha concentrato su Taranto i traffici. Ma da luglio Evergre en ha ripristinato le consuete linee di commercializzazione e il riverbero su Taranto è sta to immediato. Le statistiche del primo semestre sono da allarme rosso. Le navi in arri vo e in partenza nel porto di Taranto sono diminuite del 36,4 per cento. In unità signi fica che, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, lo scalo ne ha perse 901, un calo di attività costante e progres sivo aumentato ancora a lu glio, mese in cui il passo al l’indietro è stato del 39,2%. Il tonnellaggio delle merci com plessivamente movimentate nel semestre è crollato del 44,1%, perdendo oltre 10 mi lioni di tonnellate, passando dalle 22.705.914 dei primi sei mesi del 2008 alle 12.690.815 di quest’anno.

Gli sbarchi hanno evidenziato un calo del 48,6%, gli imbarchi del 43%. I prodotti legati alla side rurgia sono scesi del 61,2%, cioè meno materie prime per la produzione ridotta in que sto periodo al 30%; le lamiere e gli altri prodotti siderurgici hanno registrato un calo del 62,3 per cento dal momento che bisogna ancora smaltire il materiale accumulato nei piazzali. Un leggero aumento ha segnato, al contrario, lo scalo petrolifero. Gli arrivi di greggio alla raffineria sono cresciuti del 43%, le partenze di prodotti finiti del 2%. L’apparente contraddizio ne tra l’aumento del traffico container (più 9,2%), cresciu ti dai 361.333 del 2008 ai 394.461 di oggi, e la diminui zione delle merci transitate a Taranto ha una spiegazione: i container spesso viaggiano vuoti. Con questi volumi il porto tarantino è il quarto in Italia, preceduto da Gioia Tau ro, oltre un milione e mezzo di container; Genova (764mila), La Spezia (503).

Cesare Bechis da corriere.it




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