mercoledì 7 ottobre 2009

Al di sotto della legge

La sospirata sentenza della Corte Costituzionale è finalmente giunta. Il lodo Alfano è illegittimo.

Il lodo Alfano é incostituzionale in quanto non si può modificare una norma della Costituzione con legge ordinaria. I 15 giudici della Consulta hanno bocciato, dunque, la legge che sospende i processi per le quattro alte cariche dello Stato: i presidenti della Repubblica, del Senato, della Camera e del Consiglio. Due le violazioni riscontrate dai giudici della Corte costituzionale: violazione dell'articolo 138 della Costituzione, vale a dire l'obbligo di far ricorso a una legge costituzionale (e non ordinaria come quella usata dal lodo per sospendere i processi nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato): e violazione dell'articolo 3 (principio di uguaglianza). L'effetto della decisione della Consulta sarà la riapertura di due processi a carico del premier Berlusconi: per corruzione in atti giudiziari dell'avvocato David Mills e per reati societari nella compravendita di diritti tv Mediaset. C'è poi un terzo procedimento, Mediatrade, che potrebbe approdare in aula se il premier dovesse essere rinviato a giudizio nei prossimi mesi. Un altro procedimento pendente riguarda, poi, l'inchiesta su una presunta compravendita di senatori all'epoca del governo Prodi.


La Consulta era chiamata a decidere sulla legittimitá costituzionale del provvedimento varato dal Parlamento nel luglio del 2008 e nei confronti del quale erano stati presentati tre ricorsi: due dai giudici di Milano, nell'ambito dei processi in cui il premier Silvio Berlusconi è imputato per corruzione in atti giudiziari dell'avvocato inglese David Mills (condannato in primo grado a 4 anni e 6 mesi) e per irregolaritá nella ompravendita dei diritti televisivi Mediaset. Il terzo è del gip di Roma chiamato a decidere se rinviare o meno a giudizio Berlusconi, indagato per istigazione alla corruzione di alcuni senatori eletti all'estero durante la scorsa legislatura. (N.Co.)
da Il Sole 24 Ore.com

Tramonta definitivamente quindi l'ipotesi del Capo del Governo e della sua maggioranza di stabilite una sorta di salvacondotto per le quattro maggiori cariche dello Stato dai procedimenti giudiziari in corso.
Secondo tentativo a vuoto quello del Lodo Alfano dopo la bocciatura del Lodo Schifani .
Le reazioni politiche non si sono fatte attendere. La maggioranza ed il governo dissimulano ed invocano addirittura la piazza ( ma non c'era già qualcuno ottanta anni fa ce si comportava in questo modo?), l'opposizione ringrazia e gongola. Di sicuro una mezza vittoria per il sonnacchioso PD, più attento ai suoi equilibri interni, alla ricerca di un'identità che al bene del paese (vedi votazione sullo scudo fiscale), una vittoria politica piena per l' Italia dei Valori, unico movimento a scendere in piazza immediatamente dopo l'approvazione della legge, a farsi promotore di un referendum abrogativo della stessa legge e sopratutto a sollevare le critiche nei confronti del Presidente della Repubblica che forse con eccessiva facilità ha posto la sua firma in calce ad un provvedimento legislativo manifestamente incostituzionale.

Tramonta così definitivamente la strategia del Presidente del Consiglio di evitare tutti i procedimenti giudiziari in corso che lo vedono coinvolto. Una brutta sconfitta che lo pone all'interno della sua maggioranza in posizione di maggiore debolezza del suo alleato/avversario Fini che prima del pronunciamento della Corte aveva dato mandato ai suoi legali di provvedere alla rinuncia del lodo.





Nessun commento: