lunedì 19 ottobre 2009

40 anni di politica indegna

Il liceo assassino di Gianni Lannes

Benvenuti nel terzo mondo europeo, dove la scuola pubblica è un ricovero di fortuna da 4 decenni e i politicanti quando non speculano direttamente si gingillano con inaugurazioni di strutture fantasma. L’amianto cancerogeno, in barba alle normative di protezione sanitaria e ambientale, fa bella mostra addirittura a scuola, al liceo classico-scientifico “Giuseppe Moscati” (istituito nel 1968-69) di Grottaglie in provincia di Taranto che vanta il record europeo di 8 sedi, alcune fuorilegge: una centrale e sette succursali per 1260 studenti distribuiti in 58 classi, al modico canone di locazione annuo di 340 mila euro (denaro del contribuente versato dalla Provincia). Insomma dove proprio non deve esserci – per legge e buon senso – la plumbea lana delle salamandre danza in quantità industriali sotto forma di grondaie, canne fumarie, tubi termici, condutture idriche e intercapedini. Particolarmente a rischio l’edificio di via Sant’Elia, ex opera nazionale maternità e infanzia, di proprietà comunale. La struttura è imbrigliata da una cappa di eternit in condizioni di evidente friabilità. Quando si sfibra questo minerale non perdona, dando origine a piccolissime scaglie invisibili. I frammenti polverulenti e volatili possono una volta respirati, provocare forme tumorali alle vie respiratorie anche a distanza di molti anni. La letteratura scientifica parla chiaro: una volta inalate le fibre di amianto, poiché sono indistruttibili si depositano nella pleura anche per 20 anni prima che il tumore si scateni in tutta la sua virulenza. Non a caso l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stabilito che “l’amianto a qualsiasi concentrazione nell’aria è pericoloso”. Per ammalarsi gravemente basta anche una singola particella di silicati fibrosi a contatto con i polmoni. In sostanza l’asbesto è fonte di pericolo se penetra nei tessuti corporei e questa evenienza si verifica, appunto, quando è sospeso nell’aria sotto forma di polvere inalabile. Conseguenze epidemiologiche sulla popolazione studentesca e sui cittadini? Mai valutate dall’autorità sanitaria, né dal Comune e nemmeno dalla Provincia. Il 30 settembre dopo aver accertato l’evidente pericolo si chiama in causa il responsabile della sicurezza. L’ingegnere Domenico Masella cade dalle nuvole: “Amianto che? Vuole scherzare: in quella scuola non c’è amianto, sono sicuro” spergiura il tecnico. A tutt’oggi nonostante la mirata segnalazione non è stato ancora adottato alcun provvedimento cautelativo. E come al solito il presidente dell’amministrazione provinciale Giovanni Florido non si degna neanche di rispondere al telefono nonostante il preciso avvertimento. “Non credo proprio che ci sia amianto – sbotta infastidito il sindaco Raffaele Bagnardi (centro-sinistra) – se c’è questa situazione è colpevole chi immediatamente non lo segnala. Se c’è qualcuno che ha la consapevolezza di questa cosa e non la sta segnalando dovrebbe essere lui immediatamente incriminato perché su queste cose non si scherza. E’ grave che il responsabile della sicurezza neghi l’evidenza”. A parte il disdicevole scaricabarile, il primo cittadino dimentica i suoi obblighi legislativi: è la massima autorità sanitaria del paese. Spetta a lui adottare ordinanze urgenti in caso di pericolo. Bagnardi telefona dopo qualche minuto e aggiunge: “Intanto la ringrazio. La competenza è totale della Provincia perché il Comune ha solo la nuda proprietà. Mi aspetto una denuncia della situazione da parte della provincia o comunque da parte della scuola”. Il dirigente scolastico Guglielmo Matichecchia, in carica dall’1 settembre 2004 – preceduto da Pietro Lucchese (1996-2004) e prima ancora da Francesco Lupo (1983-1996) – tuttavia non ha dubbi: “la sede di via Sant’Elia è idonea, l’abbiamo sistemata. E’ una scuola: lì abbiamo strutture, attrezzature, aule che sono avanzatissime”. Bontà sua. Le sorprese non si esauriscono in un amen. “Dall’ispezione del provveditorato delle opere pubbliche è emerso che per quanto riguarda le condizioni di stabilità delle sedi non ci sono problemi per nessuna sede” ripete in un mantra Matichecchia. Messo all’angolo l’autoritario capo d’istituto, amico di Florido (Pd) noto alle cronache nazionali per la misoginia politica, ammette: “I problemi derivano dalla varietà e dalla molteplicità delle sedi. I disagi ci sono anche per gli insegnanti che devono spostarsi. Abbiamo qualche sede che insomma anche se idonea per quanto riguarda le strutture è una sede più disagiata per quanto riguarda altre condizioni che attengano il fatto che affacciano sul piano terra, sulla strada e quindi con i disagi. Comunque è impropria la definizione di garage perché il garage ha un significato nella lingua italiana e sono locali commerciali. Non sono né scantinati né sottoscala”. Cosimo Annichiarico, presidente dell’associazione “Amici del Moscati”, un sodalizio al quale aderiscono un considerevole numero di alunni, docenti , genitori e personale non docente, ha scritto nero su bianco in un comunicato pubblico: “Il Consiglio d’Istituto è stato costretto a deliberare, a partire dal 21 settembre, lo svolgimento delle attività didattiche con turni antimeridiani e pomeridiani, data la mancanza di otto aule e continuando ad accettare come normali sei inagibili aule-garage e una disseminazione sul territorio comunale di otto sedi, rassegnandosi a vederle estese a dieci, se e quando saranno approntate le altre due necessarie per ospitare le otto aule eccedenti la disponibilità attuale”. Walter conferma sulla propria pelle: “Abbiamo otto sedi tutte formate però da 2 a 4 classi. Si tratta di garage più che altro. Molti sanno che due o tre sedi non sono agibili: via Umbria, via Amalfi, piazza Verdi”. Allora, diamo un’occhiata a via Umbria. In loco effettivamente si fa lezione in box adibiti a scuola con tanto di saracinesca. Uscite di sicurezza e finestre? Neanche a parlarne. La professoressa Angela Sansonetti, confidente del dirigente Matichecchia tenta addirittura di impedire fisicamente al cronista di osservare la struttura dall’esterno, ossia dalla strada pubblica ingombra di auto in sosta. “E’ vietato fotografare”: gracchia visibilmente inacidita dalla curiosità giornalistica. In questo polo d’eccellenza a base di fondi sociali europei (Pon), ad uso e consumo del Matichecchia e della sua cricca affamata, dove in passato si sono sprecati i seminari di luminari come Mentana, Galimberti e Garofano, manca perfino luce e aria. “Il problema di quest’anno è il turno pomeridiano – rivela Maria – E’ un nostro diritto avere la scuola al mattino quando la mente è più aperta e riposata. Nel pomeriggio si fa più fatica ad apprendere”. Impossibile dargli torto. “Il problema si acuisce per i pendolari – chiosa Nicola – che tornano a casa dopo le 21 se gli autobus arrivano in orario. Il preside aveva promesso che tutto si sarebbe risolto entro la metà di ottobre. Invece”. Il Moscati non ha una palestra né cortili. “Siamo nella villa comunale a fare educazione fisica. Manca tutto – accusa Michele – Non è dignitoso. Non sono rispettate le norme di sicurezza, di vivibilità. Manca proprio la concezione della scuola che dovrebbe essere fonte di sapere. Che esempio pretendono di inculcarci così gli adulti?”. Non mancano gli insegnanti obiettivi: “I ragazzi hanno ragione. Sono un docente di educazione fisica e siamo ridotti a fare lezione all’aperto” denuncia Giuseppe Castellana”. “In questo degrado inascoltato come si fa a insegnare il senso civico?” gli fa eco la collega Pina Colitta. L’analisi di Loredana Russo coglie nel segno. “Mi dica se questo è un docente, uno che svolge le sue lezioni in un garage; uno che ha ore di buco solo per passare da una sede all’altra, ogni giorno, con ogni situazione metereologica; uno che deve urlare più forte del fruttivendolo del mercato per farsi ascoltare dagli studenti seduti nei banchi delle ultime file; uno che, per usufruire di un laboratorio di informatica deve portare i ragazzi in un altro plesso. Questa è la situazione in cui lavorano i docenti del liceo Moscati, con un peggioramento graduale di anno in anno”. Questa professoressa, rea di aver messo il dito nella piaga, è stata intimidita pesantemente dall’assessore provinciale al bilancio, Giancarlo Mancarelli che non tollera le critiche costruttive. La professoressa Russo aggiunge: “Si cercano appartamenti da trasformare in aule, per evitare il doppio turno; si propone di chiudere qualche sede periferica, per trasferire le aule in altri locali provvisori. Insomma, come da circa 40 anni a questa parte, si cambia tutto per non cambiare niente. Come può un corpo docenti di qualità fare scuola di qualità al Moscati in garages e locali? Quante scuole si sarebbero potute costruire con i centinaia di migliaia di euro spesi ogni anno dalla provincia per il fitto dei locali? Io, nei garages, nei locali privati, non ci voglio andare più. E non voglio che stiano i miei studenti”. I politicanti locali non sfornano che costose soluzioni di ripiego, invece di realizzare una sede davvero unica, dotata di aule sufficienti, laboratori, palestre. “L’attuale progetto nasce già vecchio in quanto prevede solo 40 aule, insufficienti ad ospitare l’attuale popolazione studentesca” denuncia il consigliere comunale d’opposizione Michele Santoro (Pdl). L’aria che si respira è quella classica di “mani sulla città” del regista Rosi. Il 23 maggio 2009 il Tar di Lecce ha annullato tutti gli atti emanati dalla Provincia e dal Comune relativi alla realizzazione del nuovo liceo Moscati, su ricorso dei proprietari dei terreni, oggetto di esproprio. La sentenza è così motivata: “Per un verso il Consiglio Comunale non seguiva l’iter consueto (…) e, per altro verso e soprattutto, neppure procedeva in via diretta all’esame delle osservazioni formulate dai soggetti interessati, demandando lo stesso ai tecnici incaricati della progettazione e ai dirigenti degli uffici comunali coinvolti (…) l’iter percorso dal Comunque era dunque viziato e deve essere invalidato, appunto, in quanto illegittimamente lesivo delle posizioni dei soggetti interessati (…)”. Ma il Tribunale amministrativo regionale si è pronunciato anche nei confronti della Inedil srl, di proprietà dei fratelli Stefano e Felice Intini con sede a Noci (Bari), che “in quanto proprietaria di terreni prossimi a quelli interessati dal progetto e sui quali, secondo i ricorrenti, potrebbe in ipotesi ubicarsi la scuola, ha un interesse a conservare gli atti oggetto di gravame, al fine di evitare l’espropriazione delle proprie aree”. Il gruppo Intini è coinvolto in alcune inchieste giudiziarie (Procure di Napoli e Bari) relative a commesse per la costruzione di edifici statali. Magari Franco Sebastio, capo della procura di Taranto – o addirittura la Direzione distrettuale antimafia – potrebbe far luce su questo affare dietro le quinte. Il sindaco Bagnardi interpellato il 16 ottobre dichiara: “Ho già trasmesso al presidente del consiglio comunale la delibera per la riapprovazione urbanistica per la costruzione del nuovo liceo. Certo non sarà la sede unica. Per quanto riguarda Intini l’amministrazione comunale non sa assolutamente nulla e non ha alcun rapporto col gruppo Intini”. Possibile? La società degli Intini nelle aree limitrofe al luogo destinato ad ospitare una delle sedi liceali ha proposto al Comune la realizzazione di un programma ex articolo 18 del decreto legislativo 152/1991. Secondo l’avvocato Antonio Lupo, “questa sentenza mette in evidenza due fattori. Il primo è che il Consiglio Comunale è venuto meno al suo compito politico per il quale i suoi membri sono stati eletti. Il secondo è quello di aver affermato che la ditta Inedil srl è controinteressata al mantenimento degli atti oggetto del ricorso che riguardano la costruzione del liceo. In altri termini – spiega l’amministrativista – l’Inedil secondo la sentenza appare un soggetto che un interesse a mantenere la procedura espropriativa a carico di altri soggetti proprietari di aree più sfortunate, oggetto di procedura espropriativi per la realizzazione del Liceo, mentre l’Inedil stessa realizzerebbe su aree confinanti edifici destinati a edilizia residenziale. Infatti il 15 luglio scorso, gli stessi proprietari autori del primo, hanno presentato un nuovo ricorso al Tar di Lecce e sempre nei confronti del Comune, provincia e Inedil srl, perché il comune di Grottaglie ha di nuovo avviato procedimento di esproprio nei loro confronti. Come mai. Conclude l’esperto – il Comune dopo la prima batosta intende pervicacemente continuare a coltivare la stessa procedura espropriativi?”. Una sede possibile: l’ex ospizio. “La città più volte ed anche pubblicamente ha chiesto di recuperare e trasformare l’ex convento dei cappuccini nella sede definitiva del Liceo Moscati” rivela la saggia professoressa Etta Ragusa. I 9 milioni di euro disponibili per la nuova struttura sono oltremodo sufficienti per riattare l’ex ospizio. Perché non utilizzare almeno una parte degli 8.050.108,85 euro di royalties incassati – nel periodo 1999-2008 – dall’amministrazione comunale per la pericolosa discarica Ecolevante Spa, al fine di bonificare l’intero territorio? Di amianto ci si ammala e spesso si muore: silicosi, asbestosi, mesotelioma pleurico e dell’intestino, carcinoma del polmone, della laringe, dello stomaco e del colon. Si può sempre correre ai ripari ,ma probabilmente il danno sugli ignari esseri umani è gia fatto. Un’indagine epidemiologica potrebbe fotografare almeno la situazione. Un dettaglio: nel 1992 la legge 257 ha messo al bando in Italia il minerale che uccide e ha dettato le linee guida per lo smaltimento e per la sicurezza dei luoghi. Se 301.433 cittadine e cittadini della provincia di Taranto, ovvero la maggioranza, nella recente tornata elettorale non si sono recati alle urne un motivo fondato ci sarà. Non vi pare?


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