lunedì 7 settembre 2009

Storia di un amore finito - dal 2 Ottobre nei Cinema di tutto il mondo





Il film mette sotto accusa il devastante intreccio tra finanza, politica e corporation, tutti responsabili della crisi che ha messo in ginocchio l’economia americana, creato 14 mila disoccupati al giorno e gettato sul lastrico milioni di famiglie.
«Abbiamo cominciato le riprese nella primavera del 2008, in realtà io sto girando questo film da almeno vent’anni. Non è la continuazione del mio lavoro, è semplicemente il suo culmine», spiega il regista.
«Un anno e mezzo fa lo scenario ha cominciato a cambiare, l’economia era franata e veniva gestita in modo folle ed è per questo che ho cominciato a pensare al film. Volevo chiamarlo Mike ultimo film».

La ”love story” è quella che ha sempre legato il popolo americano al capitalismo e che ora ha prodotto la catastrofe. Moore s’infervora e attacca un sistema basato sui debiti, parla del patto scellerato firmato dalle grandi compagnie per consentire esclusivamente all’uno per cento della popolazione di rimanere ricco, se la prende con la stampa. Ce n’è anche per l’Italia e Berlusconi: «Avete una situazione unica», dice, «il vostro premier non ha rispetto dei media, anche se li possiede quasi tutti è chiaro che li ha comprati per far passare solo la versione ufficiale». Obama? «Il giorno del suo insediamento ero commosso anch’io, abbiamo eletto una persona che possiede un grande codice etico ma per cambiare le cose e salvaguardare la democrazia nel mondo ha bisogno del sostegno di tutti. Per il futuro mi sento ottimista».

Gli chiedono come si qualificherebbe politicamente: forse un simpatizzante del partito democratico? Ci pensa un po’, poi risponde: «Non saprei, comunque non ho mai pensato che un partito potesse avere la forza per cambiare la società. E non voglio etichette».

E’ diventato ricchissimo. «Con i soldi mi compro delle grandi barche», scherza. «Parlando seriamente, li reinvesto nei film». Ma non la imbarazza il fatto che Capitalism: a love story (uscirà in Italia il 2 ottobre con Mikado) sia stato prodotto dai capitali degli studios? «Tutti i miei film sono stati prodotti da un sistema che non è di destra né di sinistra, ma pensa soltanto ai profitti. E io sono un regista che, in vent’anni, ha fatto guadagnare cifre favolose. Mi danno due milioni di dollari per fare film che al box office ne incassano almeno 50. Continueranno a finanziarmi, anche se dico cose scomode».


Sul film.
"Ci pensavo da tempo - rivela - ma un anno e mezzo fa, quando tanta gente ha cominciato a perdere il lavoro e la casa, ho cominciato realmente. Sentivo che era necessario mostrare come questa economia fosse costruita sulla sabbia. Un sistema in cui l'1% della popolazione possiede la ricchezza, e il 50% lotta per la sopravvivenza".

Sulla crisi. "Dicono che non era prevedibile: invece lo era, e se non l'hanno fatto vuol dire che sono stupidi. Tutto comincia da lontano, con Reagan e Milton Friedman". E sulla situazione attuale: "Uno dei giorni più felici della mia vita è stato quando Obama ha licenziato i vertici di General Motors. E' giusto salvare le fabbriche e i posti di lavoro, ma i contribuenti non vogliono che i loro soldi vadano ai manager". In generale, Moore dichiara che "il nostro sistema economico non è giusto, né etico, né democratico. Per me va rifondato". Per non parlare della Borsa: "E' costruita sul gioco d'azzardo, che nel mio Paese è illegale (tranne che in New Jersey e in Nevada). E' un sistema basato sulla voglia di profitti a breve termine, che ha rovinato tanta gente".

Sui suoi finanziatori. "Provocato" sul tema di chi paga i suoi film, Moore s'imbarazza, e rivela: "Sono le società Liberty Media e Viacom". Vale a dire, due giganti. "Me li danno perché ogni pellicola che giro porta profitti e nessuna perdita: posso girare un documentario con 2 milioni di dollari e guadagnarne 15-20. E comunque le persone di queste società con cui tratto hanno cuore, anima, coscienza". Interpellato poi su come usa i soldi che guadagna, prima scherza ("mi faccio la barca"), poi spiega che il suo sogno "è arrivare a realizzare film con le mie risorse. Prodotti che facciano pensare la gente, magari far venire loro voglia di impegnarsi nella vita civile". Ma il vero momento difficile arriva quando un cronista norvegese sostiene che gli sono stati chiesti soldi in cambio di un'intervista con lui: Moore cade dalle nuvole, non sa cosa dire, e per il resto dell'incontro prende in giro tutti chiedendo "mille euro per rispondere alla domanda, ma per stavolta è gratis...".

Su Obama. Moore continua a essere fiducioso nel presidente. Ma poi, citando Roosevelt, ricorda come i cittadini non debbano lasciarlo solo: "Ha bisogno del sostegno di tutti, per fare le cose che ha promesso". Come la riforma sanitaria, di cui come è noto il regista è un sostenitore.

Sul cinema. Interpellato su se si senta più un attivista politico o un cineasta, Moore risponde senza esitazioni: "Faccio film perché mi piacciono i film, amo far parte di questa forma d'arte. Non a caso, ho scelto proprio questa forma di impegno civile. Mi piace sorprendere la gente che il venerdì sera paga 10 dollari e più per un biglietto". E sul tema della sua prossima pellicola, resta sul vago: "Sceglierò come sempre un'idea che mi affascini, mi spaventi, mi spinga alla sfida".

3 commenti:

Anonimo ha detto...

questo blog ormai non da alcun servizio. è diventato un vero e proprio blog di merda. che differenza da quando era gestito da Liv. chiudetelo che fate meglio.

Anonimo ha detto...

Forse ti mancano le chiacchiere di paese e le "letture di evasione"
Se la nostalgia è così forte perchè non limiti, e sottolineo limiti, i tuoi interessi e le tue letture a Liv ù?
Rimane comunque valido l'invito a dare il tuo contributo sicuramente prezioso.Forse la tua ideologia, o ideologismo, non te lo concede?
Io confido nel fatto che presto sarai capace di sorprenderci positivamente smettendola con questi atteggiamentucoli.

Anonimo ha detto...

era una critica, aggiungerei che siete pure permalosi a questo punto