giovedì 10 settembre 2009

Massimo al Minimo

LA LETTERA AL CORRIERE

D’Alema: la cena? Un incontro elettorale Ignoravo chi l’aveva organizzata e pagata




Caro direttore, mi sembra opportuno, all'indomani della pubblicazione da parte del suo giornale di stralci dei verbali degli interrogatori dell’imprenditore Giampaolo Tarantini, chiederle un po’ di spazio per alcune precisazioni e alcune osservazioni. Io non conosco Giampaolo Tarantini. Pur essendo da oltre 20 anni parlamentare della Puglia ed avendo certamente molte conoscenze comuni con l'imprenditore di Bari non ho mai avuto occasione di incontrarlo, di frequentarlo, di ricevere da lui richieste o di chiedergli qualcosa. Non mi occupo di appalti della sanità pugliese né di altri rami di attività in cui opera in modo industrioso il poliedrico imprenditore. Nei verbali si parla di una cena elettorale per D'Alema.

Come lei sa nelle elezioni politiche non esiste più il voto di preferenza ed io non ho promosso né concordato né richiesto alcuna iniziativa «per D’Alema» che non avrebbe avuto alcun senso. Ho partecipato a centinaia di incontri, compresi pranzi e cene, per il Partito democratico. Per quanto riguarda la cena di cui si parla ho ricostruito di che cosa si sia trattato: di uno degli impegni di una serata assai densa. Arrivai tardi, feci un breve saluto, e me ne andai. Mi rivolsi ad un pubblico di professionisti ed operatori della medicina. Le assicuro che non avevo alcuna idea di chi aveva organizzato, promosso e pagato.

D'altro canto non si riesce proprio a capire quale relazione possa avere un evento del tutto normale e legittimo come la cena di un gruppo di persone che invitano un uomo politico per ascoltare le sue idee e le sue proposte sulla sanità con iniziative di ben altro carattere e di ben altra rilevanza che emergono dall'inchiesta barese. L'impressione è che questo episodio di cui abbiamo letto oramai infinite cronache su tutti i giornali venga enfatizzato solo allo scopo di accostare il mio nome a vicende rispetto alle quali sono del tutto estraneo. Per quanto riguarda Sandro Frisullo già Vicepresidente del governo regionale della Puglia e che appare coinvolto nel rapporto con alcune delle escort che collaboravano con il Tarantini vorrei dire che conoscendolo da tanti anni ed avendo apprezzato il suo impegno politico e la sua opera di governo sono umanamente dispiaciuto per la situazione in cui è venuto a trovarsi. Tuttavia egli ha sbagliato e certi comportamenti non sono compatibili con le funzioni di uomo pubblico e con le responsabilità di governo. Voglio tuttavia dire che Sandro Frisullo ha riconosciuto i suoi errori ed ha convenuto con il Presidente Vendola e con il suo stesso partito sulla opportunità di lasciare il suo incarico nella Giunta regionale pugliese di cui oggi non fa più parte. Questo comportamento dimostra in un momento difficile la capacità di assumersi le proprie responsabilità. Davvero non si capisce perché questo principio di responsabilità che vale per l'assessore Frisullo non debba a maggior ragione valere per il Presidente del Consiglio. A Bari la magistratura è al lavoro per accertare i fatti, eventuali reati, eventuali responsabilità. Io auspico che questo lavoro venga condotto con serietà, senza alcuna reticenza anche al fine di restituire certezza e serenità alle istituzioni della mia Regione.

Le assicuro che non c'è nessun sistema di potere che il partito democratico od io vogliamo proteggere né alcuno scheletro nell'armadio che vogliamo nascondere. Siamo interessati alla chiarezza e alla verità perché questa è la condizione per fare effettivamente pulizia ed anche per diradare i polveroni e restituire autorevolezza alla politica.

Massimo D’Alema da Corriere.it
10 settembre 2009

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