giovedì 30 luglio 2009

La politica che non cambia di fronte alla società civile.

La prossima elezione del Segretario Regionale del Partito Democratico di Puglia e l'imminente Congresso Nazionale che dovrà eleggere il futuro Segretario Nazionale del Partito Democratico fra coloro i quali sono risultati vincitori delle elezioni primarie, evidenziano come all'interno di una organizzazzione politica strutturata, nata dalla fusione di due partiti, come lo è il Partito Democratico lo spazio per scelte e persone che ragionano al di fuori delle logiche partitiche tradizionali e dei loro schieramenti sia molto limitato se non inesistente.
Il Segretario uscente Michele Emiliano, ri-eletto Sindaco di Bari con un forte consenso popolare e trasversale, può rappresentare in maniera ideale quel soggetto che proveniente dalla cd Società Civile, nel corso della sua breve ma intensa carriera politica si sta quotidianamente scontrando con le tradizionali logiche dell'apparato, e che apparato, visto che i suoi nomi più rappresentativi sono Massimo D' Alema, Nicola Latorre, Enrico Letta, Pierluigi Bersani.
Michele Emiliano, irruento e decisionista di suo, si ribella alle tradizionali logiche del partito, fatte di equilibri, misurini, spartizioni delle poltrone e sotto sotto di rapporti consolidati di potere, di patti con i poteri economici forti e di uno scarso se non del tutto assente senso dell'autocritica.
Le recentissime evoluzioni giudiziarie (si legga post precedente) evidenziano come la questione morale appartenga anche a quelli che un tempo venivano definiti i "migliori", ed i tempi in cui Enrico Berlinguer fondava la sua politica per il paese sulla presunta ed allora effettiva superiorità morale della sinistra sono lontani anni luce. I rapporti poco chiari fra assessori del governo regionale e sistemi di potere economici nel mondo della sanità, dei rifiuti e della cd grande industria dimostrano come la questione morale ed il primato della società civile sugli apparati della politica sia quanto mai attuale. Michele Emiliano con le sue parole che riportiamo in seguito sfida apertamente l'apparato, che forte di regole di accesso alle cariche costruite ad hoc per autoalimentare il loro sistema (accesso solo agli iscritti rappresentativi di determinate correnti, con il consenso di determinati elementi influenti), richiede il formale rispetto proprio di quelle regole che per tanto tempo hanno tenuto opportunamente lontani coloro i quali volevano o potevano uscire da questi schemi. Il forte consenso popolare e personale di cui gode Michele Emiliano spaventa, ma allo stesso tempo fa sì che la sua figura sia valutata come fortemente destabilizzante. E lo credo bene visto che ciò che il buon Michele, in stretto asse con Nichi Vendola, ormai da molto tempo dice è che il primato non è della politica e dei suopi apparati ma della "gente", delle loro opinioni e delle loro tendenze. E' una rivoluzione copernicana, puro fumo negli occhi per coloro i quali hanno fatto la loro bella gavetta nel partito e negli apparati, salendo lentamente tutti gli scalini, valutati più per il loro potere di portare o raccogliere tessere più che essere valutati nel loro merito. Alla faccia del partito fluido di Walter Veltroni, o del partito/aperto Movimento che ha ispirato Romano Prodi nella lunga gestazione del Partito Democratico. Chi la vincerà. ancora una volta l'apparato o la forza delle idee e dei contenuti?
Michele Emiliano spera che Massimo D'Alema faccia la cosa giusta..speranza mal riposta?

dal Corriere del Mezzogiorno

«L’invi­to ricevuto dalle mozioni Fran­ceschini e Marino e il desiderio ivi contenuto di coagulare le energie vitali della società pu­gliese e di rafforzare lo spirito fondativo del Pd, mi spingono ad accogliere questa responsa­bilità », scrive il sindaco di Bari. Ora, come dicono dall’area dalemiana, può succedere di tutto. C’è chi trova perfino ipo­tizzabile una clamorosa candi­datura direttamente di Massi­mo D’Alema. Chi vede il rischio della frantumazione, per esem­pio una candidatura anche dal­l’area Letta che ha già raccolto le firme: scontata sarebbe quel­la di Francesco Boccia.

E chi, in­fine, ipotizza che alla discesa in campo del campione della so­cietà civile, Emiliano, sia il caso di rispondere opponendogli un vero giovane: il più quotato An­gelo Petrosillo, segretario dei giovani democratici, o il già «strutturato» Fabrizio Marra, segretario cittadino a Lecce. Se si dovesse perdere, è il ragiona­mento, non si esporrebbe alla sconfitta un esponente di lun­go corso del calibro di Enzo La­varra. Anche se l’ex europarla­mentare resta sempre il nome più probabile per la sfida inter­na all’area Bersani. Ma le posizioni si chiariran­no tra oggi e domani, quando sarà direttamente Massimo D’Alema a parlare all’assemblea convocata a Bari dal coordina­mento della mozione. Ed Emi­liano, che non è stato ancora in­vitato, si aspetta che il leader non abbia parole tenere per lui. «Ma io non dispero di avere l’appoggio dell’area Bersani ­- spiega il neocandidato segreta­rio - sto cercando di favorire la pace, le elezioni regionali sono vicine, non possiamo permet­terci una fase congressuale»

«Sto pregando perchè D’Alema faccia la cosa giusta», aggiunge il sindaco. «La questione del doppio incarico non esiste, non c’è nessuna norma che lo prevede, e molti sindaci sono medici, avvocati o hanno altri impieghi. Io - ha aggiunto - avevo già detto che avrei fatto volentieri a meno di impegnarmi nella segreteria regionale del partito. Ma come tutti i pugliesi stanno vedendo, non esiste dal mio punto di vista un soluzione diversa che riunifichi e pacifichi tutto il partito. Salvo - ha rilevato - con una tecnica della prima Repubblica, ad individuare come segretario una leadership finta, che non esiste». A parere di Emiliano, occorre «fare uno sforzo per neutralizzare le asprezze del congresso nazionale, qui in sede regionale, e proseguire il lavoro brillantemente iniziato in Puglia: ricandidare Nichi Vendola alle elezioni e, di slancio, continuare a lavorare». Nel partito «non esiste - ha concluso - una contrapposizione tra il nuovo e il vecchio, ma solo la voglia dei pugliesi, e mia in particolare, di lavorare in serenità senza subire prepotenze e, soprattutto, affermando finalmente l’autonomia dei pugliesi rispetto a tutti gli altri importanti esponenti del partito».

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