mercoledì 3 giugno 2009

I nodi vengono al pettine


da Corriere.it

Campania, 15 arresti per il caos rifiuti

Ai domiciliari l'attuale presidente della Provincia di Benevento Cimitile (Pd), docenti universitari, funzionari

Dalla inchiesta "GREEN" della Procura di Napoli, coaudiuvata da Guardia di Finanza e DIA di Napoli, emerge uno scenario fatto di intrecci fra figure istituzionali che dovrebbero essere garanti o parte terza nella certificazione dei rifiuti e dei loro impianti, imprese e politica. Un intreccio letale per il territorio campano che dimostra quanto forti e robuste siano le radici di questo sistema corrotto che sicuramente estende i suoi interessi nella vicina Puglia, nella speranza che la magistratura pugliese si svegli!


NAPOLI
- C'è il presidente della Provincia di Benevento, Aniello Cimitile (Pd), tra le 15 persone arrestate dalla Guardia di finanza e dalla Dia di Napoli nell'ambito dell'operazione "Green" sulla gestione dei rifiuti in Campania durante il commissariamento. Le ordinanze di custodia cautelare, tutte ai domiciliari, hanno raggiunto anche alcuni professori universitari e funzionari della Regione. L'indagine è stata condotta dai pm Giuseppe Noviello, Paolo Sirleo e Alessandro Milita.

COLLAUDO IMPIANTI - Nell'elenco figura un solo politico, Cimitile appunto, eletto nel 2008 a capo della Provincia di Benevento con una coalizione di centrosinistra. All'epoca dei fatti contestati era docente e membro della commissione collaudo degli impianti di smaltimento. Dal 2000 al 2006 è stato rettore dell'università del Sannio. L'inchiesta riguarda le presunte irregolarità nei collaudi - realizzati dalla Fibe spa e dalla Fibe Campania spa - di numerosi impianti CDR (combustibile derivato dai rifiuti) campani, in grado di produrre ecoballe di combustibile dalla spazzatura. Le persone arrestate sono accusate di falsità ideologica in atto pubblico: avrebbero attestato la conformità degli impianti, e quindi la capacità di produrre CDR e FOS (frazione organica stabilizzata) a norma, quando le aree erano già sotto sequestro.

ECOBALLE IRREGOLARI - Tra gli arrestati ci sono anche Claudio De Biasio, ex-subcommissario del sottosegretario Guido Bertolaso, e Giuseppe Vacca, direttore dei lavori del termovalizzatore di Acerra, in funzione dal 26 marzo, all'epoca dei fatti direttore dei lavori nei CDR. Gli altri arrestati sono: Oreste Greco, professore universitario; Giuseppe Sica, architetto; Vincenzo Naso, docente di ingegneria alla Federico II; Vittorio Colavita; Alfredo Nappo; Vincenzo Sibilio; Vitale Cardone, ingegnere; Rita Mastrullo, docente di fisica alla Federico II; Filippo De Rossi, ordinario di fisica; Luigi Travaglione, ufficio tecnico Benevento; Mario Gily e Francesco Scaringia. L'attività dei CDR, dal 2005 fino a circa un anno fa, ha prodotto diversi milioni di ecoballe che restano stoccate in Campania e per le quali ancora non si è trovata una soluzione di smaltimento, poiché non essendo a norma non possono essere bruciate nei termovalorizzatori di ultime generazioni. Attualmente i CDR continuano a trattare i rifiuti, ma in modo diverso da quanto previsto dalla normativa.

Mentre il procuratore sotto assedio dichiara:

«Avanti con le indagini»

da corriere.it

NAPOLI - Lo sanno bene alla Procura di Napoli che il livello del­lo scontro si è alzato «e qui c’è qualcuno che gioca a farci perdere la testa». Lo sanno che le inchieste sui rifiuti possono mettere in diffi­coltà il governo, dunque appaio­no preparati a subire gli attacchi. Eppure nessuno si aspettava che potessero arrivare da Guido Berto­laso, indagato per traffico di rifiu­ti, falso e truffa nell’ambito dell’in­chiesta «Ecoballe». Anche perché era stato lo stesso procuratore Gio­vandomenico Lepore — al mo­mento di stralciare la sua posizio­ne e quella del prefetto Alessan­dro Pansa dal filone d’inchiesta principale — a sottolineare la vo­lontà di «non intralciare l’attività istituzionale svolta per far fronte all’emergenza rifiuti». L’alto magistrato impiega qual­che ora prima di diramare una no­ta ufficiale: ha il problema di non creare nuove fratture interne, ma anche di dimostrare che ha il pie­no controllo della situazione, dun­que si consulta con i suoi sostituti e con l’aggiunto Aldo De Chiara che ha la delega ai reati ambienta­li. Chiarisce che «tutti gli atti di in­dagine svolti dai diversi magistra­ti risultano compiuti nel pieno ri­spetto delle norme processuali» e sottolinea come «nell’espletamen­to delle sue specifiche funzioni questo ufficio continuerà ad accer­tare le eventuali violazioni di leg­ge costituenti reato nel rispetto delle norme vigenti».

Parole che appaiono scontate per una norma­le Procura, ma qui hanno un peso specifico visto che il decreto ap­provato un anno fa dal governo e poi trasformato in legge impone che in Campania tutte le indagini sui rifiuti debbano essere gestite dal procuratore. Prima di Bertolaso era stato l’av­vocato Alfonso Stile, per conto del­la società Impregilo, a depositare un esposto per sapere come mai i due pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo — titolari dell’inchiesta av­viata nel 2003 — continuino a svol­gere accertamenti. Sono proprio lo­ro ad aver firmato i provvedimenti per l’acquisizione di atti consegnati la scorsa settimana dalla Guardia di Finanza ai funzionari del Commis­sariato di governo gestito da Berto­laso e ai responsabili della Fibe. Sempre loro hanno interrogato set­te giorni fa Michele Mirelli, il diret­tore del termovalorizzatore di Acer­ra. «Indagini vecchie», assicurano in Procura ma poi non negano le vo­ci che si rincorrono e parlano di nuovi provvedimenti che potrebbe­ro arrivare la prossima settimana. Lepore smentisce Bertolaso affer­mando che «non risultano interro­gatori di generali» e chiarisce che «qualcuno è stato sentito solo a sommarie informazioni, non come indagato». In realtà nei mesi scorsi diversi alti ufficiali — nominati commissari dei siti di stoccaggio e degli altri impianti — erano stati ascoltati. «Ma nei loro confronti non c’è nulla di nuovo», si ribadi­sce. Svolte investigative sono però attese a breve e questo contribui­sce a far salire la tensione.

Che il cli­ma sia di grande tensione è costret­to a riconoscerlo anche il procura­tore generale di Napoli Vincenzo Galgano. «Non risulta che siano state compiute azioni particolar­mente vessatorie — risponde a chi gli chiede un commento sulle paro­le di Bertolaso —, ma capisco che lui voglia esprimere il disagio di chi lavora al suo fianco. Qui l’am­biente è molto surriscaldato e co­munque chiederò chiarimenti al procuratore Lepore prima di pren­dere una posizione ufficiale». Più volte nelle ultime settimane Lepore si è sfogato con i suoi colla­boratori per stigmatizzare le pole­miche che alla fine hanno finito per «danneggiare tutti e dare un’imma­gine sbagliata. Si è arrivati a farmi passare come uno che vuole difen­dere Berlusconi e invece io voglio soltanto dimostrare la correttezza del mio ufficio». Certo, all’unità del­la Procura non ha contribuito la sua scelta di lasciare fuori dall’in­chiesta dello scorso anno Bertolaso e Pansa. E adesso che quegli atti po­trebbero passare per competenza a Roma — tra gli indagati c’è il magi­strato Giovanni Corona, che era sta­to consulente di Pansa quando era commissario per i rifiuti — il timo­re forte è che tutto finisca in archi­vio come avvenuto per gli altri fa­scicoli trasmessi negli ultimi mesi.

Fiorenza Sarzanini
29 maggio 2009






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