lunedì 27 aprile 2009

La Puglia soffocata dalle Ecomafie


SABATO 2 MAGGIO alle ore 18.30 presso il Castello Episcopio di Grottaglie il Comitato Vigiliamo per la Discarica ha organizzato un interessantissimo incontro con il Giornalista Free Lance Gianni Lannes. Collaboratore de La Stampa, RAI, LA 7 il giornalista di origini daune ha concentrato nel corso di questi anni la sua attività di giornalismo "investigativo" sul mondo dei rifiuti tossici e le sue connivenze con il mondo della criminalità organizzata.
Nella Regione Puglia il giornalista si è occupato soprattutto del caso de la discarica di rifiuti speciali di Giardinetto sita nel Comune di Troia (FG) di proprietà del gruppo imprenditoriale ALA -FANTINI (articolo allegato)

A TROIA (FG) LA PIU' GRANDE DISCARICA DI RIFIUTI TOSSICI

E' necessario vigilare...

Si è costituito un Comitato cittadino, il più grande quotidiano regionale ha inviato un cronista da Bari ed è uscita per due giorni col titolo in prima pagina e ampi servizi all’interno. La Regione si è decisa a mandare gli Ispettori e al momento non sappiamo quali altre conseguenze l’indagine giornalistica, portata avanti da Gianni Lannes, potrà sortire sull’eco-mostro di Giardinetto. La più grande discarica in Italia di rifiuti tossici industriali.
Un incubo per la salute dei cittadini della Capitanata, che si estende su 70 ettari di proprietà della Fantini e Figli. Che nonostante il sequestro della Magistratura, per i procedimenti giudiziari a suo tempo avviati, non sono mai stati messi in sicurezza e la cui influenza fa registrare un micidiale raggio d’azione, che raggiunge gli 80 km. di distanza.
Sala Consigliare del Comune di Troia affollata per l’incontro con Lannes, il giornalista autore dell’inchiesta sui rifiuti tossici ricevuti all’Ala-Fantini di Giardinetto. L’appuntamento promosso dal Comitato “Salute e territorio”, presieduto da Angelo Blasi, e dai consiglieri di minoranza Nicola Crucinio e Giovanni Aquilino, ha però registrato l’assenza completa dei sindaci dei Comuni del circondario, fatta eccezione del Dr. Edoardo Beccia sindaco di Troia, del vicesindaco Domenico La Salandra e dell’Assessore Matteo Cuttano. Così come l’assenza imbarazzante della Provincia di Foggia (presente il solo consigliere Vincenzo Brucoli – Prc a titolo personale) e quella snobistica della Comunità Montana, dato che il presidente Morra era presente ad altro incontro in una sala comunale adiacente.
Serata naturalmente vivace e drammatica in alcuni momenti. Soprattutto quando sono stati ricordati casi specifici di famiglie e persone colpite da tumori e perdite di affetti, con diagnosi collegabili alle esposizioni o assimilazioni di sostanze derivanti da materiale tossico e radioattivo.
Dalla relazione di Lannes è emerso che il primo rapporto sui rifiuti sospetti, del Ten. Col. Luigi Marino della Polizia Prov.le Ambientale, risale al 3 dicembre 1997. Che ci vollero due anni per porre sotto sequestro il sito e che, quando fu fatto, la Magistratura non ne dispose la messa in sicurezza. Che il processo in primo grado si concluse con condanne medie, che vennero poi annullate in appello per vizi di forma. E che, infine, la prescrizione è passata sull’intera vicenda come una gomma sul tratto della penna “replay”, con cui era stata scritta.
I rifiuti tossici accumulati a Giardinetto, invece, quelli non li può cancellare nessuno. Alla società di Fantini, nata per la molitura delle olive e finita per “smaltire” rifiuti altamente nocivi, essi sono arrivati dalle acciaierie e dalle industrie chimiche del Veneto, del Piemonte, della Lombardia, nonché dall’Enichem di Manfredonia. Per ragioni di convenienza anche dalla Germania (il loro smaltimento lì costa caro), e poi inspiegabilmente persino dalla lontana Corea del Sud.
Non ci siamo fatti mancare niente. Metalli pesanti, ceneri radioattive, fanghi contaminati, polveri dell’Enel, amianto, cadmio e cromo esavalente. 47mila tonnellate di rifiuti stoccati in maniera confusa, forse con scientifica approssimazione. 43 comuni a rischio. Ben 50 milioni di euro la spesa stimata per la bonifica eventuale. E dove li troviamo? “Parlare di tranquillità, in queste condizioni” riferiva un inviperito abitante della zona, “rischia di diventare inconsapevole e colpevole complicità”.
Tra tanto impotente smarrimento e il mare di amara delusione spunta l’esile e anomalo fiore di una novità. L’individuazione di nuovi interramenti, a circa 20 metri, non interessati dai precedenti provvedimenti della Magistratura, che potrebbero consentire la riapertura del procedimento giudiziario. E che questa volta potrebbe vedere Comuni e Amministrazione Provinciale costituirsi parte civile. In tal senso, i consiglieri presenti sono stati sollecitati dall’assemblea per portare l’istanza nelle rispettive sedi istituzionali e favorirne l’approvazione.
Stimolo raccolto senza esitazioni dal Consigliere Provinciale Brucoli, che nel suo intervento ha parlato di “Capitanata: terreno di saccheggio”, e puntando il dito verso l’industria in generale ha denunciato “il tasso di irresponsabilità dell’Impresa. Che beneficia dei Contratti d’Area e scarica il costo dello scempio paesaggistico sulla collettività. Per ben due volte: quando devasta e quando bisogna trovare le risorse per il risanamento eventualmente possibile”.
E’ intervenuto anche Domenico La Bella, sindaco di Troia all’epoca dell’inizio di tutta la vicenda. Ha espresso apprezzamento al lavoro di Lannes e pur riconoscendo una sorta di responsabilità oggettiva, che ricade sui rappresentanti istituzionali pro-tempore, ha precisato che: “L’Amministrazione Comunale non poteva controllare”, che apparentemente la documentazione formale esibita non dava adito a contestazioni, “le bolle d’accompagnamento erano a posto” e che “tra l’altro la normativa vigente poneva dei limiti all’azione comunale, in quanto il compito di controllo ambientale era assegnato all’Amministrazione Provinciale”.
Il Presidente Stallone era impegnato ad inaugurare la stagione dell’Operetta a Lucera e così, il sindaco Edoardo Beccia si è ritrovato solo, a fronteggiare le domande di Lannes e dell’uditorio. Ha confermato l’insediamento della Commissione Consiliare, che dovrà riferire entro febbraio le sue conclusioni. E alla richiesta di commissionare ad esperti uno studio epidemiologico, sulla realtà Giardinetto e dintorni, ha ribadito che: “Come uomo di Istituzioni il mio compito è quello di interessare, in prima battuta, gli organi pubblici formalmente competenti. A partire dalla ASL”. Dicendosi d’accordo, per guadagnare tempo e di fronte a una certa delusione della comunità, per i risultati fatti registrare finora da quegli organi sanitari, “di interessare l’Istituto Superiore di Sanità, per l’eventuale studio epidemiologico”.
Ma il botto finale è arrivato dall’ennesima rivelazione di Lannes: “I rifiuti continuano ad essere stoccati. Ci sono immagini dall’alto e testimonianze di operai, che indicano l’interramento di rifiuti sotto le pale eoliche”. Piove sul bagnato e lo sgomento ammutolisce. Ce n’era abbastanza, ormai, perché dicesse la sua anche il locale Comandante dei Carabinieri, il maresciallo Massimo Melillo. Che ha invitato Lannes ad essere più preciso e ad indicare di quali pale si stava trattando, ottenendo l’indicazione di Montecalvello.
E in un insolito intervento chiarificatore anche degli iter formali e delle competenze di intervento, sia in fase di indagine che in corso di processo penale, ha invitato i cittadini ad una maggiore collaborazione con le forze dell’ordine. Ad avere più fiducia nella divisa e nei servitori dello Stato che la indossano, “perché sono sicuro che molte delle cose raccontate a Lannes a me non le avrebbero raccontate”. Concludendo con un’esortazione che riteniamo onorevole e meritevole di concreto riscontro: “C’è bisogno di più coscienza civica. Non solo per questo drammatico e tragico problema, ma anche per ogni evento malavitoso e per ogni tipo di reato che quotidianamente interessano la nostra comunità”. Siamo tutti vittime, in sostanza, perciò: “Non guardiamo dall’altra parte, quando la vittima apparente è il nostro vicino”. Ed ha aggiunto: “Le porte della caserma sono aperte”.
Antonio V. Gelormini

In allegato alcuni articoli apparsi sul quotidiano La Stampa

Da La Stampa del
09-10-2008, pag. 23







Discarica-killer bonificata a meta' Rifiuti pericolosi portati dal Nord dalla camorra
Retroscena GIANNI LANNES
CHIETI
Aiutateci a non morire di cancro» .
Luciano e' un ecologista che vive a Miglianico: 4 mila anime in provincia di Chieti. Ha scoperto che in una fornace accanto al torrente Venna sono state occultate tonnellate di rifiuti pericolosi, provenienti dall'Italia del Nord e da mezza Europa. Le analisi dell'Agenzia regionale per la tutela dell'Ambiente - confermate da due laboratori privati - non lasciano dubbi: nei veleni primeggiano metalli pesanti e gli idrocarburi sepolti anche a 10 metri di profondita', a contatto con la falda freatica. La mistura, che ha contaminato suolo, sottosuolo e fiumi, e' composta da cromo, rame, piombo, manganese, nichel, cadmio, zinco, alluminio, ammoniaca, composti organici aromatici, arsenico. Una prima indagine epidemiologica ha confermato un aumento dei casi di cancro, di malformazioni fetali e di aborti. Maggiormente colpiti i cittadini residenti a Tollo, Miglianico, Francavilla a Mare e Ripa Teatina. L'obiettivo e' monitorare tutti i 395 mila residenti della provincia. Medici, biologi, avvocati, farmacisti e cittadini di buona volonta' stanno battendo il territorio per raccogliere cartelle cliniche e testimonianze. «Le neoplasie maligne registrano un aumento esponenziale che non ha precedenti in Abruzzo - rivela la dottoressa Catia Mattioli -. Ogni giorno scopriamo un nuovo caso». Aggiunge la pediatra Maria Teresa Petitti: «Abbiamo osservato un numero elevato di casi di puberta' anticipata e di sindromi respiratorie in molti bambini». Caterina De Luca viveva a 100 metri dalla discarica della camorra - realizzata alla luce del sole - grazie alle corrotte disattenzioni delle autorita' sanitarie e politiche. Sua figlia Jessica e' nata il 19 agosto 1998 con una gravissima e rara malformazione agli arti chiamata artrogriposi. «I dottori dell'ospedale di Ortona non avevano mai visto niente di simile: i piedi girati, storti, le ginocchia cresciute al contrario e malformazioni alle mani». Finora, Jessica ha subito sette operazioni. «Chiedo giustizia. La gente deve sapere perche' tante persone si sono ammalate e stanno morendo. Lo Stato non ci tutela». La bonifica del sito non e' mai stata completata. Avrebbe dovuto terminare due anni fa, poi e' intervenuta una «proroga a sanatoria». Intanto si continua a morire senza colpevoli.

In cantina una piccola Cernobyl Molise, perdite radioattive dai bidoni abbandonati in un vecchio palazzo
Reportage GIANNI LANNES CAMPOBASSO
Benvenuti in Molise, in provincia di Campobasso, a un passo dal mare Adriatico, dove e' conficcata una bomba a orologeria radioattiva. «La situazione di Castelmauro e' grave - sottolinea l'ingegner Roberto Mezzanotte dell'Agenzia per la Protezione dell'Ambiente e per i Servizi Tecnici - Parliamo di un impianto ben lontano dagli standard di sicurezza. Abbiamo segnalato il caso alle autorita' competenti. Occorre un'urgente azione di rimozione dei rifiuti nucleari e bonifica dei luoghi». Le fughe di radioattivita' dal deposito di scorie nucleari d'origine industriale e sanitaria del Centro applicazioni nucleari controlli e ricerche, minacciano la salubrita' dell'intero Molise e delle regioni limitrofe (Abruzzo, Lazio, Puglia, Campania). I radioisotopi americio 241 e cobalto 60 sprigionano radiazioni alfa e gamma. L'ultima verifica radiometrica parla chiaro: «E' stato riscontrato il superamento dei limiti previsti dalla legge» scrive ai ministeri dell'Interno e dell'Ambiente il professor Bernardo De Berardinis, direttore dell'ufficio Pianificazione, Valutazione e Prevenzione dei rischi presso la Protezione civile. Il Canrc - sede e laboratorio a Termoli - ha gestito dal 19 dicembre 1979, con il nulla osta del medico provinciale Ermanno Sabatini, un magazzino radioattivo. La «Cernobyl fai da te» e' ubicata in uno scantinato di un'antica abitazione in via Palazzo al civico 6, nei pressi della cattedrale e del municipio. Il territorio, oltretutto, e' soggetto a rischio sismico e idrogeologico. Con l'Ordinanza del presidente del consiglio dei ministri (3274/2003) il borgo e' stato dichiarato a «sismicita' medio-alta» e incluso nella zona 2. Per i danni inflitti dal sisma del 31 ottobre 2002 il paese ha registrato danni per 83 milioni di euro. Eppure, nonostante siano gia' stati spesi ben 550 milioni per una ricostruzione fantasma, il governatore Iorio si e' dimenticato di bonificare il deposito illegale di rifiuti nucleari, o, quantomeno, di verificare le condizioni statiche dell'antico edificio che lo ospita. Spiega il sindaco Giuseppe Mancini (An), ingegnere di professione. «Di case lesionate ce ne sono - risponde laconico il primo cittadino - Ma non so se il palazzo dei De Notariis e' stato controllato». Potrebbe aver subito lesioni strutturali, aggravate dall'alluvione del 2003, ma nessuno l'ha ancora verificato. Il proprietario della cantina nucleare, Quintino De Notariis, deceduto recentemente a Cuba per aneurisma, non ha mai sanato la situazione. A distanza di anni, il tecnico non ha mai osservato le numerose ingiunzioni di sgombero e bonifica dei luoghi. Atti imposti dalla magistratura (sentenza n. 1428/2000 del tribunale di Campobasso) dal Tar Molise (sentenza n. 435/2002) e attraverso un decreto ingiuntivo siglato dal presidente della giunta regionale (provvedimento n. 151 del 18 ottobre 2002). L'avvocato Giovanni De Notariis, fratello del responsabile risponde sprezzante: «E' lo Stato che deve farsi carico di questa situazione. Noi non siamo responsabili e non dobbiamo fornire spiegazioni a nessuno; tantomeno ai giornalisti». I riscontri sono evidenti: da duemila bidoni tossici e radioattivi da 50 litri cadauno, stipati alla rinfusa nell'abitazione dei fratelli De Notariis, fluisce da un buon ventennio, radioattivita' al di sopra della norma consentita. L'Arpa Molise ha evidenziato che dagli ultimi accertamenti effettuati «e' stato riscontrato un campo di radiazione, tale da risultare superiore al limite previsto dalla normativa vigente in relazione all'esposizione massima ammissibile per la popolazione (1mSV/anno)». Anche i Vigili del Fuoco hanno rilevato valori di intensita' di esposizione superiore di gran lunga a quelli del fondo naturale. In una nota sottoscritta dal dottor Claudio Cristofaro (responsabile del settore fisico dell'Arpa) e dal dottor Luigi Petracca (direttore generale) «i valori registrati rappresentano un ulteriore campanello d'allarme, che dovrebbe indurre ad adottare misure definitive per il totale smantellamento del deposito di Castelmauro, che si appalesa del tutto incompatibile con il contesto urbano e con il tessuto abitativo in cui risulta ubicato gia' dai primi anni Ottanta». I contenitori metallici corrosi dall'umidita' perdono lentamente il contenuto: lo attestano le quindicinali verifiche dell'Apat. Ora, addirittura, e' possibile fotografare i famigerati fusti azzurrognoli da una finestrella munita di una grata rosicchiata dai ratti. Un terrorista potrebbe innescare un'ecatombe. Due malandate porte di legno ed una metallica, custodiscono il magazzino nucleare. Non esiste un piano di sicurezza: un cataclisma, un incendio o addirittura la caduta di un velivolo avrebbero conseguenze disastrose. Neppure un cartello segnala il pericolo. «La quantita' di radiazioni assorbita dagli esseri viventi viene misurata in sievert. Nell'essere umano, una dose di 4 sievert distribuita su tutto il corpo, pari a 40 mila radiografie, causa la morte nel 50 per cento dei casi» avverte Maurizio Cumo, ordinario di impianti nucleari all'universita' La Sapienza di Roma. «Nella considerazione che sia necessaria l'adozione di immediate misure finalizzate alla messa in sicurezza di materiali radioattivi presenti nel sito sopraindicato, appare indispensabile assumere iniziative di carattere straordinario, che assicurino la salvaguardia della zona» annota il 3 aprile 2006, Paolo Togni, capo di gabinetto del ministero ambientale. Diciotto giorni dopo (protocollo DPC/CG/24300), Guido Bertolaso si rivolge alla Regione: «Il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del territorio ha evidenziato la necessita' di adottare misure per la messa in sicurezza del materiale radioattivo presente nel territorio del Comune di Castelmauro: si invita codesta amministrazione regionale a comunicare ogni dettagliato elemento utile per valutare compiutamente la vicenda». Parole al vento. L'8 ottobre 1987 la Direzione della sicurezza nucleare dell'Enea evidenziava che nel deposito di rifiuti «erano accatastati in maniera incontrollabile circa 4 mila fusti privi delle dovute indicazioni» e denunciava il titolare del deposito, Quintino De Notariis «per aver gestito nell'abitato di Castelmauro un deposito di rifiuti radioattivi provenienti da attivita' industriali, mediche e di ricerca scientifica (...) illegittimo per mancata precisazione dei limiti quantitativi e per aver effettuato trasporti di rifiuti radioattivi senza essere in possesso dell'autorizzazione interministeriale».

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