venerdì 30 gennaio 2009

"Se il governo sarà all'altezza del Paese l'Italia uscirà migliore dalla crisi"


I risultati del rapporto dell' Eurispes sull' Italia e la crisi economica mondiale
Presentato a Roma il Rapporto Eurispes 2009. Secondo l'istituto di analisi socio-economicheci sono le basi giuste per 'ripartire', ma la classe dirigente deve agire nella direzione giusta
Il sistema bancario è sano, quello imprenditoriale è efficiente e produttivoMancano le riforme: una Pa efficiente, una giustizia 'giusta', un welfare 'europeo'
di ROSARIA AMATO
ROMA - Un Paese ansioso di migliorare, in grado di superare la crisi e imboccare la via della ripresa già entro quest'anno, grazie alle solide basi economiche sulle quali poggia, ma che stenta a trovare una guida adeguata. Un Paese, in definitiva, "più avanti del suo governo": è così che l'Eurispes vede l'Italia nel Rapporto 2009, presentato stamani a Roma dal presidente Gian Maria Fara. Gli italiani sono infatti perfettamente consapevoli dei problemi che affliggono il Paese, dagli sprechi della Pubblica Amministrazione alle inefficienze della Giustizia, e chiedono con forza da tempo alla classe dirigente e in particolare al governo di svolgere al meglio il proprio compito: "Soprattutto quando il mare è agitato ci si aspetta che il nostromo guidi la nave con perizia e competenza, e che mantenga la rotta stabilita", dice Fara. Ma il governo, secondo l'Eurispes, "sembra procedere come nella processione di primavera di Echternach: due passi avanti e uno indietro. Ma, se nonvuole dilapidare il patrimonio di consenso conquistato, dovrà rapidamente produrre le risposte attese affrontando le grandi questioni che sono sul tappeto. Tra queste, le più urgenti sono la riforma della giustizia, quella della Pubblica Amministrazione e la ridefinizione del modello di welfare in senso europeo". Un modello, cioè, solidaristico. Infatti "nella grande crisi dell'economia di carta e della finanza creativa", l'Eurispes suggerisce un ritorno all'antico, sia pure con alcuni correttivi. "L'Europa - sostiene Fara - è obbligata a rivalutare il suo antico Modello di stato sociale, naturalmente aggiornandolo ai mutamenti intervenuti nel mercato del lavoro, ma rimettendo al centro dello sviluppo la persona, la sua dignità e le sue aspirazioni". Con un adeguato sistema di riforme, secondo l'Eurispes, l'Italia può già da ora guardare con fiducia al proprio futuro, senza temere i disastri della crisi e in particolare del credit crunch, cioè della drammatica contrazione della liquidità dovuta agli investimenti avventati di banche e finanziarie. "Siamo convinti - ribadisce Fara - che l'Italia ce la farà riscoprendo il valore del suo antico realismo, le sue naturali vocazioni e puntando, finalmente, sull'affermazione di una nuova cultura del merito e della qualità".
La politica: italiani alla ricerca del buon governo. Gli analisti dell'Eurispes sono decisamente in disaccordo con il vecchio adagio secondo il quale ogni Paese ha il governo che si merita: in Italia, ultimamente, le cose vanno in direzione opposta. "In genere - rileva Fara - sono i governi e le classi dirigenti a precedere, ad indicare la meta, a tracciare il percorso. Nel nostro caso, invece, la società italiana, cresciuta e consapevole, appare sempre più desiderosa di forti e decisivi cambiamenti. E' andata avanti e pretende che il governo la segua, ne assecondi gli obiettivi". E quindi guarda al governo Berlusconi con "impaziente attesa", dal momento che "il sistema italiano non può attendere oltre". Solo il 27,7% dei cittadini ha fiducia nel governo. A giudicare però dai dati emergenti dal sondaggio sulla fiducia nelle istituzioni condotto dall'Eurispes, serpeggia molto scetticismo. Infatti la fiducia dei cittadini nel governo ha registrato una moderata ripresa, passando dal 25,8% dell'anno scorso all'attuale 27,7%, ma è pur sempre minoritaria rispetto alla ben più dilagante sfiducia (70,5%). Sale anche la fiducia nel Parlamento, dal 19,4% al 26,2%, mentre rimane su livelli più alti, ma pur sempre minoritari, la fiducia nella magistratura (44,4%). Percentuali oltre il 50% solo per il presidente della Repubblica (62,1%), i carabinieri (che passano dal 57,4% dello scorso anno al 69,6%), la polizia (che passa dal 50,7% al 63,3%). L'Eurispes vede l'economia in ripresa già nel 2009. Nelle ultime settimane si sono avvicendate con un crescendo al ribasso previsioni economiche sempre più negative per l'Italia (come d'altra parte per il resto del mondo). Ma l'Eurispes va controcorrente, e afferma che "si stanno ora creando, paradossalmente, le premesse per un 2009 in cui l'Eurispes, sempre severo sulle dinamiche economiche del Paese, vede l'economia italiana in ripresa". Da cosa nasce questo giudizio decisamente atipico rispetto alle previsioni di enti e istituzioni internazionali e dello stesso governo? Intanto, osserva Fara, "l'Italia sta attraversando la tempesta finanziaria mondiale senza subire colpi irreparabili. Il sistema tiene". I 'fondamentali' del Paese sono solidi. Il sistema Italia tiene, tanto per cominciare, perché "può contare su un sistema bancario solido, reticolare e dunque ben collegato al territoprio ed un sistema produttivo fondato su quasi sei milioni di piccole e medie imrpese e orientato, per larga parte, verso tipiche attività manifatturiere che inducono a guardare con una certa tranquillità al futuro". Altro elemento positivo, indica l'Eurispes, "la consistente patrimonializzazione delle famiglie italiane e un loro indebitamente lontano dagli standard americani". E poi, non tutto quello che la crisi porta è decisamente negativo: "Si stanno sgonfiando alcune bolle speculative nei settori dell'approviggionamento delle materie prime e in quello immobiliare: tutto ciò potrebbe rappresentare un vantaggio piuttosto che un danno". Inoltre il Pil ufficiale supera i 1500 miliardi: a questo, ricorda l'Eurispes, si aggiunge un sommerso che ammonta al 35%, dunque 540 miliardi circa. "Quando il sereno tornerà - assicura l'Eurispes - troverà un campo ripulito dalle inutili e dannose sovrastrutture finanziarie e ci riconsegnerà un sistema di intermediazione più votato al finanziamento dello sviluppo che alla finanza creativa". Però il 66% arriva a fatica alla fine del mese. Nonostante i diversi escamotage per rendere più 'pesante' il proprio reddito, il 53,4% degli italiani confessa di incontrare difficoltà a far quadrare il proprio bilancio familiare. Solo una famiglia su tre, secondo l'analisi Eurispes, riesce a risparmiare qualcosa (33,4%) mentre il 66,1% delle famiglie non riesce a raggiungere il traguardo di fine mese. E così il credito al consumo diventa un modo di affrontare spese non dilazionabili, ma alle quali altrimenti non si potrebbe far fronte. Infatti, si legge nel Rapporto, il 19,4% dei cittadini è stato costretto a contrarre debiti per cure mediche, con un aumento di 14 punti rispetto al sondaggio dell'anno precedenti, e il 5,6% degli intervistati ha dichiarato di aver fatto ricorso al credito al consumo per l'acquisto di beni alimentari. Le riforme sono ormai ineludibili. Naturalmente perché il Paese decolli servono tante riforme: una pubblica amministrazione efficiente (nel Rapporto si analizzano diverse ipotesi di riforma della spesa e della struttura degli enti locali), un mercato del lavoro che non miri solo alla precarizzazione selvaggia (il 46,2% degli italiani ritiene che le misure legislative adottate nell'ultimo decennio abbiano peggiorato le possibilità occupazionali dei giovani, rendendo il lavoro più incerto), un sistema di welfare che garantisca davvero il cittadino e una macchina giudiziaria equa ed efficiente. Pene più pesanti per omicidio e stupro. Ma quali sono i reati che gli italiani temono di più? Nel sondaggio condotto dall'Eurispes i reati più temuti, e per i quali nell'opinione maggioritaria bisognerebbe inasprire le pene, sono omicidio, violenza sessuale, guida in stato di ebrezza, reati economico-finanziari. Mentre solo una percentuale minima degli intervistati vorrebbe pene più consistenti per il reato di immigrazione clandestina, truffa, consumo di stupefacenti, furto e prostituzione.
(30 gennaio 2009)
da Repubblica.it

Nessun commento: