venerdì 5 dicembre 2008

UNA RIFLESSIONE E UNA DOMANDA

Nelle diverse comunità di questo nostro Paese, la stragrande maggioranza di coloro che detengono il potere, dentro e fuori le Istituzioni, agiscono senza tenere in alcun conto gli innumerevoli segnali di motivato disagio provenienti dalla società civile e da molte Associazioni. Lor signori governano in modo dispotico e da lungo tempo hanno mandato in esilio l’etica pubblica.

Gli atteggiamenti assunti da questi ceti dirigenti camaleontici, amorali, bugiardi, ingiusti e, sempre più frequentemente, disonesti, hanno prodotto e continuano giornalmente e produrre gravi danni, che oramai sono sotto gli occhi di tutti, e profonde fratture nel sistema delle relazioni sociali, nello Stato e nell’economia; in modo particolare nel Mezzogiorno.

I partiti, le organizzazioni sindacali e le Associazioni contigue al potere - di qualsiasi colore essi siano - tendono sempre più a chiudersi e sono retti da vere e proprie oligarchie.

Da moltissimo tempo i criteri adottati dalla stragrande maggioranza delle organizzazioni sociali e politiche per selezionare le proprie classi dirigenti sono poco comprensibili o del tutto oscuri; disgiunti da esiti premiali legati ad un percorso di partecipazione intesa come impegno per gli altri.

In questo sistema “vincono” quasi sempre gli stessi: i “professionisti”, gli arrivisti e gli “sporcaccioni”.

Le persone che aspirano ad assolvere funzioni dirigenti nelle Istituzioni pubbliche e nelle Associazioni chiedono la fiducia per rappresentare gli interessi delle Comunità e degli associati, ma in realtà non riescono a far altro che usare il sistema della rappresentanza esclusivamente per gli affari propri.

Le Associazioni dovrebbero, invece, a prescindere dalla propria collocazione, battersi e profondere ogni sforzo per cambiare radicalmente un sistema Paese dominato da innumerevoli e diffuse forme di violazione della legalità e di egoismo che, giorno dopo giorno, corrodono il senso della comune appartenenza e la speranza di crescita culturale, civile e morale del Paese.

Le persone singole e collettive che si oppongono allo stato di cose esistente dovrebbero unirsi e costruire un credibile progetto di rinnovamento, mettendo al centro dell’agire la questione ambientale, culla - in ogni senso - di qualsiasi speranza di una buona e degna vita, la difesa dei più deboli, la tutela della dignità e dei diritti di tutte le donne e di tutti gli uomini - dentro e fuori dal mondo del lavoro -, il rafforzamento della giustizia e dell’esercizio delle libertà riconosciute ai singoli ed ai gruppi dal nostro Ordinamento, per cambiare in modo progressivo questo sistema.

Per modificare questo sistema occorre rifondarlo, costruendo su basi nuove ogni interstizio del sistema sociale, politico ed economico, rendendo effettive le procedure democratiche di formazione delle decisioni e delle classi dirigenti, richiamando in “servizio” – al servizio degli interessi generali della comunità e di un’effettiva applicazione dei principi contemplati nella nostra Carta fondamentale, le tante donne i tanti uomini tenuti volutamente lontani dai circuiti di informazione, partecipazione e, soprattutto, esclusi dalle fasi di effettiva decisione.

Il cambiamento potrà essere realizzato se saremo in grado di seminare e far crescere, oltre alle giuste rivendicazioni, una rinnovata e più ampia partecipazione popolare produttiva di valore aggiunto culturale, intellettuale e morale; ingredienti questi che, insieme, costituiscono la condizione fondamentale per concretare la speranza di progresso in ogni ambito del sistema Paese.

Il rinnovamento che serve all’Italia, per essere sufficientemente diffuso e profondo, dovrà partire dal basso, dalla dimensione comunitaria comunale, attraverso il recupero della tensione morale - nella migliore delle ipotesi smarrita - e la crescita di una carica ideale che sia in grado di sostanziare un progetto partecipato e pienamente condiviso che potrà generare “…il (nuovo) blocco storico”.

Da qualche tempo, in tanti e ogni tanto, abbiamo avviato una riflessione sull’eventualità di dare vita nel nostro territorio, con i tempi e le modalità da condividere, ad un’Associazione, composta da uomini e donne di buona volontà, che assuma come fondante l’obiettivo di battersi per avviare un tale cambiamento.

A tutti i blogger e ad ogni lettrice e lettore, a conclusione di questa seppure assai grezza riflessione, mi permetto di girare questa domanda, con la speranza di raccogliere, comunque la pensiate al riguardo, tante riflessioni e/o adesioni.

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