domenica 5 ottobre 2008

DA GOMORRA AI BRIGANTI

Il 22 settembre scorso, dopo la strage di camorra di Castel Volturno, Roberto Saviano ha scritto un lungo articolo dal titolo “Lettera alla mia terra”. Nel saggio l’autore interroga la coscienza del popolo campano e formula il proprio atto di accusa ad un sistema sociale “…schiacciato tra l’arroganza dei forti e la codardia dei deboli”
Una riflessione, quella di Saviano, che può essere estesa, oltre la Campania, a tutto il Mezzogiorno.
Per l’autore di “Gomorra” il sistema sociale meridionale è composto da uomini e donne asserviti, rassegnati e piegati, che non riescono a trovare il coraggio e la forza di smettere di subire sempre e che, così facendo, impediscono alla nostra terra e ai suoi figli migliori di crescere.
“Non posso credere – dice Saviano - che riescano a resistere soltanto pochi individui eccezionali. Che la denuncia sia ormai solo il compito dei pochi singoli, preti, maestri, medici, i pochi politici onesti e gruppi che interpretano il ruolo della società civile. E il resto? Gli altri se ne stanno buoni e zitti, tramortiti dalla paura? La paura. L'alibi maggiore. Fa sentire tutti a posto perché è in suo nome che si tutelano la famiglia, gli affetti, la propria vita innocente, il proprio sacrosanto diritto a viverla e costruirla. Ma non avere più paura, non sarebbe difficile. Basterebbe agire, ma non da soli. La paura va a braccetto con l'isolamento. Ogni volta che qualcuno si tira indietro, crea altra paura, che crea ancora altra paura, in un crescendo esponenziale che immobilizza, erode, lentamente manda in rovina.”
Anche noi, qui, fotografiamo, in ogni ambito dell’organizzazione sociale, istituzionale e politica, situazioni, condotte, atti, che deviano dai principi sui quali è stato costruito il nostro sistema giuridico, affondando le radici in un humus d’illegittimità e sempre più frequentemente di vera e propria illegalità. Li fotografiamo quando vediamo le classi dirigenti violare fondamentali diritti civili, sociali e politici, riconosciuti a tutti oramai solo sulla carta, per appagare i propri interessi e le proprie ambizioni, i crescenti deliri di onnipotenza e corrispondere alle pressanti richieste di favori d’ogni tipo provenienti dal diffuso sistema di clientele e dalle reti di parentela.
Questo Mezzogiorno maledetto appare avvinghiato da una piovra che, passando dalle attività criminali e attraversando la mala gestione della cosa pubblica, soffoca ogni speranza di cambiamento e tenta di spegnere, anche con l’uso della violenza fisica e psicologica, ogni residuo senso civico.
Le vecchie e le nuove classi dirigenti, anche quelle che si definiscono democratiche e progressiste, o addirittura ancora rivoluzionarie, quando stanno al governo perpetuano un sistema di rappresentanza nel quale il padrone, il rappresentato, diviene servo del servo, il rappresentante, e il servo di quest’ultimo, il burocrate o il delegato, asserve l’interesse pubblico all’interesse privato; talvolta per obbedire a chi sta sopra di lui e tal altra per se stesso.
Il sistema, per come si è strutturato nel tempo, al di là delle buone intenzioni di alcuni, è incapace di auto riformarsi.
. Si, ha ragione Saviano, ” …bisogna trovare la forza di cambiare. Ora o mai più”.
Ho trovato in “Gomorra” e in “Lettera alla mia terra”, oltre alla profonda sofferenza interiore che non mi ha mai abbandonato lungo tutta la lettura, e anche dopo, segni di speranza e germi di cambiamento.
La forza di Don Giuseppe Diana – Prete ucciso dalla camorra il 19 marzo 1994 -, l’impegno politico di Lorenzo Diana – condannato a morte dalle famiglie camorristiche e sotto scorta da lunghissimo tempo, e Carmelina - la maestra di Mondragone - che per aver compiuto il proprio dovere e aver servito la legalità ha perso ogni “cosa” (la sua terra, la famiglia, gli amici, il compagno si accingeva a sposare).
Oggi a Grottaglie sono tornati i “Briganti”, presidio insieme ad altri Presidi di un nuovo modo di pensare e di agire l’impegno sociale e politico.
Il potere li vorrebbe silenziosi, muti, lontani, disinformati, disimpegnati, stanchi e impegnati nei compromessi dell'esistente.
Ma questa è un’altra storia.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Dal sito di quartocanaleradio.it:

AMBIENTE: i briganti differenziano!!


GROTTAGLIE - Anche quest’anno, strepitosa occasione di festa a Grottaglie, in provincia di Taranto. Ieri, puntuale come un orologio svizzero e’ tornata, questa volta al Castello Episcopio, “La notte dei Briganti”. Il tema, mai come quest anno, e’ stato di estrema attualita’: io non mi rifiuto: differenzio! Secondo Sud in Movimento, associazione politico-culturale organizzatrice dell’evento, con la differenziata i risultati che si possono ottenere sono:
+ salute – tasse,
+ ricchezza – inquinamento,
+ civilta’ – discariche,
+ materie prime!
Molti storceranno il naso perche’ non si sente parlare d’altro, vero, ma un insieme di persone che organizza un evento di questa portata sicuramente non lo fa perche’ ha voglia di essere “pedante”. L’apparenza del pensiero, di un momento, di una festa etc etc, potrebbe, e in questo caso lo e’, essere contaminato da un malessere dell’anima. Quell’anima da cittadino del mondo che, assicurando ogni giorno i suoi doveri, si ritrova come controparte la negazione dei propri diritti. Quei diritti che dovrebbero garantire una vita tranquilla a chi paga le tasse, assicura il suo obolo alla solidarieta’, tende la mano a chi ne ha bisogno e lavora per garantirsi la sopravvivenza. Forse entriamo nel campo dell’“utopia”. Forse. Ma, essendoci alla Notte dei Briganti, ho notato, mentre tanti volontari garantivano materiale informativo, che tutti i presenti avevano in questa occasione una grande possibilita’: respirare l’aria della “liberta’” senza condizionamenti di nessun tipo, se non quello dell’intenso odore della terra atto a rendere l’atmosfera unica, proprio come quella che vivevan i briganti. Tanti i gruppi musicali che si sono esibiti, tutti bravi e senza capricci. Rispetto ai piu’ blasonati, non hanno temuto il freddo, non si sono coperti la gola, hanno cantato meglio di tanti altri artisti e, soprattutto, lo hanno fatto senza pretendere nient’altro che la possibilita’ di stare insieme e…ballare. Anche in questo, insomma, si sono differenziati dando la possibilita’ ai presenti di scegliere in quale contenitore del proprio essere cittadino mettere il piacevole momento che regalavano. Quale contenitore avran scelto? Due le possobilita’: quello dell indifferenza o della partecipazione. Agurandoci che la scelta sia ricaduta sul secondo, il probabile risultato ottenuto sara’ quello di aver fatto comprendere che siamo ancora di piu a voler lasciare un mondo differente ai nostri successori. Intanto, nell’attesa, non mi rifiuto: differenzio!

con la speranza che sia cosa gradita. G.A.