mercoledì 29 ottobre 2008

AGIRE UNITI PER IL BENE COMUNE

Un prezioso commento ad precedente post...
Ricordiamoci il motto DIVIDE ET IMPERA...

Non è più il momento di parlare,sopratutto con chi pur volendo,non può ascoltare.
Continuare ad informare,denunciare,manifestare, va bene,ma evidentemente non basta occorre andare oltre.
Ognuno ha i suoi ideali, i propri principi,molti militano nei partiti,altri in associazioni,ognuno ha scelto e si spende insieme ad altri, per una tematica che attiene la salute pubblica,la salvaguardia del territorio,della memoria storica,dell'ambiente, delle proprie radici, del diritto alla informazione, alla libertà di stampa,ad una giustizia giusta,al diritto di esistere e di determinare le proprie scelte ecc...ecc...ma sempre e comunque da soli o con pochi altri, difendendone la primogenitura e la esclusività, diffidando gli uni degli altri.
Cosi facendo e cosi continuando non si va da nessuna parte e i risultati sono risibili.Senza sperperare il proprio patrimonio culturale e le esperienze fin qui maturate, ritengo sia indispensabile anzi vitale, che ognuno si metta al servizio dell'altro con l'unico obiettivo peraltro già comune che non può che essere quello di cambiare la malapolitica e chi oggi ma anche ieri la rappresenta. Insieme mettendo da parte i partiti,le associazioni, i giornali,i blogs di appartenenza( tanto dopo ognuno potrà tornarci ) e lavorare per costruire un movimento politico trasversale, fatto di donne e uomini che metta al primo posto del suo programma elettorale, la morale,l'etica, il rispetto delle persone e dell'ambiente. Non è più possibile assistere alla distruzione dei valori fondamentali della vita se non della vita stessa,non è più possibile assistere alla distruzione della nostra città, rimanendo ancorati alla propria ragione che, certamente è sacrosanta ma rimane pur sempre una sola ragione. Occorre sforzarsi di superare le barriere che oggi ci dividono per diventare protagonisti insieme ai tanti altri dell'indispensabile e vitale cambiamento per il nostro bene e delle generazioni future. Basta scegliere i nostri rappresentanti tra il meno peggio che comunque sempre peggio rimane o continuare ad accettare chi ci viene imposto dalle segreterie dei partiti. Riappropiamoci del nostro diritto di scegliere liberamente chi deve rappresentarci nelle Istituzioni e mandiamo finalmente a casa chi ci ha venduti insieme al nostro territorio. Questo si può e si deve fare per la nostra città e chissà se non potrà essere esempio per le altre.La mia potrà sembrare utopia, ma da li si parte.

lunedì 27 ottobre 2008

L'IMPEGNO DEI CRISTIANI, OLTRE L'ANNUNCIATO PSEUDO CONFESSIONALISMO
(dedicato "agli undici apostoli grottagliesi)
Quello che segue è il documento diffuso a natale del 1991 in tutte le chiese di Casal di Principe e della zona aversana da don Peppino Diana (barbaramente ucciso il 19 marzo 1994 dalla camorra) e dai parroci della forania di Casal di Principe.
PER AMORE DEL MIO POPOLO
Siamo preoccupati Assistiamo impotenti al dolore di tante famiglie che vedono i loro figli finire miseramente vittime o mandanti delle organizzazioni della camorra.
Come battezzati in Cristo, come pastori della Forania di Casal di Principe ci sentiamo investiti in pieno della nostra responsabilità di essere “segno di contraddizione”.
Coscienti che come chiesa “dobbiamo educare con la parola e la testimonianza di vita alla prima beatitudine del Vangelo che é la povertà, come distacco dalla ricerca del superfluo, da ogni ambiguo compromesso o ingiusto privilegio, come servizio sino al dono di sé, come esperienza generosamente vissuta di solidarietà”.
LA CAMORRA
La Camorra oggi é una forma di terrorismo che incute paura, impone le sue leggi e tenta di diventare componente endemica nella società campana.
I camorristi impongono con la violenza, armi in pugno, regole inaccettabili: estorsioni che hanno visto le nostre zone diventare sempre più aree sussidiate, assistite senza alcuna autonoma capacità di sviluppo; tangenti al venti per cento e oltre sui lavori edili, che scoraggerebbero l’imprenditore più temerario; traffici illeciti per l’acquisto e lo spaccio delle sostanze stupefacenti il cui uso produce a schiere giovani emarginati, e manovalanza a disposizione delle organizzazioni criminali; scontri tra diverse fazioni che si abbattono come veri flagelli devastatori sulle famiglie delle nostre zone; esempi negativi per tutta la fascia adolescenziale della popolazione, veri e propri laboratori di violenza e del crimine organizzato.
PRECISE RESPONSABILITÀ POLITICHE
E’ oramai chiaro che il disfacimento delle istituzioni civili ha consentito l’infiltrazione del potere camorristico a tutti i livelli. La Camorra riempie un vuoto di potere dello Stato che nelle amministrazioni periferiche é caratterizzato da corruzione, lungaggini e favoritismi.
La Camorra rappresenta uno Stato deviante parallelo rispetto a quello ufficiale, privo però di burocrazia e d’intermediari che sono la piaga dello Stato legale. L’inefficienza delle politiche occupazionali, della sanità, ecc; non possono che creare sfiducia negli abitanti dei nostri paesi; un preoccupato senso di rischio che si va facendo più forte ogni giorno
“che passa, l’inadeguata tutela dei legittimi interessi e diritti dei liberi cittadini; le carenze anche della nostra azione pastorale ci devono convincere che l’Azione di tutta la Chiesa deve farsi più tagliente e meno neutrale per permettere alle parrocchie di riscoprire quegli spazi per una “ministerialità” di liberazione, di promozione umana e di servizio.
Forse le nostre comunità avranno bisogno di nuovi modelli di comportamento: certamente di realtà, di testimonianze, di esempi, per essere credibili.
IMPEGNO DEI CRISTIANI
Il nostro impegno profetico di denuncia non deve e non può venire meno.
Dio ci chiama ad essere profeti.
- Il Profeta fa da sentinella: vede l’ingiustizia, la denuncia e richiama il progetto originario di Dio (Ezechiele 3,16-18);
- Il Profeta ricorda il passato e se ne serve per cogliere nel presente il nuovo (Isaia 43);
- Il Profeta invita a vivere e lui stesso vive, la Solidarietà nella sofferenza (Genesi 8,18-23);
- Il Profeta indica come prioritaria la via della giustizia (Geremia 22,3 -Isaia 5)
Coscienti che “il nostro aiuto é nel nome del Signore” come credenti in Gesù Cristo il quale “al finir della notte si ritirava sul monte a pregare” riaffermiamo il valore anticipatorio della Preghiera che é la fonte della nostra Speranza.
NON UNA CONCLUSIONE: MA UN INIZIO
Appello
Le nostre “Chiese hanno, oggi, urgente bisogno di indicazioni articolate per impostare coraggiosi piani pastorali, aderenti alla nuova realtà; in particolare dovranno farsi promotrici di serie analisi sul piano culturale, politico ed economico coinvolgendo in ciò gli intellettuali finora troppo assenti da queste piaghe”
Ai preti nostri pastori e confratelli chiediamo di parlare chiaro nelle omelie ed in tutte quelle occasioni in cui si richiede una testimonianza coraggiosa;
Alla Chiesa che non rinunci al suo ruolo “profetico” affinché gli strumenti della denuncia e dell’annuncio si concretizzino nella capacità di produrre nuova coscienza nel segno della giustizia, della solidarietà, dei valori etici e civili (Lam. 3,17-26).
Tra qualche anno, non vorremmo batterci il petto colpevoli e dire con Geremia “Siamo rimasti lontani dalla pace… abbiamo dimenticato il benessere… La continua esperienza del nostro incerto vagare, in alto ed in basso,… dal nostro penoso disorientamento circa quello che bisogna decidere e fare… sono come assenzio e veleno”.

sabato 25 ottobre 2008

Libertà!

Adios Nonino

venerdì 24 ottobre 2008

Altre testimonianze dalla trasmissione MALPELO su LA7







La 3a parte di Malpelo su Taranto e la situazione dei procedimenti penali


L' inquinamento a Taranto su La7 - Malpelo

1a) PARTE



2a) PARTE



La trasmissione Malpelo è online!
Una pietra miliare per Taranto.
Seguitela e commentate nel forum dedicato a questa puntata:
Domani 25 ottobre 2008 alle ore 10.30 a San Marzano di S.G. in Piazza Milite Ignoto CONFERENZA STAMPA contro la PIATTAFORMA DI STOCCAGGIO della Universal Service, così com'è autorizzata, la piattaforma è un parcheggio per rifiuti speciali in pieno centro abitato, sulla strada per Sava. Serve per incrementare il traffico di rifiuti nelle discariche della zona (Ecolevante e Vergine su tutte) ed è la premessa per nuovi inceneritori.

AGGIORNAMENTO...
Siamo ancora qui sotto la provincia...striamo ancora aspettando delle risposte,degli atti concreti che non siano la solita aria fritta..non ci stanchiamo,pronti a tornare a San Marzano di S.G. appena possibile...


INTANTO OGGI ALLE ORE 13 IN PIAZZA MILITE IGNOTO, A SAN MARZANO, ASSEMBLEA DEI CITTADINI PER DECIDERE IL DA FARSI

dal blog del Presidio Permanente
Fra le 8 vittime dell'elicottero dell'Aeronautica militare italiana caduto in Francia c'è anche un grottagliese, Giuseppe Biscotti, 37 anni.

Cordoglianze alle famiglie

mercoledì 22 ottobre 2008

Il servizio de La 7 sui dati INCA a Taranto

CS - Comitato per Taranto

"L'inceneritore non può partire": il Comitato Per Taranto disapprova la decisione dell'Amiu di riattivare l'inceneritore di Taranto

Ancora uno scempio ambientale perpetrato ai danni dei tarantini, sull'onda mediatica dell'emergenza rifiuti.

Apprendiamo con sconcerto, infatti, l'annuncio del vicepresidente dell'Amiu, Nello De Gregorio, della riattivazione dell'inceneritore di Taranto prevista per la fine di novembre.
Le motivazioni ambientali, sanitarie ed economiche per rigettare l'idea dell'incenerimento come "buona pratica" per lo smaltimento dei rifiuti sono tantissime ed hanno portato i maggiori paesi europei e diversi comuni del nord-Italia ad attivare procedure di dismissione degli inceneritori in favore di tecnologie che non prevedono la combustione dei rifiuti e, soprattutto, di una capillare ed efficiente raccolta differenziata.
In sintesi, l'incenerimento dei rifiuti sviluppa fumi altamente tossici, contenenti diossine e polveri ultrafini estremamente pericolose ed impossibili da filtrare poiché molto più piccole dei famosi PM10.
Il problema delle nanopatologie, ossia delle malattie determinate da polveri sottili, fini ed ultrafini non può più essere trascurato, soprattutto in una città malata come Taranto.

Bisogna inoltre chiarire che l'incenerimento non rappresenta un'alternativa alla discarica: un inceneritore "a griglia" come quello di Taranto, infatti, produce almeno 200 kg di ceneri per tonnellata di rifiuto bruciato, che dovranno poi essere stoccate in discariche speciali con costi esorbitanti sia in termini ambientali che economici.
E' bene che i cittadini di un comune in crisi finanziaria sappiano che l'incenerimento è in assoluto la procedura di smaltimento dei rifiuti più costosa, con enormi aggravi sulla già altissima Tassa sui Rifiuti Solidi Urbani, a tutto vantaggio dei gestori (in questo caso, l'Amiu).

Ciò che ci sconcerta di più, però, è la volontà di aggirare la normale procedura autorizzativa, cioè l'AIA, attraverso lo strumento dell'esercizio provvisorio. "L'Amiu è tranquilla, va avanti", afferma De Gregorio, con l'assenso dell'avvocatura della Regione Puglia.
Bisognerebbe ricordare a De Gregorio, che prima di ottenere la sua carica era strenuo sostenitore dalla raccolta differenziata e acerrimo nemico degli inceneritori, che l'AIA non è uno strumento nato solo per garantire le tutele ambientali ma soprattutto per permettere ai cittadini di portare nelle "stanze dei bottoni" le loro proposte e le loro obiezioni.

Sarebbe il caso che un'Amministrazione Comunale che cerchi realmente di segnare un punto di svolta nella storia della città di Taranto applicasse le migliori soluzioni a disposizione per risolvere il problema dei rifiuti, e non accettasse passivamente soluzioni obsolete, dannose e costose per la comunità. Le soluzioni ad alta tecnologia per lo smaltimento dei rifiuti esistono, e nessuna di esse passa attraverso l'incenerimento.
I paesi moderni investono nel settore dei rifiuti orientandosi verso il recupero che permette di creare, soprattutto in una realtà arretrata come quella meridionale, centinaia di posti di lavoro, trasformando letteralmente in oro ciò che l'AMIU vuole bruciare e spargere nell'ambiente.

Ci chiediamo come questa Amministrazione, nel pieno della battaglia per ottenere dalla grande industria il rispetto dell'ambiente e della salute, possa consentire l'attivazione dell'inceneritore ed accettare che la bocca dei cittadini venga ancora una volta tappata dalle "procedure semplificate" e per mere ragioni economiche.

Chiediamo quindi al Sindaco Ippazio Stefano, in qualità di massimo tutore della salute dei tarantini, di ascoltare la voce dei cittadini e di intervenire al più presto per bloccare l'ennesima "fabbrica dei veleni" nel nostro territorio.

Per il Comitato per Taranto

Peppe Cicala
Giulio Farella
Alessandro Marescotti
Angelo Miccoli
Piero Mottolese
Luigi Oliva
Antonietta Podda

Milano. La Statale occupa Milano




Gli stati generali dell'università riescono a mettere d'accordo studenti, docenti e lavoratori. Parte da via Festa del Perdono un corteo spontaneo che arriva in stazione Cadorna e finisce tra spintoni e manganellate della polizia
Mariangela Maturi dal Manifesto
MILANO

La protesta dilaga. E non si ferma più. Ieri si è mosso il pachiderma della cultura cosiddetta superiore, l'università. Un po' arrugginita, era partita in sordina con iniziative circoscritte, ma ora è esplosa in aula e in piazza. Per movimentare la giornata, in piazza Cadorna alcuni studenti si sono attirati anche una decina di manganellate a causa di qualche spintone di troppo, «tafferugli» per la cronaca, una performance che certo non svuota di significato un'assemblea e un corteo che ha riempito le strade di Milano come non si vedeva ormai da tempo.
Il buongiorno si vede dal mattino. Si capisce [...]

E io pagooooooo...........

E' necessaria la nuova spesa o cresce un doblò di troppo?

Determina

1397 2/10/08

Approvazione impegno di spesa per allestimento in ufficio mobile autovettura FIAT DOBLO' in dotazione al servizio di PM Indizione gara ufficiosa

Piccirillo Michele


A leggere la determina si sobbalza sulla sedia, i vigili urbani si attrezzano e che attrezzi.

Trasformazione in “Ufficio mobile” del Doblò da poco acquistato ed in loro dotazione.

Non si capisce a cosa possa servire dal momento che si è testimoni di altre spese, tipo gabbiotti, che sono lì abbandonati all’incuria nonostante i circa 30.000 euro di allestimento. Ora però si tenta di fare i conti in tasca per vedere “quanto costa”?

Facendo raffronti con altre situazioni è congrua la spesa se il doblò costa dai 15.000 ai 18.000 a cui va aggiunta la spesa di 15.600 euro per attrezzarlo, più corsi di aggiornamento, più varie ed eventuali, ecc.? L’acquisto del veicolo già attrezzato sarebbe costato di meno?

Confrontando con altra realtà e con mezzo più blasonato del doblò sembrerebbe di sì.

Comune di Padova

Settore Provveditorato

Determinazione n. 2005/09/0178 del 20/05/2005

Oggetto:

ACQUISTO N. 3 FURGONI AD USO SPECIFICO UFFICIO MOBILE POLIZIA MUNICIPALE. AFFIDAMENTO E IMPEGNO DI SPESA DI €. 86.803,20.= ALLA DITTA ASA AUTO MARIN S.R.L.

D E T E R M I N A

1. di approvare le risultanze della gara summenzionata e il relativo verbale redatto in data 18.5.2005;

2. di procedere all’acquisto di n. 3 furgoni in oggetto indicati da assegnare alla Polizia Municipale dando atto che la spesa complessiva prevista, chiavi in mano, allestimento, immatricolazione e IVA compresa, ammonta €. 86.803,20.= affidando la fornitura alla Ditta ASA AUTO MARIN - (cod. forn. n. 32781 );

più eloquente di così...

martedì 21 ottobre 2008

Mobilitazione in tutta Italia - A Firenze sfilano in 40mila



A Napoli, Roma, Bologna, Reggio Calabria, Genova, da Nord a Sud dell’Italia continuano le manifestazione di protesta degli studenti contro la riforma della scuola del ministro Gelmini. Questa volta accanto alla agli studenti si schierano anche i rettori che, attraverso l’associane Acquis, fanno sapere di non condividere la politica del governo perché, a loro giudizio, penalizza la formazione e la competitività dei nostri studenti.

NAPOLI Un corteo di studenti universitari e delle scuole superiori attraversa le strade del centro di Napoli per protestare contro la riforma Gelmini e i tagli alla ricerca scientifica. La manifestazione è stata voluta dai Collettivi studenteschi, da associazioni di dottorandi e ricercatori e dalle organizzazioni degli studenti medi. In testa al corteo uno striscione con la scritta: "Fuori Confindustria da scuole e università".

GENOVA A Genova i professori della facoltà di lettere, in segno di protesta, hanno deciso di tenere le lezioni in strada. Nel pomeriggio si terrà un'assemblea alla facoltà di lingue straniere e si prevede che anche lì, con la collaborazione degli studenti, vengano organizzate una serie di lezioni all'aperto nei prossimi giorni.

I RETTORI Il ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca, hanno detto i rettori, deve "puntare a rendere più competitivi i punti di forza del sistema universitario. La valorizzazione delle tante eccellenze nel paese servirà a evitare il collasso per le situazioni critiche. Ma anche i 'punti di forzà non riusciranno a reggere se i fondi vengono tagliati in modo indiscriminato come fa la manovra economica approvata. Se il governo non invierà segnali concreti all'università, saranno messe in campo dure azioni, perché l'Italia non può rinunciare alla formazione superiore del proprio capitale umano nè alla ricerca.

NO ALLA LOGICA DI CASSA No ad una logica che mira solo "a fare cassa "riteniamo di dover assumere una precisa responsabilità, cioè prendere un'iniziativa che chiede al governo di rivedere la logica sottesa alla manovra finanziaria per quanto riguarda gli atenei italiani. Crediamo che la logica dei tagli indiscriminati ai finanziamenti delle università sia sbagliata perché mira solo a fare cassa per i bilanci dello stato a spese dei bilanci delle università.

MOBILITAZIONE A OLTRANZA "Se il governo si arroccherà sulle sue posizioni la mobilitazione negli atenei continuerà". se non ci saranno segnali diversi la protesta potrebbe allargarsi anche ad altre università C'è tuttavia un forte appello al senso di responsabilità di tutti. Non siamo favorevoli ad occupazioni delle università e blocchi della didattica. Crediamo che la miglior risposta in un momento difficile come questo sia che ciascuno nelle istituzioni svolga il suo compito "I blocchi della didattica e le occupazioni non servono - hanno concluso i rettori - ma se il governo si arroccherà in una chiusura al dialogo la mobilitazione continuerà".
fonte: l'Unione Sarda

A 13 anni ha il tumore da fumo. «E' la diossina»

da Corriere.it e il Corriere della Sera del 21/10/2008

La storia Le nuove cifre dell'Ines: qui si produce il 92% del «veleno» italiano. Gli ambientalisti contro l'Ilva che si difende: siamo in regola

A 13 anni ha il tumore da fumo. «E' la diossina»

Il medico: mai visto un caso così. Industrie, Taranto città più inquinata dell'Europa occidentale.Tre mamme con il latte contaminato, cinque adulti con il livello più alto del mondo, 1.200 pecore da abbattere
DAL NOSTRO INVIATO
TARANTO — Tre anni fa, S. aveva 10 anni. E senza aver mai fumato una sigaretta in vita sua era già conciato come un fumatore incallito. Un caso simile, Patrizio Mazza, primario di ematologia all'ospedale «Moscati» di Taranto, non l'aveva mai visto. E nemmeno la letteratura medica internazionale lo contempla. Anche a cercare su Internet, la risposta è negativa: « No items found ». Per questo, Mazza temeva di avere sbagliato diagnosi. Invece no. Quel bimbo aveva proprio un cancro da fumatore: adenocarcinoma del rinofaringe. Come tanti altri tarantini, specie quelli del Tamburi, «il quartiere dei morti viventi».
A Bruxelles forse ancora non lo sanno, ma Taranto è la città più inquinata d'Italia e dell'Europa occidentale per i veleni delle industrie. L'inquinamento di Taranto, infatti, è di fonte civile solo per il 7%. Tutto il resto, il 93%, è di origine industriale. A Taranto, ognuno dei duecentomila abitanti, ogni anno, respira 2,7 tonnellate di ossido di carbonio e 57,7 tonnellate di anidride carbonica. Gli ultimi dati stimati dall'Ines (Inventario nazionale delle emissioni e loro sorgenti) sono spietati. Taranto è come la cinese Linfen, chiamata «Toxic Linfen», e la romena Copša Miça, le più inquinate del mondo per le emissioni industriali.
Ma a Taranto c'è qualcosa di più subdolo. A Taranto c'è la diossina. Qui si produce il 92% della diossina italiana e l'8,8% di quella europea.
«In dieci anni — dice Mazza — leucemie, mielomi e linfomi sono aumentati del 30-40%. La diossina danneggia il Dna e un caso come quello di S. è un codice rosso sicuramente collegato alla presenza di diossina. Se nei genitori c'è un danno genotossico non è in loro che quel danno emerge, ma nei figli».
Tre mamme il cui latte risulta contaminato dalla diossina, cinque adulti che scoprono di avere il livello di contaminazione da diossina più alto del mondo, 1.200 pecore e capre di cui la Regione Puglia ordina l'abbattimento, forti sospetti di contaminazione nel raggio di 10 chilometri dal polo industriale (con i monitoraggi sospesi perché sempre «positivi ») sono, più che un allarme, una emergenza nazionale. La diossina si accumula nel tempo e a Taranto ce n'è per 9 chili, il triplo di Seveso (la città contaminata nel 1976). Ma sono sette le sostanze cancerogene e teratogene che, con la diossina, colpiscono Taranto come sette piaghe bibliche.
Mentre però a Bruxelles e a Roma (e a Bari, sede della Regione) si discute, Taranto viene espugnata dalla diossina. Basta dare un'occhiata, oltre che ai dati Ines, ai limiti di emissione, il cuore del problema. Il limite europeo è di 0,4 nanogrammi per metro cubo. Quello italiano, di 100 nanogrammi. «Un vestito su misura per l'Ilva di Emilio Riva», dicono le associazioni ambientaliste. «Siamo in regola e abbiamo anche investito 450 milioni di euro per migliorare gli impianti», replica l'Ilva, che l'anno scorso ha realizzato utili per 878 milioni, 182 milioni in più dell'anno prima e il doppio del 2005.
L'Europa però è dal 1996 che ha fissato il limite di 0,4 nanogrammi. L'Inghilterra, per esempio, si è adeguata. E la Germania ha fatto ancora meglio: 0,1 nanogrammi, lo stesso limite previsto per gli inceneritori.
Nel 2006, Ilva e Regione Puglia hanno anche firmato un protocollo d'intesa, ma con scarsi risultati. La «campagna di ambientalizzazione» procede a rilento e sembra che l'Ilva intenda concluderla nel 2014, proprio quando scadrà il Protocollo di Aarhus, recepito anche dall'Italia, che impone ai Paesi membri di adottare le migliori tecnologie per portare le emissioni a 0,4-0,2 nanogrammi.
Eppure a Servola, Trieste, acciaierie «Lucchini», per risolvere il problema è bastato un decreto del dirigente regionale Ambiente e Lavori pubblici, che ha imposto al siderurgico, pena la chiusura, di rispettare i limiti europei. In due anni, grazie anche alle pressioni della confinante Austria, il miracolo: dalla maglia nera, in tandem con Taranto, Servola è diventata un centro di eccellenza, con la diossina abbattuta fino al teutonico limite di 0,1 nanogrammi.
Certo, con una legge regionale, o con un decreto come quello friulano, si eviterebbe anche il referendum sull'Ilva, giudicato ammissibile dal Tar di Lecce e sicura fonte di drammatiche spaccature fra i 13 mila dipendenti del siderurgico.Invece c'è soltanto una delibera del consiglio comunale di Taranto che chiede timidamente alla Regione «di fare come in Friuli».Ma la Puglia non confina con l'Austria. Al di là del mare, c'è l'Albania.
Carlo Vulpio
21 ottobre 2008

sabato 18 ottobre 2008

CS - Il Sud in Movimento pretende chiarezza sul caso GEA

Il Sud in Movimento pretende la verità sulla questione della casa di riposo di Grottaglie, è inutile che il Sindaco , la maggioranza ed anche l’opposizione continuano a nascondersi dietro il dito, quella questione era evitabile e nessuno ha fatto niente.

Innanzitutto è necessario capire come sono state selezionate le persone che sono state riassunte, appare evidente che il metodo è fin troppo discrezionale, quasi clientelare, infatti sono state lasciate a casa 17 persone tra cui 2 os.s., che erano le figure richieste, in secondo luogo sono state messe fuori delle persone che traggono reddito, per tutta la famiglia, solo ed esclusivamente da quel lavoro, mentre invece sono state riassorbite persone che posseggono case e i cui mariti sono dipendenti pubblici o comunque hanno già uno stipendio, e che avevano meno anzianità.

Non vorremmo, come ci hanno detto alcuni lavoratori licenziati che ci hanno chiesto una mano, che fossero state fatte delle liste di proscrizione o al contrario dei favoritismi, cosa che sarebbe molto grave, come è grave che i rappresentanti sindacali siano stati riassorbiti senza battere ciglio pur avendo una situazione economica migliore di quelli rimasti a casa.

Non riusciamo a capire come mai da un momento a l’altro sia scoppiato questo caso GEA, eppure qualche tempo fa comparve su Panorama che la nostra casa di riposo era la terza in tutta Italia, in quanto a qualità e servizi, forse non tutti sapevano ciò che alcuni licenziati sono venuti a raccontarci.

In particolare è emerso che, alcuni nomi riportati su quelle liste sono molto vicini, in alcuni casi parenti, ad amministratori e segretari di partiti, mentre sarebbero stati lasciati a casa i cosiddetti poveri diavoli i quali però non ci stanno ad accettare questa situazione ed infatti ci hanno raccontato che la casa di riposo ed il servizio domiciliare andavano avanti grazie al loro sacrificio e anche grazie al silenzio che erano costretti ad accettare.

Non è più possibile sottacere che queste donne e uomini, svolgevano attività lavorative che non competeva loro svolgere, tipo lavare scale e portoncini e a volte molto di peggio e che quando si lamentavano venivano nel migliore dei casi “invitate a sorvolare” una sorta di lavoro misto tra imprese di pulizie e assistenza agli anziani, senza parlare poi degli straordinari e di quei dirigenti di settore che davano disposizioni senza averne il diritto. Ovviamente tutti sapevano ma tutti tacevano, alcuni per non perdere il posto di lavoro, altri invece perché forse ritenevano che il cliente ha sempre ragione.

Su questa storia bisogna fare chiarezza, perché a farne le spese sono uomini e donne che per quel lavoro hanno compresso la propria dignità, la propria salute, le proprie esigenze familiari e personali ed ora nonostante tutto si ritrovano abbandonate.

Non ci sono scuse, chi sapeva doveva denunciare, non mi riferisco solo ai lavoratori, che in ogni caso sono l’anello debole, ma alle istituzioni, ai sindacati.
Molta delusione viene proprio da questi ultimi, a loro diciamo che se sapevano dovevano evitare tutto ciò, dovevano fare l’unica cosa che gli compete “tutelare i lavoratori”, loro esistono per questo, non per concordare, non per firmare protocolli, ma solo ed esclusivamente per difendere i lavoratori in questo caso tutti, se sapevano che le cose non andavano come dovevano, allora dovevano prevenire, se c’era qualche lavoratore che faceva il furbo, dovevano essere duri con lui e rimetterlo in riga, ma non permettere che accadesse questo scempio.

Ma la responsabilità più grande, come è noto, oltre che dell’impresa, è dell’amministrazione comunale, che anziché badare alla festa dei nonni ed alla pompa magna, doveva impedire, sempre che ciò fosse il loro intento, che a farne le spese fossero i lavoratori i propri cittadini gli stessi che qualche tempo prima li avevano votati.

Adesso è il momento di tirare le somme è ora che si inizino ad assumere le responsabilità, in primo luogo l’assessore ai servizi sociali Luciano Santoro ed il sindaco Raffaele Bagnardi, sui quali per competenza ricade tutta la responsabilità e non ci sono scuse che tengano, devono risolvere il problema di quelle persone, o si devono dimettere. Si dimetta Trivisani, che tramite un comunicato del suo partito disse che se un solo lavoratore fosse stato licenziato si sarebbe dimesso e non ci venga a dire che ad oggi quei lavoratori sono ancora in aspettativa, non accettiamo simili riposte, è ora di passare ai fatti, di assumersi le responsabilità, di dimostrare che il Politico prima di tutto è una persona seria.

Ci auguriamo che tutto si risolva positivamente, comunque a quei lavoratori diciamo che il Sud in Movimento è al loro fianco.
cell: 340 57 91 026

venerdì 17 ottobre 2008

domenica 5 ottobre 2008

DA GOMORRA AI BRIGANTI

Il 22 settembre scorso, dopo la strage di camorra di Castel Volturno, Roberto Saviano ha scritto un lungo articolo dal titolo “Lettera alla mia terra”. Nel saggio l’autore interroga la coscienza del popolo campano e formula il proprio atto di accusa ad un sistema sociale “…schiacciato tra l’arroganza dei forti e la codardia dei deboli”
Una riflessione, quella di Saviano, che può essere estesa, oltre la Campania, a tutto il Mezzogiorno.
Per l’autore di “Gomorra” il sistema sociale meridionale è composto da uomini e donne asserviti, rassegnati e piegati, che non riescono a trovare il coraggio e la forza di smettere di subire sempre e che, così facendo, impediscono alla nostra terra e ai suoi figli migliori di crescere.
“Non posso credere – dice Saviano - che riescano a resistere soltanto pochi individui eccezionali. Che la denuncia sia ormai solo il compito dei pochi singoli, preti, maestri, medici, i pochi politici onesti e gruppi che interpretano il ruolo della società civile. E il resto? Gli altri se ne stanno buoni e zitti, tramortiti dalla paura? La paura. L'alibi maggiore. Fa sentire tutti a posto perché è in suo nome che si tutelano la famiglia, gli affetti, la propria vita innocente, il proprio sacrosanto diritto a viverla e costruirla. Ma non avere più paura, non sarebbe difficile. Basterebbe agire, ma non da soli. La paura va a braccetto con l'isolamento. Ogni volta che qualcuno si tira indietro, crea altra paura, che crea ancora altra paura, in un crescendo esponenziale che immobilizza, erode, lentamente manda in rovina.”
Anche noi, qui, fotografiamo, in ogni ambito dell’organizzazione sociale, istituzionale e politica, situazioni, condotte, atti, che deviano dai principi sui quali è stato costruito il nostro sistema giuridico, affondando le radici in un humus d’illegittimità e sempre più frequentemente di vera e propria illegalità. Li fotografiamo quando vediamo le classi dirigenti violare fondamentali diritti civili, sociali e politici, riconosciuti a tutti oramai solo sulla carta, per appagare i propri interessi e le proprie ambizioni, i crescenti deliri di onnipotenza e corrispondere alle pressanti richieste di favori d’ogni tipo provenienti dal diffuso sistema di clientele e dalle reti di parentela.
Questo Mezzogiorno maledetto appare avvinghiato da una piovra che, passando dalle attività criminali e attraversando la mala gestione della cosa pubblica, soffoca ogni speranza di cambiamento e tenta di spegnere, anche con l’uso della violenza fisica e psicologica, ogni residuo senso civico.
Le vecchie e le nuove classi dirigenti, anche quelle che si definiscono democratiche e progressiste, o addirittura ancora rivoluzionarie, quando stanno al governo perpetuano un sistema di rappresentanza nel quale il padrone, il rappresentato, diviene servo del servo, il rappresentante, e il servo di quest’ultimo, il burocrate o il delegato, asserve l’interesse pubblico all’interesse privato; talvolta per obbedire a chi sta sopra di lui e tal altra per se stesso.
Il sistema, per come si è strutturato nel tempo, al di là delle buone intenzioni di alcuni, è incapace di auto riformarsi.
. Si, ha ragione Saviano, ” …bisogna trovare la forza di cambiare. Ora o mai più”.
Ho trovato in “Gomorra” e in “Lettera alla mia terra”, oltre alla profonda sofferenza interiore che non mi ha mai abbandonato lungo tutta la lettura, e anche dopo, segni di speranza e germi di cambiamento.
La forza di Don Giuseppe Diana – Prete ucciso dalla camorra il 19 marzo 1994 -, l’impegno politico di Lorenzo Diana – condannato a morte dalle famiglie camorristiche e sotto scorta da lunghissimo tempo, e Carmelina - la maestra di Mondragone - che per aver compiuto il proprio dovere e aver servito la legalità ha perso ogni “cosa” (la sua terra, la famiglia, gli amici, il compagno si accingeva a sposare).
Oggi a Grottaglie sono tornati i “Briganti”, presidio insieme ad altri Presidi di un nuovo modo di pensare e di agire l’impegno sociale e politico.
Il potere li vorrebbe silenziosi, muti, lontani, disinformati, disimpegnati, stanchi e impegnati nei compromessi dell'esistente.
Ma questa è un’altra storia.

sabato 4 ottobre 2008

La Quinto Repubblica parla Russo

E' proprio vero che al giorno d'oggi non vi sono più certezze.
Dopo che più di quindicimila cittadini pugliesi si sono dati da fare per raccogliere le firme per una petizione di legge popolare poi diventata legge per la regolamentazione dello stoccaggio e del transito dei rifiuti speciali nella nostra Regione e dopo che lo stesso governo della Regione Puglia, nelle persone del Presidente Vendola e dell'Assessore all' Ambiente Losappio, in verità non troppo convintamente, si è fatto (a parole) tutore dei principi stabiliti nella sopraddetta legge, l'"uomo della strada" pugliese a rigor di logica si sarebbe dovuto sentire più tranquillo.

Voglio dire, ho una legge che impedisce la proliferazione dello stoccaggio e dei traffici di rifiuti speciali proveniente da extra regione, le istituzioni sono tenute ad applicarle per legge, i rappresentanti istituzionali a parole dicono che la Puglia non deve diventare la patummiera d'Italia dei Rifiuti Speciali non ho nulla di cui preoccuparmi.....e poi che succede nei fatti, tutto l'opposto!

Il Governatore Vendola ed il fido Losappio, approvano alla chetichella sotto il sol leone (forse per non farsi vedere da nessuno?) e senza neanche pubblicarla sull'organo Ufficiale della Regione (a proposito ma è una cosa legale questa?), l'autorizzazione integrata ambientale per il III° lotto della Discarica Ecolevante, nonostante i propositi (a parole) e le inchieste giudiziarie in corso, ma si sa in Italia le cose vanno avanti per spallate, per silenzi/assenzi, vizi di competenza, scaricabarile, e poi ci troviamo il morto in casa.
Le Province fanno spallucce e dicono " io applico solo la legge!" come dice l'illuminato assessore all'ambiente della Provincia di Legge Gianni Scognamillo, peccato che ometta di dire che da quasi due anni i comuni dell' ATO Lecce 2 della sua Provincia sversano i loro rifiuti solidi urbani nelle discariche di Grottaglie e Fragagnano, senza che lo preveda nessuna legge, anzi in deroga della stessa, con i soliti provvedimenti una tantum del commissario di turno.
A questo punto chi ci tutela, noi uomini, cittadini, contribuenti, della c.d. Terza Repubblica, chi determina le politiche ambientali del nostro territorio, chi lo governa, in barba ai più elementari principi di democrazia ed alla volontà popolare della nostra Regione quotidianamente calpestata.
Ma la risposta è ovvia, l'apparato, economico, affaristico, politico, amministrativo e perchè no istituzionale che sulla base di sentenze amministrative badate bene, ho detto amministrative, favorevoli ben rappresentato dal "potentissimo" principe del foro Avvocato Quinto, ormai più credibile ed autorevole di un Presidente eletto di Regione, Provincia o di un Sindaco, visto lo spazio che il quotidiano nazionale gli dedica nelle sue pagine locali (gatta ci cova Tulanti?).
Grazie alla sentenza emessa da una sezione del Consiglio di Stato il 30 Settembre scorso, favorevole al cliente dell'avvocato Quinto, la Bio Sud srl, il principe del foro leccese arriva a dire che tale pronunciamento:" è un buon inizio per rimettere ordine nel sistema della gestione e dello smaltimento dei rifiuti speciali in un quadro (tutto suo) di compatibilità con le regole del mercato..". La difesa arriva a dire che le sentenze della Corte Costituzionale in materia ( come fa visto che la Corte sulla legge in oggetto si pronuncerà solo nel 2009) non cosentono limitazioni della circolazione dei rifuit speciali sul territorio nazionale, a differenza da quanto è previsto da quelli urbani.
Eccolo dunque chi è la vera mente, chi è il deus ex machina della politica ambientale del nostro territorio, che è il suggeritore (anche a mezzo fax) neanche tanto occulto.
Le sue parole, le sue intepretazioni sulla sue sentenze valgono più di una legge, delle parole del Presidente della Confindustria Pugliese, ma sopratutto della volontà di quindicimila cittadini pugliesi.
Valgono più della volontà popolare anche le sentenze del Consiglio di Stato di Roma, forse nuovo porto delle nebbie, dopo che negli anni ottanta si era detto così della locale Procura, visto che le stesse, sempre a firma dello stesso, identico, preciso magistrato amministrativo, badate bene TARANTINO di nascita ed origine, tale Dott. Russo, puntualmente ribaltano o acconsentono decisioni che tutelano l'impresa ed il presunto libero mercato, più che la volontà popolare di 15.000 cittadini pugliesi, o anche,. cosa ancora più grave i contenuti delle Direttive Comunitarie mai recepite dal nostro paese e per questo non vincolanti per il loro giudizio!
Insomma ci troviamo in una situazione in cui, non si possono che condividere le parole del Sindaco di Vicenza il quale ha dichiarato, immediatamente dopo la sentenza (ma guarda un pò!) del Consiglio di Stato che riggetta la possibilità di indire un referendum sulla base Dal Molin a Vicenza:" Non sono solito commentare le decisioni della magistratura, ma questa appare un'ordinanza incomprensibile, miserevole dal punto di vista del diritto, e che sembra avvolgere l'alta corte del Consiglio di Stato in una nube di sospetto francamente inquietante.
Ogni territorio ha diritto, se non di decidere, almeno di poter partecipare al processo decisionale sulle scelte che ne determinano il futuro: prima avendo accesso trasparente alle informazioni, poi potendo far sentire la propria voce. Soltanto questo volevamo: che dopo anni in cui era stata costretta al silenzio, la città potesse finalmente esprimersi.
Ma la sordità romana ha deciso altrimenti, e pretende oggi di sottomettere nuovamente al silenzio una comunità. Una comunità che ha dato molto allo stato, e alla ragion di stato, in termini di terra e di ospitalità.
Oggi ci sentiamo traditi. E come sindaco, rappresentante di una città, di un territorio, di una comunità, vivo questa decisione come la violenta sopraffazione di uno stato sordo e lontano. "
Nulla da eccepire per queste parole, la nostra Repubblica ormai ha fatto non uno, ma due salti all'indietro, da Terza è diventata Quinto, e la lingua parlata non è più quella dei suoi cittadini e del suo popolo, ma quella ben più forte e potente del Dott. Russo, di nome, e forse anche di fatto!

Buffoni patentati!

“Se arriva lo tsunami

Salvataggi di Stato dall’Inghilterra all’Olanda. L’Italiana Unicredit nel mirino della speculazione. Risparmiatori in allarme. L’Europa non può sentirsi al sicuro dalla crisi finanziaria americana”.

“Liberiamoci dal Liberismo

La paura del grande crollo negli USA ha convinto anche i più scettici. Che invocano l’intervento dello Stato. E chiedono regole diverse per i mercati”.

Sono solo alcune dei titoli che circolano in questi giorni, Friedman, Thatcher, Reagan e giù, giù fino ai nostri liberisti sfrenati.

Quello che succede in questi giorni con i mutui, il fallimento a catena delle banche, il fallimento dell’unica categoria che la globalizzazione aveva applicato in pieno, non scalfisce in alcun modo le facce di bronzo che in 40 anni di deregolation hanno cantato le lodi eterne del Liberismo. Se una persona normale s’accorge d’aver sbagliato cerca di scusarsi, sparisce dalla circolazione per non intralciare il lavoro di chi deve rimediare, invece niente, tutti al loro posto a raccomandare rigore a senso unico, la chiusura del trattato di Maastricht, nuove regole per togliere le poche garanzie di resistenza che ancora restano agli sfruttati di tutto il mondo.

Buffoni patentati.

Nel tempio del Liberismo si celebra il funerale del Liberismo con la modica cifra di 700 miliardi di dollari, a cui vanno aggiunte altre provvidenze se si vuol fermare la frana. Il tanto vituperato Keynes viene ripescato e lo si fa così male da avviare una fase di protezionismo.

E qui per l’Italia si mette proprio male. Non c’è una nazione in Europa che ha usufruito di tante deroghe alla concorrenza come l’Italia; siderurgia, Alitalia, Energia, Rifiuti, Fiat, Editoria e si può continuare per ore, hanno tutti, a vario titolo, usufruito di aiuti di Stato ed Europei. Tutti questi aiuti e deroghe alle regole comunitarie, ci hanno portati ad un salasso continuo di infrazioni per centinaia di milioni di euro, che paghiamo all’Europa per mancato rispetto delle regole comunitarie.

Ed ora che il protezionismo per salvare le banche sarà operante anche in Europa, come si evince dal riquadro pubblicato, con la sospensione delle regole della concorrenza e dell’equilibrio di bilancio, che porterà all’aumento del debito pubblico per sostenere i potentati economici, cosa succederà all’Italia, che in questa situazione rappresenta un anello debolissimo, occupando uno degli ultimi posti in Europa nella scala dell’affidabilità economica e produttiva? Dalle avvisaglie tra Confindustria e sindacato e dalle previsioni più rosee, se non si vogliono ipotizzare soluzioni peggiori, le spese saranno accollate a chi già sopporta tutto il peso della crisi. Cosa s’inventeranno Berlusconi, Tremonti, Veltroni, Marcegaglia, Angeletti, Bonanni per far ingoiare loro quest’ultimo rospo?

giovedì 2 ottobre 2008

Morire di discarica

Poche speranze di salvare l'operaio caduto in un pozzo per il biogas in un impianto di una discarica a Genova

I vigili del fuoco sono riusciti solo a calare una telecamera, ma le dimensioni del pozzo (profondo 18 metri e del diametro di un metro) impediscono di far scendere degli uomini

GENOVA - Ci sono poche speranze di recuperare in vita l'operaio, di cui non sono state rese note le generalità, caduto nel pomeriggio in un pozzo per l'estrazione del biogas nella discarica di rifiuti di Scarpino, a Genova. I vigili del fuoco sono riusciti sinora a calare una telecamera, ma le dimensioni del pozzo (profondo 18 metri e del diametro di un metro) impediscono per il momento di far scendere degli uomini con autorespiratori. Nel pozzo infatti manca ossigeno.
LA DISCARICA - L'operaio caduto è dipendente della ditta multinazionale Asja.biz, la cui sede italiana è a Rivoli (Torino). La società gestisce l'impianto di estrazione del biogas prodotto dalla fermentazione dei rifiuti stoccati nella grande discarica genovese di Scarpino. Il biogas viene poi trasformato in energia elettrica. Sul luogo dell'incidente sono impegnate diverse squadre dei vigili del fuoco, tra cui quelle specializzate SAF (per il soccorso speleo-alpinistico-fluviale) ed NBCR (per gli interventi in luoghi contaminati). Sono intervenuti anche i carabinieri della compagnia di Sampierdarena per l'accertamento delle eventuali responsabilità.
da Corriere.it