sabato 30 agosto 2008

video

Tratto dal blog 'Presidio Permanente No Discariche'

NON CI RASSEGNEREMO MAI !
Stamane conferenza stampa del 'Presidio Permanante No Discariche' davanti ai cancelli del 3° lotto della discarica 'ECOLEVANTE'. Eravamo davvero in buona compagnia...... Accolti al nostro arrivo da improvvisa ed abusiva (vecchio vizio)segnaletica di 'divieto di sosta - proprietà privata' inopportunamente ed illegalmente (di nuovo) posta sul tratto dei 6 metri tra bordo stradale e muro di proprieta' della discarica, notoriamente tratto di suolo pubblico.

Folta presenza di Tv locali ed addetti stampa..... morbosamente circondati da volanti della P.S. e da Carabinieri che hanno finito perostacolare anche il defluire post-conferenza degli operatori mediatici. Sopraggiunta infine anche un mezzo dei VV.UU. di Grottaglie che hanno fatto spallucce davanti alla nostra segnalazione dei cartelli 'invasivi'. Tant'è, la legge è uguale per tutti.......lo e' un po' di più per chi Comanda. Il nostro messaggio e' giunto forte e chiaro........ e questo è soltanto l'inizio, anzi la ripartenza, della nostra opera di difesa del territorio dallo scempio attuato dal binomio politica ed imprenditoria selvaggia.

Stasera e domani sera dalle ore 1900 assemblea al Presidio in

ContradaTorre-Caprarica per urgenti decisioni da prendere.

N O N M A N C A T E

giovedì 28 agosto 2008

L'incomunicabilità degli assessori

La giunta Bagnardi somiglia sempre più ad un’allegra armata Brancaleone. La nona edizione di “Tornianti in gara” è organizzata dall’Assessorato comunale alle Attività Produttive che, per l’occasione, ha pubblicizzato l’evento su un quotidiano locale. Tuttavia è evidente l’incomunicabilità tra i vari assessori perché è paradossale che l’iniziativa non sia stata organizzata congiuntamente agli Assessorati al Marketing ceramico e alla Cultura. O forse la promozione dell’artigianato ceramico non rientra tra i compiti dell’Assessorato al Msarketing ceramico? O, ancora, la ceramica grottagliese non è espressione della nostra cultura?
Si parlava di incomunicabilità tra i diversi assessori. Il sindaco Bagnardi nel 2006 ha assegnato le deleghe assessorili alle attività produttive, al marketing ceramico e alla cultura a tre diversi politici. Nessun problema se tra i tre ci fosse un minimo di comunicabilità. Così, purtroppo, non è. E pertanto non sorprendono le lamentele dei ceramisti e la mancanza di un’articolata programmazione degli eventi culturali in grado di valorizzare appieno l’artigianato ceramico.
Chissà, forse sarebbe opportuno una maggiore collaborazione tra i tre Assessorati. Non si comprende, ad esempio, perché la “Mostra della Ceramica” sia stata organizzata “in solitaria” dall’Assessorato comunale alla Cultura. Individualismo? Protagonismo? O mancanza di dialogo? Eppure il sindaco, nella veste di una sorta di padre di famiglia, dovrebbe garantire la comunicazione tra i vari assessori e dissipare ogni incomprensione o malumore.

domenica 17 agosto 2008

Per non dimenticare


Domani 18 Agosto ore 19:30 presso la Chiesa San Francesco
De Geronimo (centro storico) ci sarà una messa in ricordo del
2° anniversario dalla scomparsa di Ciro Arcadio.
Per i 'tanti' che lo hanno conosciuto e per quei 'troppi' che forse
lo hanno dimenticato eccovi una sua poesia (con la sua benedizione...):
.
Domani sarà diverso,
una nuova realtà nascerà,
sulle ceneri sparse nell’universo,
su un mondo perso,
la mia voglia di libertà si poserà.

Ciro Arcadio

giovedì 14 agosto 2008

lunedì 11 agosto 2008

Uno o due ma basta che funzionino!

Ogni promessa è debito!
Cominciamo a capire qualcosa sul ruolo e sulle competenze degli organi amministrativi rappresentati dal Segretario Generale e dal City Manager/Direttore Generale.
Il ruolo del Segretario Generale
Svolge compiti di collaborazione e funzioni di assistenza giuridico-amministrativa nei confronti degli organi comunali in ordine alla conformità dell'azione amministrativa alle leggi, allo statuto ed ai regolamenti. Partecipa con funzioni consultive, referenti e di assistenza alle riunioni del Consiglio e della Giunta e ne cura la verbalizzazione. Svolge altresì le funzioni di notaio comunale in quanto roga tutti i contratti nei quali il Comune è parte ed autentica le scritture private e gli atti unilaterali nell'interesse del Comune. Esercita inoltre ogni altra funzione attribuitagli dallo Statuto e dai regolamenti o conferitagli dal Sindaco. Il Segretario Generale, nell’esercizio delle proprie funzioni, è coadiuvato dal Vicesegretario, che lo supplisce e lo sostituisce ad ogni effetto di legge in tutti i casi di vacanza, assenza ed impedimento e, comunque, ogni qualvolta ve ne sia la necessità. L’accesso alla carriera di Segretario Comunale avviene attraverso corsi-concorso per esami indetti su base nazionale dall’Agenzia Autonoma per la gestione dell’Albo dei Segretari Comunali e Provinciali. Il concorso prevede l’espletamento di tre prove scritte (1. diritto costituzionale e/o amministrativo e/o ordinamento degli enti locali e/o diritto privato; 2. economia politica e/o scienze delle finanze e/o ordinamento finanziario e contabile degli enti locali; 3. management pubblico) ed una orale. I vincitori del concorso sono ammessi a frequentare un corso di alta formazione, della durata di 9 mesi, presso la Scuola Superiore delle Pubblica Amministrazione Locale, cui segue un ulteriore periodo di tirocinio di 3 mesi presso una o più amministrazioni locali.
E' ancora una figura controversa quella del City manager, il Direttore generale del Comune: alcuni lo vogliono, altri no, mentre altri ancora chiedono che diventi una figura che integra reti di relazioni e territorio. Comunque sia, la figura del City manager è stata introdotta in Italia con la Legge n. 127/97 e per ora sono soltanto 620 i grandi Comuni che possono nominarne uno.
Il principale serbatoio da cui i Comuni attingono per identificare il proprio City manager sembra essere quello delle imprese private, anche se spesso questo ruolo viene ricoperto da figure che hanno precedemente svolto la qualifica di segretario generale, come nel caso del Comune di Grottaglie.
Figura controversa e contrastata quindi quella del city manager, ibrido fra garante ( anche se non così garante quanto il segretario generale), organo politico e quindi nomina politica a servizio del sindaco e organo tecnico con ruoli manageriali o consultivi.
La complessità è l'eterogeneità della qualifica lo vede figura più adatta ai comuni di medio/grande dimensione che hanno bisogno di amministrare con una logica manageriale il loro patrimonio, le loro strutture organizzative, le aziende partecipate/controllate, ma accade che anche i comuni di medio/piccola dimensione come Grottaglie, se ne dotino, con tutte le polemiche derivanti dall'esistenza di tale figura professionale....
Il city manager è più ricco del sindaco (30-07-2007)

Quando è entrato per la prima volta da sindaco nel municipio di Verona, il neoeletto leghista Flavio Tosi deve aver incrociato Maurizio Carbognin, il city manager che appena visti i risultati elettorali ha deciso di dimettersi. A Genova, invece, il city manager che ha accompagnato la Giunta Pericu è dimissionario, e a settembre dovrebbe trasferirsi nel capoluogo ligure l'attuale segretario generale di Sesto San Giovanni (Milano), assumendo la doppia veste di segretario e direttore generale. Ma sono molti, fra le 8 Province e i 170 Comuni sopra i 15 abitanti andati al voto a maggio, gli enti in cui il city manager è stato argomento di dibattito elettorale e, soprattutto nelle Giunte che hanno cambiato colore, tornerà ad animare le discussioni a settembre, finite le «esplorazioni» dei neosindaci alla ricerca del loro direttore generale. A Lucca Mauro Favilla aveva detto di volerne farne a meno, ma dopo essere diventato primo cittadino ha cambiato idea e ha annunciato il nome per settembre. Anche Gorizia è in cerca, mentre ad Alessandria, almeno per ora, lo hanno sostituito con una direzione di staff. La regola, comunque, vuole che con la Giunta cambi anche il direttore generale. Le eccezioni in cui il giudizio sulla professionalità vince il colore politico, come quella di Giovanni Di Pangrazio che in Provincia dell'Aquila è stato dg prima con il centrodestra e poi con il centrosinistra, si contano sulle dita di una mano. Il ruolo del top manager dell'ente, infatti, è fondato sulla «fiducia» del sindaco, e i contratti viaggiano in piena libertà. La laurea, indispensabile per un "semplice" dirigente, al direttore generale non è richiesta, e anche il compenso può librarsi lontano dai livelli tabellari consueti negli enti, fino a doppiare o triplicare le indennità del sindaco. Per Gianpietro Borghini, ex sindaco della città e consigliere regionale di Forza Italia, il Comune di Milano spende quasi 28omila euro, cioè il 255% rispetto alla busta del sindaco, mentre a Torino Cesare Vaciago guadagna 25omila euro, vantando anche lui uno stipendio pari a due volte e mezzo quello del primo cittadino. Anche a Venezia l'indennità di Massimo Cacciari (82.800 euro) cede il passo rispettosa davanti al compenso del dg Vincenzo Sabato, 170 mila euro, e la stessa situazione ritorna a Perugia (65.500 euro al sindaco; fino a 162 mila euro al dg) e a Cagliari (65mila euro contro 120mila). Sono probabilmente anche queste cifre a rendere ambita la carica, anche se non mancano segnali di crisi. Il direttore generale è nato con la Bassanini-bis (legge 127/1997) sulla spinta all'aziendalizzazione della Pa, ma nei curricula dei direttori generali di mondo privato si vede ben poco. Un caso a sé è quello torinese di Vaciago, arrivato a Palazzo di Città dopo aver guidato colossi come Poste e Ferrovie dello Stato, mentre più frequente è l'iter di chi ha guidato una municipalizzata (come Gaetano Lo Cicero a Palermo, che al momento è senza incarico perché il Comune non ha ancora approvato il preventivo 2007, anche se il termine del 30 aprile è passato da un po'). Ma a dominare il campo sono le carriere tutte interne alla Pubblica amministrazione locale, e non manca chi, come Riccardo Pucciarelli al Comune di Livorno e Giuseppe Demuro a Lodi, ha in curriculum la guida dei vigili urbani. Una categoria a parte, che fa capolino tra i direttori generali, è quella degli ex politici: come il milanese Borghini (ora al centro di un'indagine della Corte dei conti insieme al sindaco per un "eccesso" di consulenze) e il napoletano Luigi Massa, ex parlamentare dei Ds. Ma l'evoluzione più consistente è quella verso una profes-sionalizzazione sotterranea dei city manager, portata avanti da chi ha già ricoperto il ruolo in più enti. A Sassari c'è l'ex direttore generale del Comune di Grosseto, a Ragusa il direttore nonha cambiato città ma è passato dalla Provincia al Comune, come accaduto a Imperia. A Parma è arrivato il direttore di Scandigliano (Rè), mentre Pierdomenico Gnes è passato da Montebelluna (Tv) a Belluno. E in questo quadro si sono inseriti i segretari, che stufi della convivenza con i city manager stanno spingendo con qualche successo per inserire nei nuovi ordinamenti la dirigenza unica apicale. Facendo sancire dalla legge un'unificazione che in molti Comuni è già un fatto compiuto.
Eleonora Della Ratta - Gianni Trovati (Il Sole 24 Ore )
Per saperne di più sul ruolo, sui contenuti, sulle fonti normative relative al ruolo del direttore generale..
Il commento che viene spontaneo leggendo quanto sopra è il seguente: uno, o due che siano almeno che svolgano bene il loro mestiere!
Dott.ssa Giacovazzo, Dott. Balestra, nella reciproca distinzione dei ruoli, delle funzioni e delle competenze, penso proprio che questo avviso sia di vs. stretto riguardo.

sabato 9 agosto 2008

Quando la volontà supera la ragione dei fatti



Quando al peggio non c'è mai fine..


Dopo il comunicato stampa dell'altro giorno, ci auguravamo che il Sindaco e la sua maggioranza avessero finito di dire tutto quanto di più sbagliato e dannoso, (anche per la sua immagine) si potesse dire sulla brutta vicenda del suo voto favorevole del P.I.R.P.. In poche parole ci auguravamo che si fosse toccato il fondo, oltre il quale non si può fare altro che riemergere. Cosa si può dire di peggio sulla vicenda oltre al fatto di non fornire sulla stessa alcun chiarimento in merito alle proprie responsabilità personali, amministrative e penali, cosa si può dire di peggio se non quella di buttare la croce addosso al consigliere Santoro, la cui unica colpa, a quanto si capisce, è quella di aver fatto colpevolmente la spia. Cosa si può fare peggio del fatto di scagliare i cittadini grottagliesi danneggiati dalle azioni del primo cittadino, avverso lo "spione" Santoro ( messaggi cifrato..Santoro s'eraffà li cazzi sua) e non invece verso il vero colpevole di tutta questa brutta faccenda, che guarda bene dal cospargersi il capo di cenere. Ebbene invece stamane, dopo aver letto il manifesto del Partito Democratico ( alleghiamo articolo del Corgiorno )sulla vicenda mi sono disilluso ed ho dovuto constatare che effettivamente con questa Amministrazione non c'è limite al peggio. Secondo "i saggi" del Partito Democratico di Grottaglie, nella cui dichiarazioni continua a non esserci traccia, commento, analisi o valutazione degli atti compiuti dal primo cittaddino, si consuma un aggravante per lo "spione" Santoro (anche se ieri abbiamo già detto che in questa brutta vicenda purtroppo l'azione di denuncia non ha bisogno di alcun titolo o forza); Santoro, oltre ad essere uno spione è anche un falso! Perchè, a dire dei saggi del PD, non ha esposto formalmente alcune richiesta di accesso ai finanziamenti. Già immagino l'Avvocato Lupo che di fronte a queste dichiarazioni si frega le mani, visto che rappresentano l'ennesimo "abbaglio" dei frastornati amici del PD. Difatti, ammesso e non concesso che il ricorrente non abbia effettuato alcuna domanda e che abbia dichiarato il falso (cosa che non risulta dagli atti poichè come specificato dallo stesso Santoro sul Corgiorno il ricorso è fondato sul perchè la sua zona, ove risiede la sua abitazione non possa essere considerata svantaggiata, quindi di domande neanche a parlarne), e che le motivazioni sopra esposte (probabilmente cattiva interpretazione delle motivazioni date dal legale ricorrente in appello) siano fondate, che fine fa il giudizio morale o politico sull'intera vicenda. Che cosa si dice sul primo cittadino che allegramente vota delibere che erogano finanziamenti a fondo perduto a favore di familiari diretti nel più totale silenzio (aspetto che approfondiremo sicuramente) del Segretario Generale e del fido City Manager clamorosamente venuti meno al loro compito istituzionale di guardiani delle regole e della legge?

La risposta è ovvia quanto sconcertante: nulla!!! L'abuso del primo cittadino di Grottaglie diventa omissione da celare, elemento ininfluente, nenache degno di un giudizio non dico politico ma solo morale!

La ciliegina sulla torta poi non manca, ed è la citazione Schopenaueriana (il quale si starà rivoltando nella tomba per essere stato chiamato incautamente in causa in questa triste vicenda) il quale, nell'arte di ottenere ragione, questa è l'omessa fonte, inciterebbe ad utilizzare come tecnica dialettica efficace e consolidata la denigrazione.

La forzatura all'evento è evidente oltre che impopria, visto che l'ispiratore Schopenauirano del PD ignora di dire che il filosofo tedesco dice anche che la "volontà ( in questo caso di avere a tutti i costi la ragione dalla sua parte, anche di fronte ad una evidente diversità dei fatti) è un impulso irrazionale e caotico, cieco e irresistibile impeto". La volontà di Schopenhauer è dunque " un istinto innato e universale alla sopravvivenza, desiderio di vita ad oltranza", quello stesso desiderio di sopravvivenza che anima la classe politica che appartiene alla nostra maggioranza, anche a costo di ignorare la realtà dei fatti, anche a costo di mettere da parte la ragione.

venerdì 8 agosto 2008

Diaboliche estraneazioni

La risposta data dal Sindaco del Comune di Grottaglie (che sotto alleghiamo) alla brutta vicenda dell'annullamento del P.I.R.P. del Comune di Grottaglie da parte del TAR Lecce, a seguito di un ricorso istruito dal consigliere comunale e provinciale del PDL Michele Santoro, fa emergere in modo ancora più evidente, ed ancora inquietante, come l'attuale classe politica al potere nella Città delle Ceramiche sia del tutto priva, nella ambito della sua cultura politica oltre chè della sua formazione, di tutti quegli ambiti logici propri del buon senso comune.
I fatti contestati, e condannati, da parte del TAR Lecce sono chiari ed inconfutabili. Il Sindaco della Città delle Ceramiche, dando parere favorevole e non astenendosi, alla delibera di assegnazione delle risorse provenienti da PI.R.P. a favore di privati cittadini aggiudicatari, fra i quali rientrava anche la di lui sorella, ha compiuto un severo illecito amministrativo, che potrebbe avere anche dei risvolti penali.
Oggetto quindi del contendere è il voto del Sindaco, la sua mancata astensione di fronte alla presenza di finanziamenti elargiti a favore di una sua diretta parente, la mancata applicazione di strumenti idonei di annullamento della delibera, che volendo potevano e dovevano essere applicati ex-post (Sindaco ricorda la revoca in autotutela?), l'inefficacia ai fini del risanamento dell'illecito di una semplice dichiarazione di rinuncia al finanziamento (fatta prontamente pervenire dalla di lui sorella al TAR Lecce, all'indomani della scottante denuncia), la questione morale in relazione alla opportunità di un sindaco di votare qualcosa a favore della sorella senza neanche chiedersi se ciò fosse moralmente opportuno.
Tutti punti quelli appena enunciati che meriterebbero una risposta chiarificatrice da parte del primo cittadino di Grottaglie.
Quanto leggiamo sotto esprime chiaramente il tentativo del Sindaco di "buttare la croce addosso" al consigliere Michele Santoro, reo di non avere i "titoli" (come se ce ne fosse bisogno di averne per questioni di tal genere) per potersi opporre in maniera qualificata al suo abuso.
E' evidente come manchi al nostro primo cittadino, la minima presa di responsabilità sulla vicenda, continuando egli, imperterrito, ad insistere, in merito alle sue responsabilità personali, che il suo voto a favore è stata frutto (come per il caso discarica) di una valutazione complessiva, "in blocco". Di vautazione di merito neanche a parlarne, visto che questo, a modo di vedere del ns. sindaco giocoliere, spetta sempre, quando non gli conviene, all'organo tecnico che ha istruito la pratica.
Sembra evidente a questo punto l'opportunità di spiegare al ns. primo cittadino quelli che sono i contenuti della riforma Bassannini della Pubblica Amministrazione, così come è cosa opportuna spiegargli che l'esistenza di diversi tipi di responsabilità facenti capo all'organo tecnico e a quello politico, non significhino assenza di responsabilità di quest'ultimo.
Le sue parole:
“Mi sono di proposito estraniato dalla questione e volentieri mi sono sottratto alle innumerevoli provocazioni mediatiche, perché i cittadini e la magistratura possano liberamente giudicare nel merito, senza faziosi clamori né strumentali ingerenze”. “E’ comunque evidente che il sig. Michele Santoro è animato piuttosto da sentimenti di rivalsa personale e non di interesse sociale e, nel caso, per dirla chiaramente, si è inventato la guerra per fare l’eroe”. “Sicuramente il ricorso del Comune di Grottaglie al Consiglio di Stato ripristinerà la verità dei fatti e ci restituirà la giustizia amministrativa, sicché nessuno deve temere le paventate esclusioni dai finanziamenti o tanto meno deve credere ai pettegolezzi che profetizzano l’apertura di drammatici incombenti scenari”. “Certo sarebbe stato più saggio non arrivare a simili eccessi e risolvere queste semplici, forse banali, divergenze di vedute in modo più immediato”. “Ma quando la politica diventa partigianeria e si incattivisce, barricandosi dietro gli schieramenti e dimostrando acrimonia individuale, allora nessuna ragione conta e prevale solo il rancore”. “E di ciò si è fatto negativo e isolato protagonista il Consigliere comunale Santoro, che per consumare una sua malcelata vendetta elettorale non ha esitato a colpire una intera collettività”.
In merito poi alla evocata saggezza in questa vicenda egregio Sig. Sindaco, invece di buttare nuovamente "la croce addosso" al consiglier Santoro, davvero abile se lo lasci dire con il prezioso ausilio dell' Avv. Lupo a cogliere il clamoroso assist da Lei cagionato, sarebbe stato più opportuno, così come detto da chi mi ha preceduto su questo blog, che lei avesse chiesto pubblica ammenda alla sua cittadinanza, senza scagliare addirittura contro il consigliere Santoro i cittadini di Grottaglie danneggiati per la mancata erogazione del finanziamento accordato.
Il vero danno alla cittadinanza egregio Sig. Sindaco è stato esclusivamente determinato dall' irresponsabilità delle sue azioni. Se c'è qualcuno quindi su cui questi concittadini potrebbero, e a mio avviso dovrebbero, rivalersi è proprio la sua persona, unica colpevole di questa triste storia, perchè caro signor sindaco nella vita errare è umano, estraniarsi è diabolico!

lunedì 4 agosto 2008

Fumo negli occhi

LIBERI DALLA MUNNEZZA? NON PROPRIO

Come e perchè la risoluzione del problema die rifiuti a Napoli sembra essere solo un tampone ad una situazione che è invece andrebbe affrontata strutturalmente, comprendendo la piena applicazione del principio di prossimità ed appropriatezza nella gestione dei rifiuti.

di Antonio Massarutto

da http://www.lavoce.info/

Sono state ripulite le strade del centro di Napoli, non ancora la periferia e l'hinterland partenopeo. Si sono adottate misure tampone mentre resta irrisolto il problema di prendere provvedimenti strutturali, che rappresentino una soluzione duratura. Bisogna decidere fino a che puntosi può e si deve sostenere il principio dell'autosuficienza dei territori nello smaltimento dei rifiuti. Distinguendo le varie categorie ed evitando i giochi sporchi sulla munnezza.
Come in una vignetta dell’impareggiabile Giannelli, il mago di Arcore ha fatto o’ miracolo, ma più nell’apparenza che nella sostanza. La munnezza è sparita dalle strade di Napoli, o per meglio dire sono state ripulite le strade del centro, mentre lasciano ancora a desiderare le condizioni della periferia e dell’hinterland. Ma soprattutto, la soluzione strutturale – quella vera – è ancora lontana. Qualche treno per la Germania, i soldati a Chiaiano, discariche misteriose reperite in regioni limitrofe, un aiutino da Formigoni e Galan possono andar bene per un po’, fin che passa l’estate. Dopo, speriamo che la vera magia, quella di far partire l’impianto di Acerra, si verifichi sul serio , e che pian piano entrino in funzione anche quelli che permetteranno di far fuori il cumulo di ecoballe finora accumulato (5 milioni di tonnellate, se ho fatto i conti bene: ci vorrà un impianto come quello di Acerra che funziona a regime per 10 anni per finirle tutte). Nel frattempo, si imparerà anche tutti insieme a fare la raccolta differenziata. Forse quel giorno Napoli rialzerà la testa e il mondo invidierà il suo schema logistico (parole del mago). Fino ad allora, meglio evitare i toni trionfalistici.Godiamoci quest’estate tranquilla, ad ogni modo; evitiamo di rovinarcela chiedendoci quante delle deroghe alla legislazione vigente hanno dovuto effettivamente essere impiegate (l’art. 18 del DL di maggio contiene un elenco di norme che il sottosegretario e i capi missione sono autorizzati a derogare, lungo circa 2 pagine). Approfittiamone piuttosto per fare una riflessione un po’ più generale.Si è parlato molto dell’apporto di Lombardia e Veneto, e si è sottolineata la sospetta doppiezza di Formigoni e Galan, tanto recisi nel dire di no quando comandava la sinistra, e ora pronti a venire in soccorso. Per la verità, le due regioni riceveranno in tutto circa 6-7 mila tonnellate a testa, contro le 150 mila o più dirette in Germania: un valore poco più che simbolico, l’equivalente di una settimana di rifiuti prodotti dalla sola Napoli; utile più che altro a tacitare chi invocava il “pan per focaccia” reso alle regioni del Nord che troppo a lungo hanno approfittato della Campania ostaggio della camorra.Ma al di là dei numeri, resta la questione di fondo: ha senso trasportare i rifiuti a così grande distanza, emergenza a parte? è legittimo? è legittimo dire di no ?

IL PRINCIPIO DI AUTOSUFFICIENZA

Come ricordavo in un precedente articolo, la questione è un po’ più complessa di quanto comunemente si ritiene. Per i rifiuti urbani vige un principio di autosufficienza, in base al quale ogni ambito territoriale di dimensioni ragionevoli dovrebbe gestire i propri rifiuti da sé. Si tratta di un principio che ha una sua logica, ma se ci pensiamo bene ce l’ha fino a un certo punto. Se smaltire (correttamente) i rifiuti inquina più o meno come tante altre attività industriali, per quale motivo non imponiamo l’autosufficienza anche per quelle? Perché non obblighiamo ogni provincia a coprire da sola il proprio fabbisogno energetico – e anzi cerchiamo in tutti i modi di creare un mercato europeo dell’energia? Se l’energia elettrica consumata a Napoli può provenire da una centrale nucleare finlandese, perché mai i rifiuti di Napoli non potrebbero essere smaltiti in un impianto finlandese? Se produrre piastrelle e conciare pelli inquina quanto bruciare rifiuti, perché le regioni del nord non impongono un bando contro l’esportazione, stabilendo che sul territorio si possono produrre solo quelle destinate al mercato locale?

RIFIUTI URBANI E SPECIALI

In effetti, il principio di autosufficienza vale per i rifiuti urbani, ma non per gli speciali. Cosa sono gli speciali? Sono tutti i rifiuti generati dalle attività produttive e commerciali, di qualsiasi natura, anche pericolosi. Chi detiene rifiuti speciali è obbligato a servirsi di un operatore accreditato, il quale avvierà le varie categorie di rifiuti (individuate dai codici CER(1)) a impianti e trattamenti autorizzati per quelle categorie, che però possono trovarsi ovunque. I trattamenti in questione possono consistere in un gran numero di attività che spostano, trasformano, mischiano, tritano i diversi materiali con l’obiettivo o di destinarli a qualche forma di recupero più o meno diretto oppure in discarica.Anche ciò che residua dal trattamento degli urbani sono rifiuti speciali. In un impianto di selezione meccanica entrano rifiuti indifferenziati ed escono compost, cdr, qualche po’ di metallo o altri materiali recuperabili e scarti. Gli scarti sono un rifiuto speciale, ma anche il cdr e il compost invenduti lo sono, come lo sarebbe una partita di merce deperibile rimasta invenduta in un magazzino.Dunque, in sé e per sé, non c’è niente di male o di illegale se i rifiuti urbani, una volta trattati e divenuti speciali, escono dal territorio che li ha prodotti. Purché l’intera filiera che va dal cassonetto al destino finale sia correttamente monitorata e i materiali vadano dove è lecito che vadano.

LA FILIERA SPEZZATA

Di male, anzi di malissimo, c’è invece nel momento in cui il trasferimento altrove significa che i vari rifiuti fanno perdere le tracce, cosa che può avvenire in molti modi. Cambi di codice CER grazie a miscelazioni truffaldine (vietate, ma difficili da scoprire) e analisi compiacenti. Capannoni di “stoccaggio temporaneo” che un bel giorno prendono fuoco. Navi cariche di “materie secondarie” dirette a qualche attività economica fantasma in un paese in via di sviluppo che affondano nel mezzo dell’oceano. Siti compiacenti, in Europa o meglio ancora fuori, che dichiarano di voler acquistare scarti per recuperarli nei propri cicli produttivi, e poi fanno sparire il tutto approfittando dell’assenza dei controlli.E poi si potrebbe obiettare sulla malizia di chi ha optato per certe soluzioni di riciclaggio, ben sapendo che poco o nulla si sarebbe riciclato, ma contando sull’escamotage legale per indirizzare il flusso verso altri territori. Lo ha fatto Milano per prima, lo stanno facendo un po’ tutti al Nord. Ma almeno, quelli che vanno in giro per l’Italia sono rifiuti stabilizzati, trattati, inerti. “Ecoballe”, più o meno, ma fatte in modo decente. Rifiuti che quand’anche fossero seppelliti hanno impatti ambientali molto minori di quelli del rifiuto tal quale. E pagano il servizio, non scaricandolo alla protezione civile come se fosse una calamità naturale.(2)Almeno per gli urbani, si potrebbe trovare una soluzione salomonica ma tutto sommato accettabile, funzionante grosso modo così. Distinguere, oltre a “urbani” e “speciali”, anche la categoria dei materiali che risultano dagli urbani. Per questi ultimi, stabilire quali sono i rifiuti davvero speciali (ceneri, residui di lavorazione, materiali che possano dimostrare l’avvenuto recupero) e quelli che invece non lo sono (cdr e compost invenduto, ecoballe e affini). Per quest’ultima categoria, ammettere l’uscita dal territorio ma penalizzarla fortemente con un’ecotassa adeguata, in modo da scoraggiare le furberie. Istituire una centrale di smistamento nazionale, che prenoti una certa capacità presso impianti ovunque dislocati, e la utilizzi tutte le volte che qualche regione non ce la fa da sola, obbligandola però almeno ad effettuare il primo trattamento. Già in passato, a quanto mi risulta, la protezione civile ha fatto ricorso alle aste per procurare capacità d’emergenza. I proventi dell’ecotassa siano destinati alle comunità che ospitano gli impianti di destinazione. Il tutto – prezzo di smaltimento ed ecotassa – sia posto a carico della comunità che non ha saputo provvedere da sola. Ammettere eventualmente che vi siano accordi volontari diretti tra regioni, o tra ambiti territoriali, per condividere l’uso di impianti senza passare dall’intermediazione dello stato.

(1) Il CER – Catalogo europeo dei rifiuti – è un elenco di materiali contraddistinti da un codice che ne individua la natura e la pericolosità.(2) Ricordiamo che, ai sensi del DL del 23-5-08 (art. 17) la copertura della spesa per la gestione dell’emergenza, valutata in 150 milioni di €, è posta interamente a carico del bilancio dello stato, sebbene stornandola da un capitolo di spesa (il Fondo per lo sviluppo delle aree sottoutilizzate) che sarebbe stato presumibilmente destinato al Sud.

venerdì 1 agosto 2008

I DUE GALLETTI DELLA CITTÀ DELLE CERAMICHE

Ciao Liv,
mi permetto di manifestarti il mio assoluto rispetto per la tua scelta, ma anche la speranza di vederti ritornare a ballare; a presto
“ Capitano, mio Capitano”.

Fortebraccio


Rieccoli. Il Sindaco di Grottaglie, Raffaele Bagnardi, e il leader delle opposizioni, Michele Santoro, ritornano ad essere i protagonisti di una nuova contesa giudiziaria dagli esiti non facilmente prevedibili.
Michele Santoro, da privato cittadino, per via dell’esclusione di un progetto d’intervento riguardante la propria abitazione, conseguente al mancato inserimento del quartiere della città nel quale risiede dagli ambiti dell’abitato scelti dal Comune per intervenire con i piani integrati di recupero urbano delle periferie (P.I.R.P.), ha chiesto al Giudice amministrativo l’annullamento della delibera con la quale il Consiglio Comunale ha approvato il programma d’intervento.
L’atto approvato dal Consiglio Comunale, poi impugnato dal capogruppo di Forza Italia, preferiva altri quartieri e i progetti d’intervento ricadenti negli stessi, tra i quali ce n’erano due presentati dalla sorella del Sindaco.
Il cittadino Santoro non avrebbe potuto avere nulla da eccepire sulle scelte fatte dal Consiglio Comunale se il Capo dell’Amministrazione si fosse astenuto dal prendere parte alla discussione sull’argomento e alla votazione dell’atto.
Il dott. Bagnardi, invece, ha partecipato al dibattito e ha concorso all’approvazione della delibera n 29/2007.
Il Tar, dopo aver rilevato il comportamento illegittimo del primo cittadino, nei giorni scorsi ha annullato la delibera e ha condannato il Comune di Grottaglie alle spese per 3.000,00 euro.
Ancora una volta, a causa del deflagrare d’interessi privati in ambito pubblico, uno legittimo, fatto valere a titolo di privato cittadino da un’importante figura pubblica - il capo riconosciuto delle opposizioni - e l’altro, virtualmente determinato da un movente privato e, in ogni caso, al momento inoppugnabilmente viziato da espressioni di volontà dichiarate in violazione della legge, i progetti dichiarati meritevoli di essere ammessi ai finanziamenti pubblici non potranno fruire dei contributi.
L’intera vicenda, qualora dovesse essere confermata dal Consiglio di Stato la sentenza del Tar, produrrà nella nostra Comunità un’ulteriore, profonda, ferita e oltre tre milioni d’euro di finanziamento saranno perduti dalle persone fisiche e giuridiche ammesse ai contributi e dall’intera economia di questo territorio; che vive da lungo tempo una grave crisi economica.
Una ferita, questa, inferta da una classe dirigente culturalmente regressiva che, come ha dimostrato in diverse occasioni, è incapace di mettere al centro del proprio agire il bene comune.
Lor signori, entrambi i galletti della Città delle Ceramiche, sono i prodotti della medesima matrice, figli di quello che una volta era definito “sistema di potere democristiano”.
Sono, per i ruoli rivestiti nelle organizzazioni di provenienza e nelle diverse istituzioni di cui fanno parte - per designazione popolare o per altro - politici affermati, pregni di grandi ambizioni, sempre in cerca d’ulteriori e più importanti riconoscimenti.
Gli atteggiamenti assunti da ognuno dei due galletti nostrani in questa vicenda, come in altre occasioni, rappresentano un nuovo atto della tragedia in cui si rappresenta la morte della politica in questa nostra dannata terra.
Lor signor, sono i “naturali” rappresentanti delle squadre che guidano, il punto più “alto”della “cultura” dominante.
I loro quotidiani comportamenti, come quelli della gran parte del ceto politico di maggioranza e d’opposizione, testimoniano l’assenza di buone pratiche politiche, motivate da un effettivo spirito di servizio nei confronti della Comunità d’appartenenza.
Oramai è chiaro, qui, come altrove, manca un ceto politico costruito sulle solide fondamenta di un’effettiva passione ideale e una sana tensione morale.
Sulla vicenda specifica è indubbio che il Sindaco ha sbagliato; e per questo speriamo che possa a breve politicamente pagare.
Il capo delle opposizioni, decidendo di ricorrere al Tar, pur sapendo che in nessun caso l’annullamento della delibera avrebbe potuto produrre effetti sulla sua personale vicenda, e sposando la massima del “tanto peggio tanto meglio”, ha compiuto un atto scellerato, irresponsabile, privilegiando gli interessi della propria parte politica a scapito di quelli dell’intera Comunità.
La scelta fatta da Santoro testimonia la sua assoluta indegnità a rappresentare, come vorrebbe, questa città.
Questo nuovo atto della tragedia grottagliese rafforza le ragioni dei tanti che sentono l’esigenza di avviare un profondo rinnovamento e nutrono la speranza di vedere crescere, in un “terreno” in cui dominano le male piante, quelle piccole e sane piantine che s’intravedono a destra come a sinistra.
E’ da loro che bisogna partire per bonificare questa nostra terra malata nel corpo e nell’anima. Per far crescere sane e robuste queste giovani e, ancora, incontaminate piantine, chiunque voglia fare da levatrice al cambiamento, ovunque sia socialmente e politicamente collocato, è chiamato ad aiutarle a crescere e a mantenersi sane e forti, perché possano produrre nuovi, incontaminati e saporiti frutti per questa comunità.
Per parte nostra, lavoreremo per quelle solide piantine che crescono lì, in basso, a sinistra.